lunedì 30 novembre 2015

Bulgarian wood

Non pensavo che l'ultima -probabilmente- trasferta del 2015 mi avrebbe portato laggiù. E invece, il 21 mattina alle ore 11 e 15 locali, mi ritrovavo ad atterrare all'aeroporto di Sofia. Dopo aver lasciato parte dello stomaco tra i saliscendi dei vuoti d'aria, per iniziare al meglio l'esperienza in una nuova terra straniera segnata profondamente da una quantità inusuale -per me, ovvio- di caratteri cirillici. 
In parte il viaggio era stato deciso dal caso (del tipo che una settimana prima avevo cercato "ovunque" come possibile destinazione, affidandomi poi a una delle soluzioni più economiche, per la precisione la terza, alle spalle di Lourdes e di Poznań), in parte era stato deciso da altri (del tipo che avrei voluto organizzare degli spostamenti per andare a trovare qualche persona che però o non mi ha più fatto sapere nulla o è stata colta da imprevisti imprevedibili troppo cronoassorbenti), in parte era stato deciso da un'idea mia piuttosto stupida (del tipo che l'ultima persona con cui ci si era reciprocamente proposti di vederci era Sofia, da qui la decisione che se non potevo andare da Sofia, allora sarei potuto andare a Sofia, giusto per una simpatica coincidenza dei due nomi e la sola mancanza di una d). Dunque niente Portogallo, ma Bulgaria. L'aeroporto di Sofia ha una cosa che mi è subito piaciuta: è attaccato alla metropolitana, quindi a parte la fatica di trovare la navetta per arrivare al terminal 2, non c'è lo sbatti di cercare il bus giusto per arrivare in città. E pure l'ostello dove sono stato aveva la stessa caratteristica: ci sono arrivato quasi senza perdermi (sbagliare un paio di vie mi pare accettabile). Comunque la cosa che veramente mi premeva era farmi un giro sulla Vitoša. Non che mi premesse da una vita, neanche da qualche anno o addirittura pochi mesi: no, mi premeva da una settimana, giusto il tempo di scoprire come si chiamano le montagne intorno a Sofia. Chiaramente non avevo idea di come fossero i sentieri, di cosa si potesse vedere né di come si arrivasse da quelle parti, e chiaramente essendo arrivato di sabato l'ufficio turistico era chiuso e lo sarebbe stato fino al lunedì mattina. Troppo tardi, io volevo andare sulla Vitoša il prima possibile. Quindi dopo una prima giornata girando qua e là, finalmente il secondo giorno è stato il momento di salire in montagna. Per andare dove? La risposta l'ho trovata grazie a Google: mi avevano detto del monastero blablabla e delle cascate blablabla, ma già che non sapevo dove prendere il bus 63, ho deciso che era più facile prendere il tram 5. Solo non sapevo quanto distante fosse quella meta improvvisata, né il dislivello da affrontare, né le condizioni del sentiero. Beh, il sentiero era facile e largo, tra andata e ritorno stimo una dozzina di kilometri, quindi prima che facesse buio ero di ritorno. Mi fa bene stare nei boschi. Forse perché i boschi sono un posto in cui è più giusto che altrove stare da soli. E poi ho potuto abbracciare di nuovo delle betulle, che non mi fa male. Per la cronaca, alla fine mi sono ritrovato a Zlatnite Mostove, da cui passò pure Morgan Freeman, per dire. La passeggiata nel bosco è stata la cosa più bella che ho fatto da quelle parti. Anche perché nel sacchettino di frutta secca che avevo meco c'era pure l'ananas disidratato e addirittura dei pezzetti di cocco. Il giorno successivo invece ho provato una di quelle sensazioni che d'impatto sembrano destinate a cambiare la vita. Me ne stavo a guardare una serie di passeriformi imbalsamati, pensando al fatto che probabilmente si trovavano lì da circa ottant'anni, quando d'improvviso qualcosa è cambiato totalmente. Si è spenta una luce, si è chiusa una porta, è morta una cosa che non so come definire. Qualcosa che assomigliava a una capacità di sapersi illudere sempre, ovunque, comunque. Al dolore quasi fisico ne é seguita una calma simile a quella che si può avvertire nel momento in cui sopraggiunge la rassegnazione. Ho l'impressione di essere diventato un po' peggiore quel giorno. Alle 4.22 del mattino successivo, l'ultimo grido, disperato, addolorato, acutissimo, ha squarciato il silenzio della camerata da sei. Ma ha svegliato solo me, il nippone che farà il giro d'Europa in bicicletta e la taiwanese che ha deciso di lavorare per un po' nei balcani non si sono accorti di nulla.

venerdì 16 ottobre 2015

Una gita a...

