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lunedì 5 gennaio 2026

Vol XIX

Ti aspetterò nell'ultimo giorno d'estate

  1. La Rappresentante di Lista - Mina vagante
  2. M83 - Wait
  3. Caspian - Separation No. 2
  4. Imbaru - El olvido
  5. I am Waiting for You Last Summer - Today we escape
  6. Wet Leg - Ur mum
  7. Peter Schilling - Major Tom
  8. La Raza de los Cabizbajos - El sueño multicolor del robot de juguete
  9. Second Still - You two so alike
  10. Beach Boys - Surfin' safari
  11. Long Distance Calling - Blades
  12. Amanda Lear - Follow me
  13. Chris Isaak - Wicked games
  14. Kwoon - Jayne
  15. Rival Consoles - Recovery
  16. The Abyss Inside Us - There will always be hope
  17. Fémina - Mi eje
  18. Nytt Land - Sólarljóð
Durata: 79 minuti e 6 secondi...

mercoledì 1 gennaio 2025

Vol XVIII

Porque al final solo es carne

  1. Gata Cattana - La prueba
  2. Die Roten Punkte - I wanna go to Tokyo
  3. Bis - I'm a slut
  4. I Vazzanikki - Parabola ascendente
  5. Iolanda - Grito
  6. Lynched - Carlo Giuliani
  7. Residente ft. Amal Murkus - Bajos los escombros
  8. Ghali - Casa mia
  9. Otyken - My wing
  10. Long Distance Calling - Giants leaving
  11. Human Tetris - No One
  12. Slowdive - Avalyn
  13. Tea - Satellite
  14. Mazzy Star - Fade into you
  15. Lost in Algorithms - Post-truths
  16. Baïuca - Alentejo
  17. Feiká ft. Rökurró - Svanur
  18. Daniela Pes - Carme
  19. Sophie Hunger - Le vent nous portera
Durata: 78 minuti e 27 secondi...

lunedì 1 gennaio 2024

Vol XVII

I'm not having any fun.

I'm over it. 

  1. Eels - Manchild
  2. Baiuca - Olvídame
  3. A Swarm of the Sun - I fear the end
  4. Sleepmakeswaves - One day you will teach to let go of my fears
  5. hecklAa - Yamuna
  6. Wardruna - Raido
  7. Lili Refrain - Earthling
  8. Portishead - The rip
  9. Placebo - Burger queen
  10. Gorillaz - On melancholy hill
  11. Band of Horses - The funeral
  12. Cigarettes After Sex- Nothing's gonna hurt you baby
  13. Still Corners - Berlin lovers
  14. Gísli Gunnarsson - Sky opener
  15. Daniele Silvestri - A bocca chiusa
  16. Huntza - Aldapan gora
  17. Giancane - Sei in un paese meraviglioso
  18. Gata Cattana - Lisístrata
  19. Creeds - Push up 
Durata: 79 minuti e 38 secondi...

giovedì 18 giugno 2020

Ricordi sbocciavano i rincospermi

Ho sempre pensato che, se proprio dovessi rinunciare a un senso, rinuncerei all'olfatto. Non ho cambiato idea ultimamente, lo penso ancora. In queste settimane però devo dire che alcuni odori che si sentono nell'aria costituiscono una delle poche cose capaci di portarmi lontano. Già che lontano, fisicamente, pare impossibile andare. Almeno per il momento. L'aria, quando si può respirare liberamente, porta con sé il profumo dei falsi gelsomini, che spesso si mischia con quello di altri fiori, che odorano di un caldo intenso e di ricordi confusi e lontani: sanno di succhi di frutta e di nonni, di trampolini elastici e di asfalto che scotta, di ghiaccioli al limone e di luci lontane, di ventole che ruotano tardi con l'unico soffio di vento della sera e di luna piena, di terra appena irrigata e telefonate perse. Preferisco il profumo silenzioso della betulla e del fungo, l'odore del freddo che frusta la pelle, ma quest'anno va così. L'ultima estate passata da queste parti fu quella del 2005. Allora fu per un virus che colpì solo me. Pare che quando si sta bene, non ci siano motivi validi per restare qui tra giugno e settembre. 

