Visualizzazione post con etichetta sogni und sintomi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sogni und sintomi. Mostra tutti i post

lunedì 5 gennaio 2026

Vol XIX

Ti aspetterò nell'ultimo giorno d'estate

  1. La Rappresentante di Lista - Mina vagante
  2. M83 - Wait
  3. Caspian - Separation No. 2
  4. Imbaru - El olvido
  5. I am Waiting for You Last Summer - Today we escape
  6. Wet Leg - Ur mum
  7. Peter Schilling - Major Tom
  8. La Raza de los Cabizbajos - El sueño multicolor del robot de juguete
  9. Second Still - You two so alike
  10. Beach Boys - Surfin' safari
  11. Long Distance Calling - Blades
  12. Amanda Lear - Follow me
  13. Chris Isaak - Wicked games
  14. Kwoon - Jayne
  15. Rival Consoles - Recovery
  16. The Abyss Inside Us - There will always be hope
  17. Fémina - Mi eje
  18. Nytt Land - Sólarljóð
Durata: 79 minuti e 6 secondi...

mercoledì 1 gennaio 2025

Vol XVIII

Porque al final solo es carne

  1. Gata Cattana - La prueba
  2. Die Roten Punkte - I wanna go to Tokyo
  3. Bis - I'm a slut
  4. I Vazzanikki - Parabola ascendente
  5. Iolanda - Grito
  6. Lynched - Carlo Giuliani
  7. Residente ft. Amal Murkus - Bajos los escombros
  8. Ghali - Casa mia
  9. Otyken - My wing
  10. Long Distance Calling - Giants leaving
  11. Human Tetris - No One
  12. Slowdive - Avalyn
  13. Tea - Satellite
  14. Mazzy Star - Fade into you
  15. Lost in Algorithms - Post-truths
  16. Baïuca - Alentejo
  17. Feiká ft. Rökurró - Svanur
  18. Daniela Pes - Carme
  19. Sophie Hunger - Le vent nous portera
Durata: 78 minuti e 27 secondi...

venerdì 29 dicembre 2017

Dieciscatti nello stagno

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-Un edificio in legno, a pochi metri da quel che chiamano comunque mare. Non so se ci sia il sole o se stia piovendo, c'è sicuramente un vento che mi avvolge, forte e delicato. Penso possa esserci il sole.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-L'attraversamento pedonale più celebre stampato nella mia memoria. Non è Londra, non ci sono i Beatles.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-All'improvviso, è come se si ritovassero allineati tutti gli astri, tutti i pianeti. Un momento di perfezione. Il legno, il fuoco. Le rane.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-Il sole, la montagna, maestosa, sul fondo. Ma è un deserto che brucia. Intanto le zebre parlano, i Ramones cantano, premonitori, che le cose non durano per sempre. E in qualche modo, baby, non lo fanno proprio mai.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-Nel ritmo incessante delle stagioni, non cambia nulla: è di nuovo un autunno a seguire ll'estate, le fragole si declinano al maschile in un nuovo abc. Un gradino qualsiasi diventa uno spazio meraviglioso.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-Accanto alla metro c'è un parco. Ci sono diversi cani, si intravedono tra le altalene, gli scivoli, le panchine prive di listelli e cariche di scritte. La nebbia sfuma i colori già bui. Cala l'umidità, ma tra le mani si sente un calore di grandezze diverse, un caldo che dà i brividi ed è difficile, se non impossibile, da spiegare.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-Una piccola lastra trasparente sormontata da un tubetto metallico giallo ci divide. All'epoca non pensavo sarebbe stato per sempre. Rimane solo il profumo di lampone intriso su un piccolo pezzo di gomma elastica, fin quando non svanìsce pure quello.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-Una danza nella neve, che di quest'ultima conserva solamente il freddo. Poi si trasforma solo in una danza nella nebbia, con una sola luce distante e imprigionata in una fessura. La mattina i gabbiani volano come falchi, io mi limito a camminare veloce, ma non leggero.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-Una sera piovosa, molto piovosa, esco quasi all'improvviso. Due birre, diverse risate, una ghianda. Tutto ciò non è nei piani. Anche dopo le due birre, le diverse risate e la ghianda, continua a piovere tanto, moltissimo. Sarebbe uguale anche se fosse in un film. Gocce che corrono così veloci da sembrare piccole frustate tra gli occhi. Pare quasi spontanea, naturale l'offerta di un riparo, di un posto per scaldarsi. L'ultimo treno sembrava solo in transito, invece sta rallentando. Si ferma. Si aprono le porte. Non salgo.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-Un'epoca molto più recente, una strada conosciuta, fatta innumerevoli volte. Mi fermo, al margine del marciapiede. Da lì sono passate migliaia di persone. Probabilmente continueranno a passarcene altrettante. Un tempo era successo che tutto si trovasse lì. Era passato anche un momento in cui si avevano migliaia di futuri a disposizione. Invece ora c'è un momento in cui, tutt'intorno, non resta che aria. Non si vede nessuno all'orizzonte. Tutto vuoto: la larghezza, l'altezza, la profondità, il tempo.