Un giorno, ad agosto inoltrato, andammo in luoghi montani un po' diversi dal solito. Stavamo a quote tali che le zecche non abitavano tra quei fili d'erba, in compenso sul terreno impaludato dai piccoli torrenti crescevano i camemori. Ce n'erano davvero molti e dopo aver fatto un'escursione verso un lago ancora semighiacciato (in cui mi capitò anche di vincere la scommessa "se riesci a starci più di un minuto...") ci dedicammo alla loro raccolta. Era dal 1997 che non mangiavo un camemoro. Dai tempi in cui stavo a Espoo. Da allora avevo avuto modo di provare marmellate e bere liquori fatti con tale bacca, ma un camemoro vero e proprio non l'avevo mai più mangiato. Così ne assaggiai uno. Occhi chiusi. In quel momento avevo ancora 16 anni, ero nei boschi dietro casa a raccogliere bacche, mentre Jesse -un bovaro del bernese di sei mesi alto quanto me- andava libero tra i sentieri e tornava non appena lo si chiamava. Un altro. Occhi chiusi. Eeva-Liisa, Hille, Mikko, la famiglia che mi ospitò per un mese. Altri ancora. Occhi chiusi. Nuuksio, il parco nazionale in cui dormii sotto le radici di un albero enorme. Montella e Veron che prese una traversa con un tiro da centrocampo all'Olympiastadion. Penne che non funzionavano. Ristorante Perugia. Kauppatori, fragole e piselli. Biglietti dell'autobus, carnet da dieci. Lepri immobili, di notte, sotto il lampione di fronte alla finestra. Un incidente assurdo in auto a 100 km/h tra i campi, l'uscita di strada e l'entrata nel fosso, incredibile come ne uscimmo illesi. La sauna, il fuoco, il sudore, la bruciatura da ferro che andò via solo dopo tanti mesi. Claudia che invece se ne andò via dopo pochi giorni e mi sentivo in colpa, perché l'avevo convinta io a scegliere Helsinki. Il primo (ed unico) giro in kayak. La prima volta che misi piede a Stoccolma (e in Svezia in generale), con un viaggio in nave, Rhonda e un liquore alla liquirizia travestito da analcolico. Le karjalanpiirakka, il salmone marinato all'aneto, le torte e il succo di limone. Avendo tenuto gli occhi chiusi per troppo tempo, mi ritrovai chissà dove, nel silenzio del legno. Davanti a me c'erano molti più camemori di prima. Questo significava essenzialmente una cosa: avevo lasciato il sentiero e non ero minimamente in prossimità degli altri. Occhi chiusi. Un rigore calciato sul palo. Mari Jonna, la vodka, il suo cane che tremava perché gliel'avevano avvelenato e lei che nel frattempo stava avvelenando un po' me, ma avrei tremato solo dieci anni dopo. Poche settimane prima il mondo era collassato giusto sulla mia testa io non avevo fatto nulla per spostarmi, anzi mi ero messo in una posizione più centrale. Il 16 maggio piansi, non andai dal dottore ma mi resi subito conto che mi s'era fratturata l'anima in più punti. All'uscita del buco nero trovai la Finlandia, luogo designato alla riabilitazione da una piccola morte. Ancora oggi resta un mistero perché decisero di regalare proprio a me quella borsa di studio. Non avevo alcuna cautela nel riporre i camemori che infilavo nel sacchetto. L'obiettivo era raccoglierne molti. Chiudere gli occhi. Quando li riaprii, qualcuno mi stava aspettando altrove.

mercoledì 16 settembre 2015

Stand by me

-Metà maggio, Malpensa, grandine. Voli annullati, voli rimandati, voli dirottati temporaneamente su Nizza, attese lunghe, parole crociate non fatte, cioccolata fondente che inganna l'attesa. Bus notturno, amici che passano accanto senza essere visti, mattino, arrivo. Inizio di una nuova estate.
-Casa temporanea trasformata in residenza estiva semipermanente, di settimana in settimana, di mese in mese, di stagione in stagione se fosse stato possibile. 
-La neve non voleva andarsene, incollata alle vette per settimane. Le piccole cascate ammorbidivano la terra, il fango induriva le scarpe, la neve bruciava la pelle.
-La trasferta durava un giorno di più, da solo in un paese che di notte è popolato dal nessuno. Tour improvvisi in terre sconosciute, con navi cinque stelle. Si raccontavano storie sconosciute al narratore, si vedevano orsi polari di un tempo che fu e che per loro non sarebbe forse mai più tornato.
-Le prime zecche della stagione, le rane, le storie di mele che non possono essere più coltivate, il vento, gli uccelli, le pecore. 
-Il primo tour in francese, gli appunti scritti in fretta, parole che scorrevano più nella mente che tra le labbra, turisti soddisfatti non si sa come, non si sa perché. Il primo tour in francese e in italiano, turisti italiani stupiti della mia nazionalità.
-Hallon giocava coi topi e se li mangiava con avidità, non una goccia di sangue, non un osso avanzato. Durga è rimasta solo pochi giorni, colei che difficilmente si poteva avvicinare si è allontanata e non è più tornata proprio mentre ero andato a prenderle i croccantini. Skelly che aveva fame. Come me. Skelly che aveva paura ad attraversare il ponte. Come me.
-Un ragno esplodeva sullo stipite della finestra, un altro moriva perché aveva deciso di dormire nel posto sbagliato, il terzo in quattro anni in una manica dell'accappatoio. Altri soffocavano nel giallo brillante del detersivo. I più fortunati venivano portati in salvo in un giorno di sole e di pulizie.
-Un passo, due passi, tre passi, quattro passi, cinque passi, millecentotrentatre passi da casa al reparto banane del supermercato. 
-Le partite a carte e in ogni mazzo c'erano tre jolly, qualcosa di troppo. 
-C'era un punto isolato e lontano dal mondo, raggiunto di corsa senza pensare a nulla, raggiunto pianissimo raccogliendo fiori, bagnandosi di sudore o a volte anche di pioggia, ma il sole poi arrivava sempre.
-Ho fatto un bagno nel fiordo, nelle sue acque scure in quiete. Un passo dopo l'altro verso l'abisso. Immergendomi lentamente, a occhi aperti e con la pelle pronta per vedere il buio ed ascoltare il freddo. Per un attimo la voglia era di farsi inghiottire dall'acqua dolce e incatenare dalle alghe, al riparo da tutto.
-La montagna è stata amica e insegnante, soprattutto per metafore. Non importa quanto sia evidente il sentiero, ci vuole poco per perderlo. Se vuoi raggiungere la cima, impara a camminare anche da solo, perché non sempre ci sarà qualcuno che troverà abbastanza tempo o voglia per accompagnarti. 
-Come ai tempi in cui ci si scambiava le figurine (cosa in cui sono sempre stato pessimo), ci si scambiava fantasmi con demoni. 
-Inizio settembre, ultimi giorni di lavoro e primi saluti, gente che se ne va, appartamenti che si svuotano, luci che si spengono, porte che si chiudono, mani che si aprono, pullman che partono, messaggi che arrivano. 
-Ho visto la prima aurora boreale. Nasi all'insù per vedere una luce fioca fare movimenti rapidi, disegnare forme diverse, fermarsi e ripartire. Naso all'insù orientato verso un mondo parallelo inesistente.
-Prima metà di settembre, Geiranger, sole. Ore di viaggio, riposo, ore di viaggio, riposo. Gotemburgo, Trelleburgo, Amburgo, Bamberga, San Bonifacio. Montagne, mare, multe, pirati a St Pauli, birra, birre, treni in ritardo, coincidenze perse, cioccolata fondente che inganna l'attesa. Treno pomeridiano, lacrime di qualcuno che chissà da dove arriva, sorrisi di sua figlia, commenti razzisti vomitati da gente che dovrebbe stare sotto i treni invece che sopra, arrivo. Fine di una vecchia estate.