venerdì 29 dicembre 2017

Dieciscatti nello stagno

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-Un edificio in legno, a pochi metri da quel che chiamano comunque mare. Non so se ci sia il sole o se stia piovendo, c'è sicuramente un vento che mi avvolge, forte e delicato. Penso possa esserci il sole.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-L'attraversamento pedonale più celebre stampato nella mia memoria. Non è Londra, non ci sono i Beatles.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-All'improvviso, è come se si ritovassero allineati tutti gli astri, tutti i pianeti. Un momento di perfezione. Il legno, il fuoco. Le rane.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-Il sole, la montagna, maestosa, sul fondo. Ma è un deserto che brucia. Intanto le zebre parlano, i Ramones cantano, premonitori, che le cose non durano per sempre. E in qualche modo, baby, non lo fanno proprio mai.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-Nel ritmo incessante delle stagioni, non cambia nulla: è di nuovo un autunno a seguire ll'estate, le fragole si declinano al maschile in un nuovo abc. Un gradino qualsiasi diventa uno spazio meraviglioso.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-Accanto alla metro c'è un parco. Ci sono diversi cani, si intravedono tra le altalene, gli scivoli, le panchine prive di listelli e cariche di scritte. La nebbia sfuma i colori già bui. Cala l'umidità, ma tra le mani si sente un calore di grandezze diverse, un caldo che dà i brividi ed è difficile, se non impossibile, da spiegare.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-Una piccola lastra trasparente sormontata da un tubetto metallico giallo ci divide. All'epoca non pensavo sarebbe stato per sempre. Rimane solo il profumo di lampone intriso su un piccolo pezzo di gomma elastica, fin quando non svanìsce pure quello.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-Una danza nella neve, che di quest'ultima conserva solamente il freddo. Poi si trasforma solo in una danza nella nebbia, con una sola luce distante e imprigionata in una fessura. La mattina i gabbiani volano come falchi, io mi limito a camminare veloce, ma non leggero.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-Una sera piovosa, molto piovosa, esco quasi all'improvviso. Due birre, diverse risate, una ghianda. Tutto ciò non è nei piani. Anche dopo le due birre, le diverse risate e la ghianda, continua a piovere tanto, moltissimo. Sarebbe uguale anche se fosse in un film. Gocce che corrono così veloci da sembrare piccole frustate tra gli occhi. Pare quasi spontanea, naturale l'offerta di un riparo, di un posto per scaldarsi. L'ultimo treno sembrava solo in transito, invece sta rallentando. Si ferma. Si aprono le porte. Non salgo.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-Un'epoca molto più recente, una strada conosciuta, fatta innumerevoli volte. Mi fermo, al margine del marciapiede. Da lì sono passate migliaia di persone. Probabilmente continueranno a passarcene altrettante. Un tempo era successo che tutto si trovasse lì. Era passato anche un momento in cui si avevano migliaia di futuri a disposizione. Invece ora c'è un momento in cui, tutt'intorno, non resta che aria. Non si vede nessuno all'orizzonte. Tutto vuoto: la larghezza, l'altezza, la profondità, il tempo.

venerdì 11 marzo 2016

Och tåget rullade en gång till

Dopo l'uno, senza sorprese si presentò il due. Il problema sul quando stare altrove fu mitigato da eventi sportivi in cui si rividero diversi ex compagni di viaggio in quel mondo della pallavolo che ancora fa sentire la sua assenza quando sempre più raramente mi capita di metter piede in una palestra. L'ultima volta, proprio in quel palazzo, dopo un'entrata trionfale accompagnata da insulti di un'intera tifoseria, ci fu l'unico trofeo. Dopo anni, ci fu una stretta di mano e un ringraziamento a chi mi portò la coppa sotto gli occhi. All'uscita pioveva, sia dentro che fuori. 
Una mattina mi ritrovai alla stazione dei bus in quel posto dove circa vent'anni prima avevo visto chissà quanti concerti, attaccato alle casse, con le botte fisse sulle creste del bacino, tra l'odore di birra e di marijuana. Invece ero a tanti anni e qualche centinaio di metri di distanza da tutto ciò, con una valigia rossa e un adesivo polacco in attesa. All'arrivo fu Nizza, troppo italiana, tra topi, l'uomo nero e un carnevale che non mi fece divertire. Un passaggio sulle montagne, un altro di ritorno verso il confine, un monastero lasciato vuoto, il freddo al pensiero di dio, la rabbia al pensiero che un pezzo di carta basti a stabilire chi siamo e dove possiamo andare. Venne il tempo di andare a Marsiglia, di cambiare i programmi e di starci solo due giorni, tra il distruttore di Roma e l'aiutante dei siriani. Poi Montpellier. In stazione un tossico rovinò l'entrata in scena. Un giorno piovve forte, fortissimo. Un solo giorno. I gatti miagolavano alle cinque di mattina. Io ero già sveglio, a volte in contemplazione di una madonna dipinta che il tempo aveva velocemente scrostato, rendendola inesistente. A tratti sembrava ci fosse troppo tempo, un'abbondanza da lasciare vuota, non avevo nulla da aggiungere, il mio stupore era fuori luogo e del resto neppure io appartenevo a quel posto. Persi a briscola e non fu un caso. Ci fu da partire e stavolta ero io che lasciavo. C'è sempre un paio d'occhi che se ne va prima dell'altro. A Nîmes passai quel giorno che tre volte su quattro non esiste, incontrando la solitudine. Era davvero in forma e decise di restare.