sabato 3 dicembre 2016

Nell'estate del 97 sorridevo divertito

Nell'estate del 1998 ricevetti una cartolina da Simona. Era agosto. Mi aveva scritto da Oslo e ricordo benissimo che quando vidi quella foto provai una grandissima invidia. La cartolina, senza voler accusare Simona di aver cattivo gusto, non è che rendesse particolarmente giustizia alla capitale norvegese: montagne di luci si riflettevano su se stesse e si fondevano con altre in un effetto abbastanza sfuocato, sotto a una nube nera in un cielo arancione-azzurrognolo, mentre in un angolo campeggiava la scritta quantomeno approssimativa "Oslo by night". Ma avrei voluto esserci io a Oslo. E invece in quelle settimane mi trovavo a neanche cento chilometri da casa, nella valle bergamasca dove erano soliti passare le vacanze i miei nonni. Per mia nonna, sarebbe stata l'ultima estate. 
A Oslo io non c'ero mai stato e della Norvegia non sapevo praticamente nulla. Non sapevo cos'era un fiordo, non avevo idea di quale fosse il ghiacciaio più grande, neanche ero tanto sicuro se ci fossero montagne o se fosse una terra pianeggiante piena di laghi come la Finlandia. Ovviamente non parlavo neppure una parola di norvegese e non avrei mai sospettato che da quelle parti si parlassero due varianti differenti della stessa lingua. Eppure avrei voluto veramente essere là, con o senza Simona. Guardavo la cartolina e pensavo "chissà se un giorno riuscirò ad andare là". Il Nord era una necessità. Non doveva proprio essere Oslo, poteva essere qualsiasi altra città di lassù, andava bene qualsiasi cosa, Norvegia, Svezia, pure Danimarca, poco importava. Non era passato poi così tanto tempo da quando c'ero stato. Era l'estate del 1997 quando passai un mese in Finlandia e da allora il Nord me lo portavo dentro. Avrei tanto voluto tornarci. E invece avevo l'impressione che sarebbe stato solo un sogno, quasi impossibile da realizzare. Avrei probabilmente continuato a vedere Simona, ma non il Nord.
Invece non andò così, perché pochi anni dopo, nel 2002, tornai in Finlandia, arrivando fino al nord del Nord, superando il circolo polare. Neanche un anno dopo, passai dalla Danimarca e dalla Norvegia, ma soprattutto passai dieci mesi in Svezia. Poi un altro mese in Norvegia, prima di tornare in Italia. Con lo stesso timore che la mia vita potesse consumarsi lontano dal Nord, che sicuramente sarebbe rimasto impassibile e del tutto indifferente a una mia eventuale assenza. 
E invece, di nuovo, non andò così. Non ci furono più stacchi. Da allora, fortunatamente, ogni anno posso tornare nel Nord, almeno in una piccola parte di quella zona di cui non sapevo nulla o quasi. Quest'anno ho passato più tempo in Norvegia che in Italia o altrove. Quando sto lassù, abito accanto a un fiordo, vicino al ghiacciaio più esteso dell'Europa continentale, senza dubbio so che le montagne da quelle parti sono molte. Riesco vagamente a parlare una lingua bastarda, un miscuglio tra svedese, norvegese e dialetti vari.
Simona invece non ho idea di cosa faccia e di dove abiti ora. Già a settembre, nel 1998, ci si salutava solo per casualità. Non per motivi particolari, ma era una di quelle persone che si incrociano per un po' e poi svaniscono.  L'ultima volta che l'ho vista forse è stato nel 2000, o altrimenti poco oltre. Nonostante ciò, penso anche a lei ogni volta che arrivo là. E quando ora qualcuno mi chiede di Oslo, rispondo che per me è una città carina, ma niente di che. Poi, quasi sempre, mi viene in mente quella cartolina.

sabato 23 aprile 2016

E s'apre di spine e cardi la mia pelle

Quando arrivò il tre, me ne andai verso le vigne. Era vero che in quella zona c'erano rapaci. Era vero che c'erano anche alcuni avvoltoi. Vidi subito delle aquile, furono le uniche a Bourdic. Iniziai a interpretare molte attività in maniera simbolica. Tagliammo principalmente rami. Cesoie senza molla per fare più fatica. Alla fine furono circa 1700 le piante amputate, mentre più sicuro era il numero di ragni che vivevano sui soffitti del salone e del bagno: 68. Così tanti e io così indifferente, come se non li avessi mai temuti, come se non fossero mai stati un incubo, il terrore, un salto dall'auto in corsa o il rigurgito di una notte di fine estate. Trovavo più noioso il topo che la mattina presto decideva di rosicchiare cibi in sacchetti rumorosi, che portavano via un po' di tempo al sonno. 
Un giorno dietro di me ci fu un regista famoso e davanti un attore al suo primo lungometraggio. 
Il tiro con l'arco giapponese aveva troppi rituali e la sua lentezza si contrapponeva in modo netto sia alla fuga finale della freccia che alla corsa notturna del cinghiale.
Quando arrivai ad Avignone, continuai a tagliare. Tagliai parti che qualcuno trovava distintive con una facilità che mi fece sorridere. Ero diventato più anonimo all'esterno che all'interno. Il posto che toccava a me era stato occupato da una ragazza argentina nel sangue e nella risata, passammo la serata insieme, bevendo birra comprata da uno sconosciuto a casa di un altro sconosciuto. Quando tornammo ai nostri letti era quasi mattino e prima di addormentarmi le scrissi il mio nome tra le gambe. Pochi giorni dopo, un corvo impagliato mi fissava di nuovo dalla vetrina di un museo.
Passai due settimane a gettare fondamenta per nuove costruzioni, a legare materiali perché potessero stare insieme più tempo e più saldamente. E tagliai di nuovo rami. Di quel periodo ricordo lo yogurt denso e compatto, François il ragno solitario, le monete turche e rumene, un bosco incantato, la musica nella grotta, un fiume adatto alla sparizione, un cane che aspettava l'acqua la mattina e un bambino che forse avrà già sognato tante volte di fare l'astronauta. 
L'anno prima pasqua aveva portato la neve e un lungo viaggio. Stavolta, pioggia e pochi passi. Ero di nuovo ad Avignone, non trovai alcuna ragazza argentina, sulla strada principale una voce microfonata ripeteva nomi tempi e complimenti per la vittoria di categoria. Mi chiesi se per caso quel giorno qualcuno avesse perso, poi non ci pensai più e andai tra i negozi che sapevano di lavanda, passando sotto gli sguardi di almeno due decine di madonne affrante. 
Andai verso i boschi col timore di sbagliare fermata, invece scesi a quella giusta, a poca distanza da aprile.