Ma cosa si prova quando non si ha niente, nemmeno dei ricordi cui aggrapparsi, quando è notte fonda?

venerdì 1 maggio 2015

Così che tu possa sentir per me quasi una solitudine

Pensando ai miei gusti climatici, tutto ciò aveva avuto un sapore inverosimile, non avrei potuto immaginare una beffa del genere: eravamo nati in un deserto infuocato per morire tra i ghiacci e le nebbie in una danza di neve. Morire danzando è stato qualcosa di estremamente grottesco. Insopportabile. 
Dopo tutto questo tempo, stanno svanendo le parole scritte dietro a foto e disegni colorati, tra altri anni lasceranno il posto a qualche nuova eco di pensieri che forse non sono neppure mai esistiti. E un giorno, anche l'eco finirà o sarà semplicemente una flebile percezione, leggerissima e sfuocata, come quella di terremoti lontani che sento nei nervi ma non nella pelle. Tutto il resto l'ho chiuso in cristalli, che rimangono semi-sepolti in quel deserto in fiamme che ogni tanto sembra destinato a sopirsi per sempre sotto le montagne di neve, dove ogni baluginio sembra morire nella nebbia e nella notte, fin quando ciclicamente tutto si scioglie al ritorno della luce. Quei cristalli hanno sempre avuto punte acuminate, ma una pelle callosa e ispessita diventerà una protezione sufficiente per non sentire più alcun dolore quando ci si passerà sopra. E proprio per questo quel giorno diventerà inutile maneggiarli. 
Hai paura del buio? No, ho paura della luce, perché al buio puoi far finta che esista tutto ciò che vuoi, la luce invece non finge, devi intrappolarla bene, chiudere ogni spiraglio. La luce ha il potere: se la fai uscire, vedo chi non c'è. Allora le palpebre erano state un'arma efficace, serrande abbassate sul mondo: ci si poteva addirittura raccontare cosa si vedeva con gli occhi chiusi. Dieci scatti. Api e bolle di sapone. 
Ho imparato una nuova lingua per poterti non parlare più. Proprio ora ne sto apprendendo un'altra, così che nella testa ho sempre più parole, ma sempre meno me ne restano nella bocca e sulle dita.

sabato 25 aprile 2015

25 aprile 2015

Ma no che non è finita a piazzal Loreto,
si è vinta una battaglia ma non la guerra
perché il taglio di una pianta non è completo
finché le radici restano sotto terra..

Se vuoi togliere sul serio anche la radice
rivolta tutto il terreno senza paura,
non basta cambiar la crosta e la superfice
ma devi volere proprio cambiar coltura.

Se non cambi la coltura, se non fai presto
a togliere la radice ma tutta quanta,
ti trovi ad avere fatto solo un innesto
sul quale si riproduce la mala pianta.

Non basta cambiar concime, cambiar letame
perché quella nuova pianta nasca diversa
finché le radici restano quelle grame
è solo materia prima che viene persa..

La pianta, che cresca poco o che cresca molto,
estirpala prima che sia cresciuta ancora;
è meglio perdere un anno tutto il raccolto
piuttosto che tutto il campo vada in malora.

Estirpa la mala pianta, ma tutta intera
perché non produca seme e non faccia frutto
quel frutto che fa venire la peste nera
quel seme che da soltanto la morte e il lutto.

Non basta stare a contare le nostre medaglie
ricordo dei nostri morti caduti allora;
bisogna affrontare tante nuove battaglie
per togliere il marcio che ci avvelena ancora..

Quel marcio che ci avvelena città e officina,
famiglia, caserma, scuola e tribunale
quel marcio che può di nuovo portar rovina,
che può fare andare il nuovo raccolto a male.

Fascismo è questo marcio che ci ricatta
che cambia colore ma resta sempre quello,
che sopra l'orbace ha messo la cravatta
e che chiama sfollagente il manganello.

Gli sbirri fascisti ancora sono protetti
da quei vecchi protettori, sempre da quelli
che un tempo gli han fatto uccidere Gobetti
e adesso gli fanno uccidere Pinelli.

E quei vecchi protettori son parassiti
che cambiano il vino buono tutto in aceto
ma noi gli dobbiam gridare più forte e uniti
che non ci può più bastare piazza Loreto.

lunedì 9 marzo 2015

A ciascuno era affidato il compito di vegliare sulla solitudine dell'altro

Circa due anni e mezzo fa (settembre 2012) mi era capitato di fare una riflessione sui calzini e sul destino che inevitabilmente li lega a coppie. La stessa cosa naturalmente è valida anche per i guanti, a meno che non si tratti di guanti da forno, ad esempio. Ieri è successo il brutto: un guanto è andato perduto. Non lo ritroverò mai più. Il suo gemellino è ora solo. Questa notte l'ho fatto dormire sul cuscino accanto al mio, ora sento i suoi occhi che non ha su di me. Le sue dita mi indicano, tutte e cinque insieme. Mi accusa. Una parte vagamente razionale mi avvisa che i guanti probabilmente non hanno la capacità di serbare rancore, ma nonostante ciò mi sembra di avergli fatto uno sgarbo -seppur ovviamente involontario- imperdonabile. Non riuscirò mai più a ricucire il rapporto che c'era prima tra me e lui. Non ricordo neppure quanti anni avevano passato insieme... ed ora si trova solo. Mi spiace veramente molto. Intanto fuori nevica. Domani se farà freddo mi metterò le mani in tasca.

venerdì 13 febbraio 2015

E poi ascolterò uno che suona il sax mentre passo accanto ai grattacieli

Un mese fa è successo che sono arrivato in Canada. A Montréal. Quasi causa dialogo iperlungo col poliziotto di frontiera perdevo la coincidenza e mi fermavo a Toronto, ma alla fine ce l'ho fatta. La domanda tipica che mi han fatto in molti (poliziotto di frontiera incluso) e che qualcuno ancora mi fa è perché abbia deciso di svernare qui. Bah, mi sembrava una bella scelta per svariate ragioni: un posto in cui non conosco nessuno, che non ho mai visto, dove ci sono temperature più basse che a Novosibirsk e di media ci sono tre turisti a settimana in questo periodo. Perfetto. E infatti la cosa che più mi ha colpito è la tranquillità dei parchi innevati, dove -nei giorni più freddi- non si incontrano manco gli scoiattoli.
Comunque, ho festeggiato il primo mese canadese e ho reputato l'occasione degna di una classifica di più e meno. In realtà la coincidenza era ieri, ma poi non avevo voglia di scrivere e sono andato a vedere le scimmiette al bioparco. 
Dunque, alcune cose belle di Montréal:
+c'è il latte al cioccolato fondente e quello alla vaniglia è buono assai
+fa freddo, ma di quel freddo che si formano i cristalli di ghiaccio sulla barba, come agli sciatori di fondo
+ho trovato una casa con la gatta inclusa (ma l'avevo cercata già dall'Italia con questo requisito)
+sto imparando del francese... una lingua che però continua a non piacermi
+in mezzo alla città c'è un parco con le foreste
+anche ai lati della città ci sono dei parchi con le foreste
+ci sono strade lunghissime, va bene camminare anche un'ora e poi decidere di tornare indietro e non ci si perde
+tutto sommato non costa eccessivamente viverci
+ho un letto matrimoniale
+ci sono ancora le lucine di Natale che a me piacciono tanto
Alcune cose brutte di Montréal:
-la vendita di aragoste vive, che lo fanno ovunque anche in Italia ma queste ogni volta che passo mi guardano con quegli occhietti tipo Pizzicottino con Homer Simpson
-la metro, troppa gente che la prende e un numero sorprendente di guasti
-il ghiaccio sulle strade
-la gente che non sa usare le scale (questo potrebbe meritare un post a parte)
-la gente che non sa usare i marciapiedi
-le temperature eccessivamente alte nei luoghi chiusi... capisco che possa stare sul culo l'inverno, ma prima o poi arriverà anche qui la primavera, si potrebbe aspettare senza problemi
-devo alzarmi e aprire una porta che dà direttamente sul gelo alle 6 e mezza di mattino per far uscire la gatta (sì, lei avrebbe pure più motivi di me di lamentarsi, ma gli ordini che mi sono stati impartiti sono questi)
-la mozzarella e la scamorza costano assai
-i testimoni di Geova mi hanno importunato pure qui

mercoledì 31 dicembre 2014

Vol. VIII

Il 31 dicembre ci sono due cose che vanno fatte: una telefonata alla Manuela che compie gli anni e il cd dell'anno. Talvolta con una puntualità normalmente a me inusuale la seconda cosa riesco anche a postarla il giorno giusto sul blog (su cui noto di aver scritto dei pensierini per ben tre volte quest'anno... mi piace mantenerlo in agonia). Quindi ora scrivo 'sto pezzo classificatorio, poi ho da fare una chiamata. 
Pure quest'anno pochi concerti, però finalmente a settembre sono andato a vederne uno di Giorgio Canali (durato meno di un'ora perché in realtà era più un concerto di Nada), che tra l'altro all'epoca avevo pure pensato di scriverci un pezzo sul fatto che l'ultima volta che m'era capitato di vederlo dal vivo esistevano ancora i C.S.I., per sentire musica si utilizzavano ancora i ciddì e soprattutto io ero ancora minorenne ma poi troppo sbatti come abbastanza solito.  
Beh, comunque finisce che le 18 tracce prescelte sono quelle qui sotto, quella dei Veljeni Valas non si trova manco su youtube ed è davvero un gran peccato.
  1. Crocodiles - Hearts of love
  2. Veljeni Valas - Tuuli
  3. Goldmund - Alberta
  4. Placebo - Every you every me
  5. Aereogramme - Hatred
  6. David Bowie - Space oddity
  7. Yann Tiersen  - Les bras de mer
  8. Krobak - Broken
  9. Camillas - Pirati
  10. Nest - Last vestige of old joy
  11. Lou Reed - Perfect day
  12. Ohio Express - Yummy yummy yummy
  13. Zen Circus - Viva
  14. Audiolepsia - Estigma
  15. Amanda Palmer - Want it back
  16. Talking Heads - Psycho killer
  17. Gatos del Mundo - Invictus
  18. Atoma - Skylight
Durata: 78 minuti e  17 secondi...

mercoledì 24 dicembre 2014

Il secondo da sinistra, forse

Svariato tempo fa ho visto una foto in cui da qualche parte c'ero anche io. Buttata così come se nulla fosse su un social network, dove va assai di moda mettere foto di quei bei tempi andati in cui eravamo felici e sereni ah se solo si potesse tornare indietro (io non vengo vi si aspetta qui). Una foto di molti molti anni fa, di quando ancora era un lusso aprire le porte, camminare sui bordi dei marciapiedi era vietato dalla zia di turno e quando ancora chiedevo il permesso per poter usufruire dei servizi igienici di casa mia (sì, fino a dodici anni ho chiesto il permesso per farlo, poi m'hanno detto che avevo scocciato con quella domanda e che avevo libertà d'accesso al cesso quando più m'aggradava/urgeva). Nella foto non si capisce bene bene quale sono io, cioè io immagino di saperlo, ma poi nella confusione del colore sbiadito e nella sfocatezza degli anni 80 c'è gente che non lo sa, che non si ricorda e -in percentuale minore ma comunque significativa- che non sa/non dice. Gente che non si ricorda i cognomi e qualcuno che non ricorda neppure tutti i nomi. Mi infastidisce, questo. Perché è un po' intollerabile non ricordarsi almeno i nomi di persone con cui si è stati a contatto per ore e ore per mesi e mesi per anni e anni. Non si pretende certo che tutti si ricordino chi è stato il primo compagno di banco, ma almeno i nomi sì! 
A proposito, io me lo ricordo bene come si chiamava il mio primo compagno di banco. Si chiamava Raffaele, io sedevo alla sua sinistra e dopo pochi giorni ha cambiato sezione. Me lo ricordo perché la prima cosa che mi ha detto un bambino di prima elementare il primo giorno di scuola è stato vaffanculo. Chissà se se lo ricorda ancora lui. A me viene in mente ogni volta che lo rivedo:
"Ciao" 
"Ciao" (toh, è il bambino del vaffanculo!)
Davvero, è così che è iniziato il capitolo scuola per me. E fondamentalmente è così che s'è concluso circa vent'anni dopo, con la medesima parolina lievemente mormorata rivolta al mio illustre correlatore in sede di discussione della tesi. Chiudere i cerchi.