venerdì 11 marzo 2016

Och tåget rullade en gång till

Dopo l'uno, senza sorprese si presentò il due. Il problema sul quando stare altrove fu mitigato da eventi sportivi in cui si rividero diversi ex compagni di viaggio in quel mondo della pallavolo che ancora fa sentire la sua assenza quando sempre più raramente mi capita di metter piede in una palestra. L'ultima volta, proprio in quel palazzo, dopo un'entrata trionfale accompagnata da insulti di un'intera tifoseria, ci fu l'unico trofeo. Dopo anni, ci fu una stretta di mano e un ringraziamento a chi mi portò la coppa sotto gli occhi. All'uscita pioveva, sia dentro che fuori. 
Una mattina mi ritrovai alla stazione dei bus in quel posto dove circa vent'anni prima avevo visto chissà quanti concerti, attaccato alle casse, con le botte fisse sulle creste del bacino, tra l'odore di birra e di marijuana. Invece ero a tanti anni e qualche centinaio di metri di distanza da tutto ciò, con una valigia rossa e un adesivo polacco in attesa. All'arrivo fu Nizza, troppo italiana, tra topi, l'uomo nero e un carnevale che non mi fece divertire. Un passaggio sulle montagne, un altro di ritorno verso il confine, un monastero lasciato vuoto, il freddo al pensiero di dio, la rabbia al pensiero che un pezzo di carta basti a stabilire chi siamo e dove possiamo andare. Venne il tempo di andare a Marsiglia, di cambiare i programmi e di starci solo due giorni, tra il distruttore di Roma e l'aiutante dei siriani. Poi Montpellier. In stazione un tossico rovinò l'entrata in scena. Un giorno piovve forte, fortissimo. Un solo giorno. I gatti miagolavano alle cinque di mattina. Io ero già sveglio, a volte in contemplazione di una madonna dipinta che il tempo aveva velocemente scrostato, rendendola inesistente. A tratti sembrava ci fosse troppo tempo, un'abbondanza da lasciare vuota, non avevo nulla da aggiungere, il mio stupore era fuori luogo e del resto neppure io appartenevo a quel posto. Persi a briscola e non fu un caso. Ci fu da partire e stavolta ero io che lasciavo. C'è sempre un paio d'occhi che se ne va prima dell'altro. A Nîmes passai quel giorno che tre volte su quattro non esiste, incontrando la solitudine. Era davvero in forma e decise di restare.

giovedì 31 dicembre 2015

Vol. IX

Ci sono veramente poche cose in cui riesco ad essere almeno vagamente costante. il ciddì-riassunto dell'anno è una di quelle. Quindi anche per il 2015 non viene a mancare la mia hit di canzoni più o meno belle che hanno lasciato un segnetto, un graffio, un solco o una voragine nel mio cuoricino, vuoi perché si sono legate indissolubilmente a qualche evento specifico o semplicemente perché le ho ascoltate pignantamila volte. Come ogni anno rimane fuori qualcosa di meritevole, ma nonostante il tempo voli e vada (anche se non ce ne accorgiamo e anche se più ancora del tempo che non ha età siamo noi che ce ne andiamo), 80 minuti restano sempre 80 minuti. 
  1. Los Jaivas - Mira niñita
  2. Placebo - My sweet prince
  3. ...A Toys Orchestra - Late September
  4. Afterhours - Pelle
  5. Amesoeurs - La reine trayeuse
  6. Dva - Labalibe
  7. Agalloch - Kneel to the cross
  8. Maurizio Pollini - Notturno op. 9 n. 1 (Chopin)
  9. Parto Delle Nuvole Pesanti - Sule
  10. Louise Attaque - La valse
  11. Léo Ferré - Avec le temps
  12. Bis - Eurodisco
  13. Fabrizio De André ft Capossela - Valzer per un amore
  14. Twiggy Frostbite - I'm still here
  15. Radiohead - No surprises
  16. Altar Of Plagues - Twelve was the ruin
  17. Jason Tai - Vale of tears
Durata: 79 minuti e 20 secondi...

mercoledì 31 dicembre 2014

Vol. VIII

Il 31 dicembre ci sono due cose che vanno fatte: una telefonata alla Manuela che compie gli anni e il cd dell'anno. Talvolta con una puntualità normalmente a me inusuale la seconda cosa riesco anche a postarla il giorno giusto sul blog (su cui noto di aver scritto dei pensierini per ben tre volte quest'anno... mi piace mantenerlo in agonia). Quindi ora scrivo 'sto pezzo classificatorio, poi ho da fare una chiamata. 
Pure quest'anno pochi concerti, però finalmente a settembre sono andato a vederne uno di Giorgio Canali (durato meno di un'ora perché in realtà era più un concerto di Nada), che tra l'altro all'epoca avevo pure pensato di scriverci un pezzo sul fatto che l'ultima volta che m'era capitato di vederlo dal vivo esistevano ancora i C.S.I., per sentire musica si utilizzavano ancora i ciddì e soprattutto io ero ancora minorenne ma poi troppo sbatti come abbastanza solito.  
Beh, comunque finisce che le 18 tracce prescelte sono quelle qui sotto, quella dei Veljeni Valas non si trova manco su youtube ed è davvero un gran peccato.
  1. Crocodiles - Hearts of love
  2. Veljeni Valas - Tuuli
  3. Goldmund - Alberta
  4. Placebo - Every you every me
  5. Aereogramme - Hatred
  6. David Bowie - Space oddity
  7. Yann Tiersen  - Les bras de mer
  8. Krobak - Broken
  9. Camillas - Pirati
  10. Nest - Last vestige of old joy
  11. Lou Reed - Perfect day
  12. Ohio Express - Yummy yummy yummy
  13. Zen Circus - Viva
  14. Audiolepsia - Estigma
  15. Amanda Palmer - Want it back
  16. Talking Heads - Psycho killer
  17. Gatos del Mundo - Invictus
  18. Atoma - Skylight
Durata: 78 minuti e  17 secondi...

martedì 19 agosto 2014

Ho cercato un po' di ghiaccio, ho trovato solo fiori

 Sulle quantità d'animali.