Giorgio nell'isola di fuoco
Anita che abitava in una via che mi faceva ridere
Fabio mi picchiava all'intervallo ed è finito poi a fare il poliziotto
Jessica per anni ho pensato a una rima senza trovarla prima di scoprire anoressia ed altre malattie
Luca C con la mamma in testa all'elenco telefonico
Luca D non raccogliere quelle mille lire che è uno scherzo
Paola poi facciamo anche le medie insieme
Orietta aveva degli orecchini che mi piacevano
Davide giochiamo con gli Exogini
Simone che voleva andare in Transilvania con le macchinine
Luca M e il galeone dei pirati
Marta abbiamo vinto noi il torneo di bocce
Daniele era in piedi e poi è caduto da fermo
Sabrina con le mani fredde
Daniela non sapevo che esistesse il color fulvo prima
Chiara ma il braille me lo sono dimenticato
Enrica non ho mai capito cosa m'avevi detto quel giorno in bicicletta
Stefania secondo me le forbici verdi me le hai rubate tu
Marco Z correva indubbiamente veloce

martedì 19 agosto 2014

Ho cercato un po' di ghiaccio, ho trovato solo fiori

 Sulle quantità d'animali.

Ronzii in loop, di tafani, di vespe, di moscerini, di insetti sconosciuti. Zecche no, neanche una. Ragni un po' sì, ma con moderazione. Nessuno ancora rinvenuto post-doccia nella manica dell'accappatoio, nell'eventualità si spezzerà una sgradita tradizione biennale. Che pare poco ma in realtà già l'annualità era d'eccesso. Due in giornata singola, in camera doppia, colti da morte per trauma a poche ore di distanza l'un dall'altro. Intanto Alfonso ingrassa mangiando mosche e un po' (tanto) sono orgoglioso di non scappare quando lo vedo. Opilionidi a sprazzi e spruzzati sul muro. Ovini, caprini e bovini in quantità normale, mucche da tenda più numerose del solito.
Avvistamenti di ermellini, toporagni, ricci piccoli e lemming, di cui svariati bidimensionali in connubio con l'asfalto.
I vermi niente, un paio se li sono mangiati le lumache. Che continuano ad attraversare le strade. 
Gatti: un rosso affettuoso con moderazione, un grigio da farsi male alle tibie, un bianconero da compleanno che di tanto in tanto presenzia sui divani e succhia dita.

Del clima.

Un'estate calda come non se ne vedevano da anni. Un maggio che pareva giugno, un giugno che pareva luglio e un luglio che pareva il luglio classico da un'altra parte più a sud, tipo Trezzano sul Naviglio ma con più mare e meno pianura. E forse anche un pochettino meno umidità nell'aria.
Avrei voluto stare per un po' sott'acqua, ma o fa troppo freddo o fa troppo caldo da quelle parti.
Ieri d'improvviso ho visto l'autunno. Giallo.

Quello che ho.

Ho una lavatrice e finora ha anche funzionato. Solo due magliette azzurrite e poi ricandidate al bianco.
Ho una camera grossa, troppo grossa per starci da solo. Condivisa ora con palla da beach volley. Più dura di quanto sembri. A proposito... infortuni muscolari registrati: tre (di cui uno parzialmente in corso), ma praticando sport nazionalpopolare chiamato giuoco del calcio. Incazzature pallavolistiche: quattro (di cui quattro in corso se ci ripenso: la pallavolo è una delle poche cose serie della vita e mi stupisce che la gente comune la possa prendere in modo estremamente superficiale).
Ho delle belle tende scure. Ancora non mi capacito di come possano tenere tende bianche alle finestre esposte al sole con tutte le ore di luce che ci sono d'estate. 
Ho due balconi, di cui uno pericolante, pericoloso stenderci i panni. Per tale motivo, parte della camera grossa, troppo grossa è stata adibita a stenditoio. Con temperature nella norma, innalzamenti improvvisi serali se s'ha fretta di far asciugare il pantalone o la camicia bianca, la cravatta blu (questa per dovere di sincerità manca). 
Ho molta vitamina C in seguito a molti succhi d'arancia, di quelli fatti per benino. 
Ho un paio di dubbi che prima non avevo, ma ho pure un paio di convinzioni in più.

venerdì 25 aprile 2014

25 aprile 2014

Mentre il popolo languiva 
triste e stanco nel dolor
con le armi si partiva
per la Patria e per l'onor

Verso i monti, sulle vette,
nelle valli, lungo il pian,
son per fare le vendette
i soldati partigian

Sono imberbi giovanetti
e qualcuno è un uomo già;
hanno il fuoco nei lor petti,
vogliono pace e libertà

Senza tema nè paura
la Brigata innanzi va
sulla strada lunga e dura,
ed il sogno arriverà.