Ronzii in loop, di tafani, di vespe, di moscerini, di insetti sconosciuti. Zecche no, neanche una. Ragni un po' sì, ma con moderazione. Nessuno ancora rinvenuto post-doccia nella manica dell'accappatoio, nell'eventualità si spezzerà una sgradita tradizione biennale. Che pare poco ma in realtà già l'annualità era d'eccesso. Due in giornata singola, in camera doppia, colti da morte per trauma a poche ore di distanza l'un dall'altro. Intanto Alfonso ingrassa mangiando mosche e un po' (tanto) sono orgoglioso di non scappare quando lo vedo. Opilionidi a sprazzi e spruzzati sul muro. Ovini, caprini e bovini in quantità normale, mucche da tenda più numerose del solito.
Avvistamenti di ermellini, toporagni, ricci piccoli e lemming, di cui svariati bidimensionali in connubio con l'asfalto.
I vermi niente, un paio se li sono mangiati le lumache. Che continuano ad attraversare le strade. 
Gatti: un rosso affettuoso con moderazione, un grigio da farsi male alle tibie, un bianconero da compleanno che di tanto in tanto presenzia sui divani e succhia dita.

Del clima.

Un'estate calda come non se ne vedevano da anni. Un maggio che pareva giugno, un giugno che pareva luglio e un luglio che pareva il luglio classico da un'altra parte più a sud, tipo Trezzano sul Naviglio ma con più mare e meno pianura. E forse anche un pochettino meno umidità nell'aria.
Avrei voluto stare per un po' sott'acqua, ma o fa troppo freddo o fa troppo caldo da quelle parti.
Ieri d'improvviso ho visto l'autunno. Giallo.

Quello che ho.

Ho una lavatrice e finora ha anche funzionato. Solo due magliette azzurrite e poi ricandidate al bianco.
Ho una camera grossa, troppo grossa per starci da solo. Condivisa ora con palla da beach volley. Più dura di quanto sembri. A proposito... infortuni muscolari registrati: tre (di cui uno parzialmente in corso), ma praticando sport nazionalpopolare chiamato giuoco del calcio. Incazzature pallavolistiche: quattro (di cui quattro in corso se ci ripenso: la pallavolo è una delle poche cose serie della vita e mi stupisce che la gente comune la possa prendere in modo estremamente superficiale).
Ho delle belle tende scure. Ancora non mi capacito di come possano tenere tende bianche alle finestre esposte al sole con tutte le ore di luce che ci sono d'estate. 
Ho due balconi, di cui uno pericolante, pericoloso stenderci i panni. Per tale motivo, parte della camera grossa, troppo grossa è stata adibita a stenditoio. Con temperature nella norma, innalzamenti improvvisi serali se s'ha fretta di far asciugare il pantalone o la camicia bianca, la cravatta blu (questa per dovere di sincerità manca). 
Ho molta vitamina C in seguito a molti succhi d'arancia, di quelli fatti per benino. 
Ho un paio di dubbi che prima non avevo, ma ho pure un paio di convinzioni in più.

domenica 16 giugno 2013

I ricci attraversano la strada solo di rado e quando io non ci sono

Tra le cose che vedevo spesso sotto il mare c'era questo pappagallino acrobata verde e blu (molto più verde che blu), che non so se andasse in monociclo su un filo di alghe intrecciate grossolanamente per sua volontà o per rispettare gli ordini di qualche padrone che a me però risultava invisibile anche dopo un'accurata ispezione dei dintorni. Imperturbabile andava e tornava, come se neppure il topolino che gli stava sulla testa rosicchiandogli lentamente e continuamente cranio e cervello lo infastidisse. Pareva accettare quella simbiosi e la perdita di piccole parti di sé senza problemi, anzi tra i due in verità sembrava un po' più depresso il topolino. Forse si chiedeva che ci stava a fare in mezzo al mare anche senza saper nuotare, per quanto l'affogare non era cosa che lo riguardasse ormai: respirare non era più compito suo, da quando in un giorno né troppo lontano né troppo vicino al suo presente gli era capitato di morire.

Tratto da un sogno vero mentre non dormivo.

mercoledì 24 aprile 2013

Instagram

Era estate ed era caldo, i palloncini scoppiavano senza sosta a contatto con l'erba, perché i fili appena tagliati sembravano puntine. Sull'ombra del muro scrivevo il tuo nome mentre il tuo sorriso mi dava le spalle. Fosse stato per me ci saremmo andati veramente al mare per non farti sentire più così pallida, anche se il sole non mi sarebbe piaciuto. Eri più azzurra tu del cielo quel giorno. Ora hai la pelle più scura, lo smalto rosso è sbiadito e non porti più gli occhiali, sembri quasi più vecchia di me, che già me la cavo bene... ma tua figlia l'hai chiamata veramente Teresa?

giovedì 21 marzo 2013

Di qua e di là del muro

Se quest'anno avessi avuto voglia di fare lo sbattimento di fare una lista di buoni propositi, magari ci avrei infilato che mi sarebbe piaciuto vedere pià concerti rispetto all'anno scorso. Non era una missione difficile, dato che nel 2012 sono rimasto a secco fino al 29 dicembre (mi ha salvato Lo Stato Sociale. Intesa come band eh). L'altra cosa che potevo mettere in lista era quella di non farmi piantare il giorno del mio compleanno, ma siccome la lista non l'ho fatta, non è un obiettivo valido.
Comunque, tornando ai concerti, siamo solo a marzo e ne ho già visti ben due! Per un totale di ben cinque gruppi cinque! Del resto, qui a Berlino fanno sempre un sacco di cose interessanti. 
Ecco, insomma, 'sta cosa dei buoni propositi e dei concerti era giusto una scusa per dire che sto a Berlino. Da due mesi, praticamente. Anzi, tra poco è pure ora che me ne torni a casa. Ma per il momento sono qui... abito vicino a Bernauerstraße, famosa per il muro (no, non la East Side Gallery, un altro pezzo). E tutti i giorni quando vado a prendere la metropolitana penso che mica tanti anni fa quello era il capolinea e dall'altra parte stavano chiusi dentro ed era zona francese. Una volta che stavo guardando il monumento coi morti del muro, m'è venuto 'sto pensiero che insomma, in tutte le guerre c'è anche chi muore per ultimo. Che non sai se, rispetto all'ordinaria morte a guerra in corso, è una bella cosa, perché quasi già assapori il cambiamento, o una cosa che tipo ti sembra veramente una presa in giro. Tra un'ora c'è la pace ma tu no. 
Poi avevo anche una cosa su cui ho riflettuto veramente tanto, tipo che molta gente non si ricorda della prima banana mangiata, la vicenda era interessante, con sviluppi che andavano ad abbracciare anche persone insospettabili, tipo Ramona che ancora adesso non mi viene in mente perché ci conosciamo, ma forse ne scriverò un'altra volta.

venerdì 4 gennaio 2013

Vol. VI

Anche a 'sto giro ho preparato il cd dell'anno che se n'è appena andato. Il sesto. Uno dei problemi di tanti brani che hanno influenzato molto il mio 2012 è stato  quello della lunghezza. Quindi per evitare di avere una compilation con quattro brani, ho deciso di lasciare fuori pezzi più lunghi di 10 minuti (tipo Taijin Kyofusho degli Evpatoria Report, Illuminate my heart, my darling! degli Yndi Halda o Nastiez degli Obscure Sphinx). Poi naturalmente ho dovuto fare delle scelte che non mi convincono moltissimo, ma tant'è. Il risultato è questo.
  1. Iosonouncane - Summer on a spiaggia affollata
  2. Il Teatro degli Orrori  - Direzioni diverse
  3. Jezabels - Endless summer
  4. Der Blaue Reiter - Prison of desire
  5. I Fichissimi - La tipa della casa occupata
  6. Nobraino - Il mangiabandiere
  7. Lo Stato Sociale - Mi sono rotto il cazzo
  8. Tunturia - These are the words
  9. Circadian Eyes - Reaching hands
  10. Ustmamò - Piano con l'affetto
  11. Camille Saint-Saëns - Aquarium
  12. Logh - The bastards have landed
  13. Rosetta - Ayil
  14. Muhr - We have mountains to climb
  15. Aereogramme - A meaningful existence
  16. Tides from Nebula - Higgs boson
  17. Sóley - Kill the clown
  18. Porno for Pyros - Pets
  19. ...a Toys Orchestra - Celentano
  Durata: 79 minuti e 48 secondi...

sabato 17 novembre 2012

Together

Io sono una di quelle persone che si stupiscono anche molto davanti alle meraviglie della natura, sia quelle che si percepiscono direttamente (la geometria perfetta dei cerchi sulle ali delle farfalle, la resistenza elastica della pelle, la bontà degli ananas, il profumo dell'erba tagliata...), sia quelle che si possono leggere (la longevità delle vongole, il potere nutritivo delle banane, l'astuzia della rana pescatrice...). Davvero, sarebbe da continuare a vivere a bocca aperta per quante cose funzionano benissimo al mondo. Quindi alla natura le voglio pure bene e adesso dopo questa introduzione tutta zucchero e miele (le api... quante meraviglie nel loro mondo fatto di esagoni!) si può dire che la natura ha tantissimi difetti. Sì, proprio tanti. Uno che fa sempre riflettere è 'sto fatto che le zanzare pungono e poi fa prurito. Se poi la zanzara è di quelle infettive uno si ammala anche e muore. Se la natura avesse fatto le cose per benino in ogni settore, avrebbe fatto in modo che le punture fossero piacevoli, così che l'uomo sarebbe stato lieto di essere punto. Sarebbe stato un vantaggio anche per la zanzara, che invece deve sempre agire nell'ombra, sempre lì col pensiero che il suo pranzetto possa trasformarsi nell'ultima cena. Sarebbe stato un mondo più bello con pochissimo sforzo... abbiamo sei-sette litri di sangue nel corpo, sarebbe stato davvero così impensabile tenersi le proprie tre-quattro zanzarine di fiducia e donare a loro un goccetto di tanto in tanto? Stessa cosa con gli altri insetti o batteri: non so, prendiamo la zecca, perché deve attaccarci il morbo di Lyme? Per colpa della borrelia, che invece che starsene lì buonina buonina a infestare la zecca, vuole fare le cose in grande e attaccare anche l'uomo. Se invece si accontentasse, lei vivrebbe serena lontana dagli antibiotici, le zecche non sarebbero dannose e uno potrebbe anche decidere di tenersene una agganciata al polpaccio da accarezzare nei momenti di depressione e solitudine. Invece a questo mondo non esiste collaborazione tra le specie differenti e non è mai esistita (l'allosauro che trovava l'apatosauro giovane e smarrito mica lo aiutava, si approfittava ben bene di lui). Non dico una pace trasversale tra tutti i regni, ma almeno un po' d'amicizia tra gli animali. Comunque in realtà ho iniziato a scrivere perché stavo pensando a un altro grosso controsenso: gli effetti collaterali della droga. Perché drogarsi fa male? Che senso ha diventare schiavi di sostanze tossiche per l'organismo? C'è chi dice che in un mondo perfetto non esisterebbe la droga. Secondo me in un mondo perfetto la droga esisterebbe eccome, sarebbe tantissima, legale, non farebbe male e la userebbero tutti. Questo pensiero del controsenso delle droghe mi è venuto in mente più specificatamente l'altro giorno che vedevo tutte 'ste scene di violenza urbana alle manifestazioni: manganellate, lacrimogeni, calci, cariche... non è bello. Immaginatevi invece per un momento tutti i poliziotti strafatti di ecstasy: i manifestanti sarebbero più tranquilli. Anche viceversa eh (coi manifestanti strafatti), però a quel punto si farebbe la love parade e il senso della protesta verrebbe meno. E non sarebbe bellissimo allora andare alla radice del problema? Avere sotto lo stesso effetto ad esempio gli amministratori delegati mentre trattano con i sindacati?  Pensate: dal "quest'anno abbiamo fatturato il 10% in più dell'anno scorso, ma c'è crisi e dobbiamo licenziare il 35% dei dipendenti" al "ma sono così carini e gli vogliamo tanto bene sigh sigh... non possiamo farlo!" (viceversa non serve, alcuni sindacalisti sono già abbastanza affezionati ai padroni). 
Insomma servirebbe proprio che qualcuno impegnato a fare della scienza scoprisse qualcosa di quel tipo ma meno dannoso per l'organismo: facile che oltre a vincere il Nobel per la medicina poi gli danno pure quello per l'economia e quello per la pace. 