Pace eterna gloria a voi!
Mai nessuno scorderà
tutti i nomi degli eroi
morti per la libertà

martedì 31 dicembre 2013

Vol. VII

Tutto può succedere in un attimo, ma pare che si sia arrivati indenni pure alla fine del 2013. Che significa essenzialmente che è giunto il momento di fare il cd dell'anno. Volume sette, per l'appunto. L'anno scorso si chiuse con la miseria di un solo concerto visto (e poteva andare anche peggio... concerto di Lo Stato Sociale allo ZAM il 30 dicembre, giusto dopo Trento-Macerata. Ci sono delle giornate che finiscono veramente bene), quest'anno è andato un po' meglio, del resto a Berlino ci sono vagonate di concerti interessanti quindi mi sembrava il minimo vedere Sólstafir, Long Distance Calling (che tra l'altro suonavano la stessa sera in cui c'era pure un concertino dei Cannibal Corpse) e Leech. Poi già che Amanda Palmer ha fatto la fatica di venire a Milano, io ho fatto lo sbatti di andare a sentirla. In un postaccio che si trova in un quartiere tristissimo ma meglio di niente.
Come sempre, scartate le canzoni lunghe più di 10 minuti altrimenti mi esce un cd con 5 tracce.


  1. Enzo Jannacci - Vivere
  2. Carontte - Forthcoming
  3. ManzOni - Scappi
  4. Aereogramme - Descending
  5. Iosonouncane - Torino pausa pranzo
  6. Edipo - I baristi stagionali
  7. Doomina - Beauty
  8. Pornophonique - Sad robot
  9. Verme - Va tutto malone
  10. Diary of Dreams - Traumtänzer
  11. Long Distance Calling - 359
  12. Amanda Palmer - Do it with a rockstar
  13. Leech - Turbolina
  14. New Order - Leave me alone
  15. Canned Heat - Going up the country
Durata: 79 minuti e 04 secondi

lunedì 7 ottobre 2013

Monetine e lollipop non saranno citati qui sotto.

Qualche tempo fa ero in cucina che mescolavo la ricotta con le noci e i pomodori e stavo pensando che dieci anni fa stavo in una cucina molto più a nord, senza ricotta e senza noci, perché al tempo non avevo la fissa di mettere la frutta secca nei sughi (anche se apprezzavo molto gli anacardi nel riso ai funghi del ristorante thailandese vicino a casa). Così, partendo da 'sta cosa, ho iniziato a pensare un po' di più a quel posto molto più a nord dove abitavo dieci anni fa: non solo alla cucina, alla sala, alla camera... ma anche alle strade, agli edifici e tutto quanto. E mi sono detto "perché non tornare dieci anni dopo e vedere com'è?". In realtà non è da dieci anni che non vado là, ci sono stato già altre volte: nel 2004 ci abitavo ancora, poi sono tornato nel 2005, nel 2006, nel 2007 e pure nel 2010. Comunque, finisce che ci torno anche nel 2013, perché siccome non ho trovato motivi abbastanza validi per non andarci (il più valido è che effettivamente è discretamente sbatti farsi il viaggio), ho comprato i biglietti aerei e ho prenotato l'ostello per un paio di notti (la terza la passo a sbarboneggiare in aeroporto). A proposito di ostello: là ce n'era uno veramente curioso, dentro un treno. Ho scoperto che non c'è più dall'ottobre dell'anno scorso. Non l'hanno semplicemente chiuso: il treno è partito, è rimasto solo il binario. Più morto del solito. Ho scoperto anche che non esiste più la squadra in cui giocavo a uollei lassù. Così è ufficiale: nonostante abbia messo fine alla mia scarsa carriera da pallavolista solo da un paio di anni, tutte le squadre in cui ho militato sono sparite. Puff!
Già nel 2010 invece avevo scoperto che la casa in cui vivevo aveva cambiato stile, non era più quel baraccone un po' (tanto) trasandato, dove si facevano feste a non finire perché manco al care-taker interessava che rimanesse in condizioni vagamente decenti. Non è più posto destinato agli studenti universitari. E le persone... tutti quelli che mi piacerebbe rivedere sono altrove. Non solo gli stranieri. Tutti erano lì solo per fare l'università, riconoscerò forse il bibliotecario (se non è andato in pensione), il tipo che continuava a tossire nella zona computer (se non è morto) e pochi altri.
Insomma, i presupposti per vedere un posto profondamente cambiato, dove non ci sia quasi più nulla di "mio", ci sono. Ma sarà sicuramente bello passare tre giorni con il passato, ci credo.

giovedì 29 agosto 2013

Di opzioni multiple che fanno pensare a modi di dire basati su parole di dubbio significato come il troppo stroppia

Dunque un paio di settimane fa (per l'esattezza trattavasi di dieci giorni fa) è successa 'sta cosa che uno proprio non si potrebbe aspettare da me, neanche quello che nutre più fiducia nei miei confronti e neanche io medesimo (che forse sono lo stesso che nutre più fiducia nei miei confronti).
Facciamo che erano tipo le 4 di mattina (l'orologio l'ho perso tempo fa), ero a una festa e me ne stavo andando a orinare tranquillamente, senza neppure quell'ansia di trovare fila al bagno né quella svogliatezza tipica di chi pensa che pure far pipì sia uno sbattimento eccessivo (poi si parla di mondo perfetto... vero che far pipì a volte è una gran bella soddisfazione, anzi, rischia pure di essere uno dei momenti più belli della giornata quando si trova un bagno dopo un'ora o due di attesa, ma in un mondo perfetto ci sarebbero quantomeno benevoli insetti urinofagi -sempre che si dica così- invece che emofagi, tipo che al posto della vescica uno si ritroverebbe con un parassita gigante... no va beh detta così va a finire che ne esce un'immagine brutta, diciamo allora che in un mondo perfetto  ciò che si mangia o beve non produrrebbe scorie).
Ma eravamo che erano tipo le 4 di mattina, ero a una festa e me ne stavo andando a orinare tranquillamente senza eccetera eccetera. Una volta giunto in bagno, una visione spaventosa: un ragno stava correndo sulla mia maglietta. Verso l'alto. Così senza pensarci su troppo, l'ho preso in mano per tirarlo via. Avevo un ragno in mano. Grosso, per quanto li posso tollerare io: in tutto, zampe incluse, saranno stati almeno tre centimetri di ragno. Ci ho messo un secondo almeno (di quelli lunghi) per realizzare che avevo veramente un ragno in mano. Sentivo le sue zampine muoversi tra le mie falangi e vedevo il suo corpo a pallina tra l'indice, il medio e il pollice. Poi siccome non è che sono diventato fan dei ragni all'improvviso, l'ho fatto cadere. Che poi lui a quel punto deve essersi sentito anche un po' in imbarazzo per il rifiuto e non ci ha pensato a risalire un'altra volta, per sua fortuna (e un po' anche mia). Ma mi rimaneva quella sensazione strana di ragno in mano che ancora adesso mi sembra chiarissima. Devo dire che nell'occasione non ero proprio lucido al 100%. Adesso sì e il pensiero mi disgusta. Così tanto che devo andare a vomitare. No è troppo sbatti vomitare, vado solo a dormire.

venerdì 2 agosto 2013

Coffee break

Nell'estate del 2003 di questi tempi avevo già fatto le valigie ed ero grosso modo in Norvegia, per la prima volta in vita mia. Dev'essere stato quello il periodo in cui vidi Geiranger per la prima volta. Quando ci tornai tre anni dopo, non mi ricordavo affatto di quel fiordo: pare che nel 2003 stessi dormendo e poi era pure assai nuvoloso, quindi non c'era molto da vedere. E a parte questo, quando viaggio se possibile dormo tutto il tempo.
Nell'estate del 2003 di questi tempi ero in Norvegia per la prima volta in vita mia ma in realtà stavo andando in Svezia. Stavo per fare un anno di Erasmus, quella cosa che uno va a studiare all'estero per arricchire il proprio bagaglio culturale, avere una formazione più ampia, poter approfondire aspetti della cultura e della storia di un altro paese e tante altre cacate del genere. Voglio dire... come se a me potesse importare veramente qualcosa di fare due esami di archeologia vichinga per sapere qualcosa in più sulle monete arabe trovate in Scandinavia.
Comunque 'sta cosa dell'Erasmus era una fissa che avevo da prima di cominciare l'università, forse è stato uno dei motivi principali per cui alla fine ho deciso di perdere del tempo in studi inutili. E non è che mi possa vantare di essere stato scelto per particolare bravura: quando ci furono le selezioni eravamo tipo in tre a voler andare a Lund e gli altri due non erano neanche studenti di lingue. Per perdere il posto avrei proprio dovuto essere in competizione per il premio re degli scarsi.
Fatto sta che comunque nell'estate del 2003 di questi tempi ero in Norvegia per la prima volta in vita mia per andare in Svezia a fare l'Erasmus, perché per merito mio o demerito altrui alla fine avevano scelto me. Non era la prima volta che andavo in Svezia. La prima volta avevo 17 anni. O forse ancora ne avevo 16... boh, comunque era l'estate in cui prima ne avevo 16 ma poi anche 17. Minicrociera tra Helsinki e Stoccolma, visita di Stoccolma in giornata e ritorno a casa con la stessa minicrociera (di cui ricordo soprattutto il Salmari, Rhonda, una cena a buffet inclusa e un Claudio che pensava che tutti gli asciugamani in cabina fossero suoi).
Visto che era l'estate del 2003 quella in cui di questi tempi ero in Norvegia per la prima volta in vita mia anche se in realtà stavo per andare in Svezia a fare l'Erasmus, tra un paio di settimane saranno 10 anni giusti giusti che me ne sono andato a Lund. A settembre ci sarà anche la reunion per celebrare l'evento. A Berlino. Sì, si è deciso che è poco importante tornare nel posto giusto, l'unica cosa importante è ritrovarsi e far festa come una volta, tutti insieme. In un posto più economico, così che ci si potrà devastare senza l'ansia di spendere troppo. Ci saranno Livio, Angela, Alex, Marko e molti altri. Stanno scrivendo un sacco di messaggi anche su facebook, stanno organizzando tutto per benino (tipo che hanno riservato un ostello per l'occasione, in modo da non perdersi neanche un attimo di festa andando in un altro ostello a dormire). Insomma, uno sbatti di quelli che io non avrei mai fatto. Quasi ogni giorno vedo che c'è qualcuno in più che comunica con entusiasmo il suo esserci o con moltissima tristezza e poco velato disappunto la sua impossibilità a partecipare, vuoi perché vive in Australia, vuoi perché gli è appena nato un figlio, vuoi perché ha un lavoro e non può prendersi ferie in quel periodo. Io non ho ancora risposto, all'inizio avevo buttato lì un "forse vengo" quando ancora non era ben chiaro chi fosse interessato alla cosa, ma in realtà già ora so che non ci andrò. E non mi dispiacerà neppure non vedere Livio, Angela, Alex, Marko e molti altri. Niente di personale con loro, è che non li conosco. Su 40000 studenti che c'erano, mica li potevo conoscere tutti.
L'anniversario mi dà occasione però di chiudere a modo, con un bell'elenco di quelli di cui si potrebbe anche fare a meno, ma in fondo neanche respirare è necessario per alcune persone, che invece si ostinano a farlo. 


###Inizio finale rimembrativo###

I primi dieci ricordi dell'anno Erasmus:
  1. i pomeriggi passati al bar con Sofia
  2. le cene sociali della domenica
  3. le partite di ping pong in sala
  4. l'odore di glicine lungo la strada per andare in biblioteca
  5. le feste interrotte dall'arrivo della polizia
  6. i 27 punti in una gara con il LUGI Lund persa comunque con disonore
  7. i fiori che mi regalò Camilla
  8. le libellule
  9. il campeggio in casa causa pioggia
  10. i cd della biblioteca
---Fine finale rimembrativo---

domenica 16 giugno 2013

I ricci attraversano la strada solo di rado e quando io non ci sono

Tra le cose che vedevo spesso sotto il mare c'era questo pappagallino acrobata verde e blu (molto più verde che blu), che non so se andasse in monociclo su un filo di alghe intrecciate grossolanamente per sua volontà o per rispettare gli ordini di qualche padrone che a me però risultava invisibile anche dopo un'accurata ispezione dei dintorni. Imperturbabile andava e tornava, come se neppure il topolino che gli stava sulla testa rosicchiandogli lentamente e continuamente cranio e cervello lo infastidisse. Pareva accettare quella simbiosi e la perdita di piccole parti di sé senza problemi, anzi tra i due in verità sembrava un po' più depresso il topolino. Forse si chiedeva che ci stava a fare in mezzo al mare anche senza saper nuotare, per quanto l'affogare non era cosa che lo riguardasse ormai: respirare non era più compito suo, da quando in un giorno né troppo lontano né troppo vicino al suo presente gli era capitato di morire.