domenica 26 febbraio 2012

In my next life I'll be a stone

Una volta -eravamo circa alla fine di agosto in un giorno in cui pioveva- m'era capitato di stare in un'aula dove c'era un professore che si chiamava Ivar e ci aveva posto una domanda interessante, sulle nostre aspettative per le vite future. Anzi, era più sui nostri desideri. Quella seduta accanto a me avrebbe voluto tanto essere un'ape, perché le piacevano molto i fiori. Anche a me piacciono molto i fiori, però le api non più di tanto. Mi sembrano troppo organizzate, non so se mi troverei a mio agio. Nascendo ape forse sì, ma non è quello che voglio dalla prossima vita. A dirla tutta, già allora avevo pensato che non ha senso voler essere api se ti piacciono i fiori, perché già che ci sei, puoi desiderare di essere un fiore. Fresco o secco. I fiori secchi sono comunque dei morti che teniamo in esposizione. Io ne ho dieci in una tazza di quelle che ti regalano come souvenir. Infatti quella tazza me l'avevano regalata come souvenir: ha svolto per benino il suo compito. 
Io in un'altra vita volevo essere sasso. Ci sono dei buoni motivi per cui vale la pena essere sassi: ad esempio quando ti passa sopra uno scorpione non devi temere le sue punture. E poi puoi stare una vita tra le alghe, coperto dal calcare e baciato dai chitoni. Ma soprattutto se sparano a te va a finire che di rimbalzo muore un altro.

mercoledì 28 settembre 2011

Dieciscatti

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-Io che un tempo t'avevo dato un sogno da dipingere, ma tu non sai neanche disegnare e volevi incaricarti di dipingere i sogni degli altri. Non sapresti neanche fare un bozzetto dei tuoi, ti ci vorrebbe l'eternità. Per sempre per sempre... che neanche te lo puoi immaginare cosa voglia dire per sempre, come se potessi davvero far passare una notte semieterna di tre trilioni di generazioni ed essere ancora lì ad aspettare... quando non valeva davvero la pena di essere così pazienti. Se dici per sempre, mi stai mentendo. Piangi e vuoi che il mondo intero pianga con te... ma al mondo intero non gliene frega nulla della tua tristezza, neanche al mondo parziale. Forse a una, due o poche più persone. Di te e dei tuoi pianti, di te che non sapresti neanche disegnarla, una lacrima.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-La gente che parla del mare e lo descrive senza usare le parole opportune, vede le onde e pensa che sia tutto normale, che non ci sia niente sotto, non ci mette dentro la testa forse per la paura di affogare o per non vedere i mostri, che nessuno li vede mai. Il mare da sopra è come se fosse piatto non si sa nemmeno dove sta il fondale. Non si sa come quando tu vedi me e non sai cosa c'è dentro, come quando io vedo te e non so cosa c'è dentro. Ma io per un attimo l'ho saputo perché in quell'attimo c'ero dentro di te e ho messo la testa nel tuo mare, tu invece non l'hai saputo cosa c'è dentro, nell'attimo in cui c'eri dentro anche tu non hai capito, non hai fatto attenzione, non hai messo la testa nel mio mare, ma quando tu entri dentro di me devi sempre fare attenzione, non puoi improvvisare e potevi dire vaniglia, verde o anche un semplice bel suono e invece hai guardato solo le apparenze e m'hai detto "che bravo".