Tratto da un sogno vero mentre non dormivo.

giovedì 25 aprile 2013

25 aprile 2013

E noi farem del mondo un baluardo
Sapremo rider e disprezzar la vita
Per noi risorgerà la nuova Italia
Con la guerriglia

Per tutte le vittime nostre invendicate
Per liberar l'oppressa nostra gente
Ritorna sempre invitto nella lotta
Il patriotta

Il nostro grido è libertà o morte
Sull'aspro monte ci siam fatti lupi
Al piano scenderem per la battaglia
Per la vittoria

Famelici di pace e di giustizia
Annienterem il fascismo ed i tiranni
Rossi di sangue e carichi di gloria
Nel fior degli anni

Ai nostri morti scaverem la fossa
Sulle rupestri cime sarà posta
Per noi risorgerà la nuova Italia
Con la guerriglia

mercoledì 24 aprile 2013

Instagram

Era estate ed era caldo, i palloncini scoppiavano senza sosta a contatto con l'erba, perché i fili appena tagliati sembravano puntine. Sull'ombra del muro scrivevo il tuo nome mentre il tuo sorriso mi dava le spalle. Fosse stato per me ci saremmo andati veramente al mare per non farti sentire più così pallida, anche se il sole non mi sarebbe piaciuto. Eri più azzurra tu del cielo quel giorno. Ora hai la pelle più scura, lo smalto rosso è sbiadito e non porti più gli occhiali, sembri quasi più vecchia di me, che già me la cavo bene... ma tua figlia l'hai chiamata veramente Teresa?

giovedì 21 marzo 2013

Di qua e di là del muro

Se quest'anno avessi avuto voglia di fare lo sbattimento di fare una lista di buoni propositi, magari ci avrei infilato che mi sarebbe piaciuto vedere pià concerti rispetto all'anno scorso. Non era una missione difficile, dato che nel 2012 sono rimasto a secco fino al 29 dicembre (mi ha salvato Lo Stato Sociale. Intesa come band eh). L'altra cosa che potevo mettere in lista era quella di non farmi piantare il giorno del mio compleanno, ma siccome la lista non l'ho fatta, non è un obiettivo valido.
Comunque, tornando ai concerti, siamo solo a marzo e ne ho già visti ben due! Per un totale di ben cinque gruppi cinque! Del resto, qui a Berlino fanno sempre un sacco di cose interessanti. 
Ecco, insomma, 'sta cosa dei buoni propositi e dei concerti era giusto una scusa per dire che sto a Berlino. Da due mesi, praticamente. Anzi, tra poco è pure ora che me ne torni a casa. Ma per il momento sono qui... abito vicino a Bernauerstraße, famosa per il muro (no, non la East Side Gallery, un altro pezzo). E tutti i giorni quando vado a prendere la metropolitana penso che mica tanti anni fa quello era il capolinea e dall'altra parte stavano chiusi dentro ed era zona francese. Una volta che stavo guardando il monumento coi morti del muro, m'è venuto 'sto pensiero che insomma, in tutte le guerre c'è anche chi muore per ultimo. Che non sai se, rispetto all'ordinaria morte a guerra in corso, è una bella cosa, perché quasi già assapori il cambiamento, o una cosa che tipo ti sembra veramente una presa in giro. Tra un'ora c'è la pace ma tu no. 
Poi avevo anche una cosa su cui ho riflettuto veramente tanto, tipo che molta gente non si ricorda della prima banana mangiata, la vicenda era interessante, con sviluppi che andavano ad abbracciare anche persone insospettabili, tipo Ramona che ancora adesso non mi viene in mente perché ci conosciamo, ma forse ne scriverò un'altra volta.

venerdì 4 gennaio 2013

Vol. VI

Anche a 'sto giro ho preparato il cd dell'anno che se n'è appena andato. Il sesto. Uno dei problemi di tanti brani che hanno influenzato molto il mio 2012 è stato  quello della lunghezza. Quindi per evitare di avere una compilation con quattro brani, ho deciso di lasciare fuori pezzi più lunghi di 10 minuti (tipo Taijin Kyofusho degli Evpatoria Report, Illuminate my heart, my darling! degli Yndi Halda o Nastiez degli Obscure Sphinx). Poi naturalmente ho dovuto fare delle scelte che non mi convincono moltissimo, ma tant'è. Il risultato è questo.
  1. Iosonouncane - Summer on a spiaggia affollata
  2. Il Teatro degli Orrori  - Direzioni diverse
  3. Jezabels - Endless summer
  4. Der Blaue Reiter - Prison of desire
  5. I Fichissimi - La tipa della casa occupata
  6. Nobraino - Il mangiabandiere
  7. Lo Stato Sociale - Mi sono rotto il cazzo
  8. Tunturia - These are the words
  9. Circadian Eyes - Reaching hands
  10. Ustmamò - Piano con l'affetto
  11. Camille Saint-Saëns - Aquarium
  12. Logh - The bastards have landed
  13. Rosetta - Ayil
  14. Muhr - We have mountains to climb
  15. Aereogramme - A meaningful existence
  16. Tides from Nebula - Higgs boson
  17. Sóley - Kill the clown
  18. Porno for Pyros - Pets
  19. ...a Toys Orchestra - Celentano
  Durata: 79 minuti e 48 secondi...