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-L'inutilità dei nomi, perché Mathilda forse si chiamava in un altro modo ma non gliel'ho chiesto e mai glielo chiederò, sarà difficile incontrarsi un'altra volta ma rimarrà il cristallo di un ricordo che sarà per sempre bello, quando non ci si rivede una seconda volta non si rischia di fare una cattiva impressione dopo quella iniziale, neanche se stai parlando di una gatta.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-Ci sono lucertole, lucertole ovunque ma non le posso defenestrare, sono più grosse delle finestre, non riescono a passare. Se tolgo gli infissi potrebbero passarci a filo, appena appena. Ma perché la gente non vuole quattro, cinque, sei lucertole giganti in casa questo rimane un mistero. Che d'estate mangiano le zanzare e d'inverno se non c'è di meglio mangiano te.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-Ho visto te che te ne sei andata e stavolta non ritorni davvero, ma almeno vuoi chiuderle le porte quando te ne vai? No perché già lasci sempre accesa la luce, ma almeno le porte chiudile. O mi va bene anche il contrario se ti è più facile da ricordare: spegni la luce e lascia aperte le porte. Chiudi la luce e spegni le porte, se ti va. Ma la luce aperta e la porta accesa non si può fare, perché altrimenti vuol dire che ce l'hai proprio con me e non mi merito un'attenzione negativa, giuro che mi accontento di tutto quel che mi hai lasciato. Di tutti i lamponi che ho rivisto, e sono tanti, non ce n'è stato più nessuno che sapesse di elastico e non credo ne troverò altri facilmente. Mi manchi e mi manco anch'io quando non ascolto la tua voce.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-C'era una limaccia bianca il suo sangue era marrone strisciava poco convinta con un legno infilato quasi al centro del suo corpo. Perché la gente quando vuole è molto cattiva con la limaccia, ci puoi buttare su del sale per farla sciogliere, ma te lo immagini come può essere morire sottosale? Perché un uomo qualunque in croce fa notizia e passa alla storia come figlio di dio, mentre una limaccia impalata me la ricordavo solo io, col suo sangue marrone. Strisciava poco convinta, ma con un ramo infilato nella schiena io non saprei neanche fare quello.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-Uno che per qualche motivo si deve conoscere e allora ha in mente che bisogna fare domande, tipo "a casa tutto bene? com'è andata quest'estate? e ora quando riparti? tuo nonno come sta?". Ma io nonni non ne ho più
uno da tanto e uno da meno ma comunque abbastanza tempo e a te cosa importava di gente che non sai neppure come si chiamava? Che poi se ti chiedo qual è il mio nome non sai neppure la risposta, io non mi sono mai permesso di chiederti come stavano i tuoi morti, o come stavi tu quando avevi voglia di morire e i tuoi morti li invidiavi anche.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-Un tempo c'era una finestra, proprio lì davanti a me. Ci potevo vedere il vuoto, se stavo basso basso era solo cielo. Come si faceva un tempo a vivere così? Io vedevo il cielo e avevo tutto il tempo per pensare. Io mi permettevo il lusso di avere il tutto il tempo per pensare e non avere pensieri. Avevo una finestra e c'era pure la tenda, ma non serviva. Anche ora ho una finestra, che però mi sta di lato. Ha una tenda, serve. Serve perché il colore è cambiato, a me piace anche il viola ma non è spontaneo di notte.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-Quei libri che ti  parlano della Turchia che io non ho mai letto. E anche lei che mi parla della Turchia, quanto dev'essere bella Smirne. Io non lo so e non mi interessa saperlo, di mio a Smirne per il momento non ci vado e non vado neanche da lei, nè andremo un giorno insieme a Smirne. Non fa per me e non fa per lei con me, forse fa per lei con un altro o per lei anche da sola. Se vuole fuggire un'altra volta da me o da se stessa sa che può anche andare là. A me per fuggire da lei può bastare stare qua.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-Un'ape. O una vespa, non le so distinguere. Era grande, la più grossa che abbia mai visto. Non volava, camminava e basta. Sarà stata lunga circa cinque centimetri. Andava da una parte all'altra del muretto. Però non avevo gli occhi chiusi, avevo gli occhi aperti. L'ho vista davvero. Ogni tanto mi succede di vedere anche la realtà.
 

venerdì 29 luglio 2011

Camilla

Camilla mi regalò dei fiori, un po' di tempo fa. Nel 2004. Arrivò al parco senza che la stessi aspettando e mi diede dei fiori. Su Camilla qualcuno potrebbe raccontare tantissime cose, ma non io, perché non la conosco molto bene. La vidi tre volte. La prima volta le dissi che mi piacevano i fiori, la seconda lei me li regalò, la terza ci salutammo e ci chiedemmo vicendevolmente come andava. Andava bene a tutti e due, ma siccome ci stavamo annoiando un po' mi diede un bacio. Eravamo a una festa tendenzialmente triste in casa di uno che a quel tempo frequentavo abbastanza ma di cui non ricordo il nome. Credo si chiamasse Anders. O in alternativa Matt, ma pure Nils non gli sarebbe stato male come nome. Potrebbe essere che si chiamasse Anders Nilsson. Nils Andersson quasi sicuramente no. Di lui ricordo però il volto. Ricordo anche quello di Camilla, era attorniato da treccine ma non saprei dire il colore che avevano all'epoca i suoi occhi. Quello non è un dettaglio a cui bado molto, non mi convince 'sta cosa di cui tanta gente pare essere certa, che gli occhi sono lo specchio dell'anima. A me non importa degli occhi. Ignoro il colore degli occhi di tanti miei amici. Ne ricordo di altre persone, tipo c'era una che quando stavo in quinta liceo era in prima e aveva delle iridi grigie decisamente belle. Però non so più come si chiama... quindi è più importante ricordarsi il nome di una persona o il colore dei suoi occhi? Forse nessuna delle due cose. Comunque, di Camilla non ricordo le iridi, ma mi sorrideva costantemente e aveva un piercing sul sopracciglio sinistro e per quello mi piaceva. Perché io sono incline a farmi piacere le ragazze che hanno un piercing sul sopracciglio. E se è il sinistro è ancora meglio. Ci sono ragazze che senza piercing sul sopracciglio (sinistro) non mi piacerebbero, o mi piacerebbero meno. Camilla l'ho sempre vista col piercing, ma mi spingo a dire che anche senza mi sarebbe potuta piacere. Aveva anche un piercing sulla lingua, un anellino al labbro inferiore e uno al naso (lato destro). E mi ricordo che trovavo belli i vestiti che portava, cosa strana perché apparteneva alla categoria delle ragazze svedesi e normalmente non è che loro abbiano un gusto che si abbina al mio per quanto riguarda il vestire. La prima volta che la vidi e la volta in cui mi regalò dei fiori aveva la stessa gonna lunga e larga. La volta dei fiori eravamo in un parco e c'era il sole, oltre che alberi cani amiche e lampioni. 

I fiori... nascono, sbocciano e crescono per poi appassire, sempre che nessuno li colga prima. I più sfortunati vengono falciati e buttati via da quelli che vogliono mantenere l'ordine dei giardini e dei parchi. Assassini. 
Altri va a finire che non tornano alla terra ma teniamo i loro scheletri in mostra in qualche vaso o nascosti in qualche libro. Io quelli che mi regalò Camilla li conservo dentro il dizionario di inglese.

venerdì 25 marzo 2011

L'illusione del criceto

Mi trovavo in un negozio di animali e stavo facendo alcune delle mie riflessioni sul loro mondo, di quelle che mi piacciono tanto. Tipo cosa sognano i criceti e cose del genere, per avere un inizio soft, anche se non è che la sfera dell'inconscio sia uno scherzo. Però, un criceto cosa potrebbe sognare? Quello che stava là sicuramente qualcosa di bello perché era visibilmente rilassato. Quello accanto a lui invece stava cercando una via di fuga, solo che in una gabbia con pareti di vetro il criceto si trova a disagio e fallisce subito la missione. Chissà se poi si trova più a disagio in una gabbia di metallo... nel senso che magari pensando di riuscire a scappare, quando poi si accorge che invece non può magari ci rimane anche più male. C'era pure una sorta di lucertola che stava cercando di capire come fare per scappare. E anche un serpente, mi sembrava. Perché può essere che lui stava solo provando piacere a strisciare intorno alla serratura della porticina. I ragni invece non lo so.
I ragni. Io ho molta paura dei ragni, un tempo no, tipo quando ero bambino di quelli piccoli piccoli mi ricordo che non mi davano noia. Poi quando sono diventato bambino di quelli un po' più grossi dev'essere successo qualcosa che ho rimosso. E ho iniziato a temere i ragni ma proprio che non è roba da "bleah un ragno che schifffff", no, è più roba da "aaaaaaaaaaaargh un ragnaiutoaiutoaiutoooooooo" e poi -se esiste la possibilità- scappare. Diceva Sofia (che non sto qui adesso a raccontarvi per benino chi è perché poi vado fuori tema) che lei aveva il terrore delle rane. Ma non è la stessa cosa... le rane si evitano più facilmente dei ragni. A meno che non si abbia uno stagno in giardino e allora sì ci sono grossi problemi. Ma tendenzialmente non è che uno va a farsi la doccia e si trova una rana che lo guarda dal soffitto. Mi pare molto più possibile che succeda con un ragno.
Comunque, mentre guardavo altri roditori che erano tipo i criceti ma con la coda (o se volete erano tipo topi ma con il pelo lungo), pensavo che tutti questi animali meritano in qualche modo rispetto, anche i ragni. Non è bello se io passo davanti a tutte le vetrinette facendo degli ooooh di stupore (a livello teorico, non pratico) e di meraviglia e degli aaaaah di panico (a livello teorico e magari anche pratico) quando vedo i ragni. Allora ci ho provato a passare davanti ai ragni con indifferenza, tanto stavano accanto alle rane e ai serpenti. Però niente... appena ho visto che da dietro la ciotola spuntavano due zampe oltremodo grandi per appartenere a un qualsiasi aracnide che non mi faccia paura (va beh, non avrebbero dovuto superare i due millimetri...), m'è presa l'ansia e ho guardato da un'altra parte. Questo per dire che i ragni non se la devono prendere sul personale se incrociando la loro vita con la mia si ritrovano spiaccicati sotto un libro o una ciabatta. So bene che nessuno lo penserebbe mai, ma ho anche io i miei problemi.

venerdì 31 dicembre 2010

Vol. IV

Come da consuetudine ormai quadriennale, ecco il mio riassunto in musica degli ultimi dodici mesi. Come al solito ho dovuto scartare qualche canzone... perché nonostante la moderna tecnologia, la regola dice che non si può andare oltre gli ottanta minuti del classico cd!  Su tutte, rimangono fuori Cold colours (Rotting Christ), Solace (Vanessa Mae)  e Twist (Ultrababyfat... una roba risbucata fuori a sorpresa dopo 13 anni, se non sbaglio). Volendo anche The partisan avrebbe avuto un suo perché (Leonard Cohen), così come Pane e rose (Casa del Vento).
Niente metallo a 'sto giro... e neanche troppe parole. In fondo, così tante volte se ne fa un uso spropositato...

  1. Depeche Mode - Enjoy the silence
  2. System of a Down - Spiders
  3. Gary Jules - Mad world
  4. Pink Floyd - Comfortably numb
  5. Andrea Parodi - Armentos
  6. Apocalyptica - Ruska
  7. Notwist - Pick up the phone
  8. Baustelle - Le rane
  9. Sonic Youth - Kill yr. idols
  10. Giorgio Canali - Lezioni di poesia
  11. Dark Sanctuary - Les memoires blessees
  12. Yann Tiersen - Palestine
  13. Rammstein - Fruhling in Paris
  14. Tenhi - Etaisyyklien taa
  15. Journey - Any way you want it
  16. Celtic Frost - Winter (Requiem)
  17. Musica per Bambini - Cose da non fare al gatto
  18. Russian Circles - Malko
Durata: 77 minuti e 44 secondi...

sabato 18 dicembre 2010

Pagine bianche

Tempo fa ero stato taggato in una nota di Facebook, in una sorta di giochino in cui ad alcune semplici domande si doveva rispondere utilizzando il titolo di un libro letto. Siccome le note su Facebook non mi garbano e siccome mi mancano tre quarti d'ora prima di uscire di casa e non so come impiegarli, il suddetto giochino lo faccio mo sul mio blog. 

1. Sei maschio o femmina? Barabba (Pär Lagerkvist)
2. Descriviti: Tifone (Joseph Conrad)
3. Cosa provano le persone quando stanno con te? Cronaca di una morte annunciata (Gabriel García Márquez)...
4. Descrivi la tua relazione precedente: Il mondo perduto (Arthur Conan Doyle)
5. Descrivi la tua relazione corrente: C'è nessuno? (Jostein Gaardner)
6. Dove vorresti trovarti? Stanalandia (Stefano Benni)  
7. Come ti senti nei riguardi dell'amore? Fame (Knut Hamsun) 
8. Come descriveresti la tua vita? Opplero - Storia di un salto (Alessandro Bergonzoni)
9. Che cosa chiederesti se avessi a disposizione un solo desiderio? Il mondo nuovo (Aldous Huxley)
10. Dì qualcosa di saggio... La donna quando non capisce s'innamora (Maurizio Milani)
11. Una musica: Peer Gynt (Henrik Ibsen)
12. Chi o cosa temi? Il sentiero dei nidi di ragno (Italo Calvino)
13. Un rimpianto: Il taglio del bosco (Carlo Cassola)
14. Un consiglio per chi è più giovane: La battaglia (John Steinbeck)
15. Da evitare accuratamente: Una banda di idioti (John Kennedy Toole)