lunedì 30 novembre 2015

Bulgarian wood

Non pensavo che l'ultima -probabilmente- trasferta del 2015 mi avrebbe portato laggiù. E invece, il 21 mattina alle ore 11 e 15 locali, mi ritrovavo ad atterrare all'aeroporto di Sofia. Dopo aver lasciato parte dello stomaco tra i saliscendi dei vuoti d'aria, per iniziare al meglio l'esperienza in una nuova terra straniera segnata profondamente da una quantità inusuale -per me, ovvio- di caratteri cirillici. 
In parte il viaggio era stato deciso dal caso (del tipo che una settimana prima avevo cercato "ovunque" come possibile destinazione, affidandomi poi a una delle soluzioni più economiche, per la precisione la terza, alle spalle di Lourdes e di Poznań), in parte era stato deciso da altri (del tipo che avrei voluto organizzare degli spostamenti per andare a trovare qualche persona che però o non mi ha più fatto sapere nulla o è stata colta da imprevisti imprevedibili troppo cronoassorbenti), in parte era stato deciso da un'idea mia piuttosto stupida (del tipo che l'ultima persona con cui ci si era reciprocamente proposti di vederci era Sofia, da qui la decisione che se non potevo andare da Sofia, allora sarei potuto andare a Sofia, giusto per una simpatica coincidenza dei due nomi e la sola mancanza di una d). Dunque niente Portogallo, ma Bulgaria. L'aeroporto di Sofia ha una cosa che mi è subito piaciuta: è attaccato alla metropolitana, quindi a parte la fatica di trovare la navetta per arrivare al terminal 2, non c'è lo sbatti di cercare il bus giusto per arrivare in città. E pure l'ostello dove sono stato aveva la stessa caratteristica: ci sono arrivato quasi senza perdermi (sbagliare un paio di vie mi pare accettabile). Comunque la cosa che veramente mi premeva era farmi un giro sulla Vitoša. Non che mi premesse da una vita, neanche da qualche anno o addirittura pochi mesi: no, mi premeva da una settimana, giusto il tempo di scoprire come si chiamano le montagne intorno a Sofia. Chiaramente non avevo idea di come fossero i sentieri, di cosa si potesse vedere né di come si arrivasse da quelle parti, e chiaramente essendo arrivato di sabato l'ufficio turistico era chiuso e lo sarebbe stato fino al lunedì mattina. Troppo tardi, io volevo andare sulla Vitoša il prima possibile. Quindi dopo una prima giornata girando qua e là, finalmente il secondo giorno è stato il momento di salire in montagna. Per andare dove? La risposta l'ho trovata grazie a Google: mi avevano detto del monastero blablabla e delle cascate blablabla, ma già che non sapevo dove prendere il bus 63, ho deciso che era più facile prendere il tram 5. Solo non sapevo quanto distante fosse quella meta improvvisata, né il dislivello da affrontare, né le condizioni del sentiero. Beh, il sentiero era facile e largo, tra andata e ritorno stimo una dozzina di kilometri, quindi prima che facesse buio ero di ritorno. Mi fa bene stare nei boschi. Forse perché i boschi sono un posto in cui è più giusto che altrove stare da soli. E poi ho potuto abbracciare di nuovo delle betulle, che non mi fa male. Per la cronaca, alla fine mi sono ritrovato a Zlatnite Mostove, da cui passò pure Morgan Freeman, per dire. La passeggiata nel bosco è stata la cosa più bella che ho fatto da quelle parti. Anche perché nel sacchettino di frutta secca che avevo meco c'era pure l'ananas disidratato e addirittura dei pezzetti di cocco. Il giorno successivo invece ho provato una di quelle sensazioni che d'impatto sembrano destinate a cambiare la vita. Me ne stavo a guardare una serie di passeriformi imbalsamati, pensando al fatto che probabilmente si trovavano lì da circa ottant'anni, quando d'improvviso qualcosa è cambiato totalmente. Si è spenta una luce, si è chiusa una porta, è morta una cosa che non so come definire. Qualcosa che assomigliava a una capacità di sapersi illudere sempre, ovunque, comunque. Al dolore quasi fisico ne é seguita una calma simile a quella che si può avvertire nel momento in cui sopraggiunge la rassegnazione. Ho l'impressione di essere diventato un po' peggiore quel giorno. Alle 4.22 del mattino successivo, l'ultimo grido, disperato, addolorato, acutissimo, ha squarciato il silenzio della camerata da sei. Ma ha svegliato solo me, il nippone che farà il giro d'Europa in bicicletta e la taiwanese che ha deciso di lavorare per un po' nei balcani non si sono accorti di nulla.

mercoledì 16 settembre 2015

Stand by me

-Metà maggio, Malpensa, grandine. Voli annullati, voli rimandati, voli dirottati temporaneamente su Nizza, attese lunghe, parole crociate non fatte, cioccolata fondente che inganna l'attesa. Bus notturno, amici che passano accanto senza essere visti, mattino, arrivo. Inizio di una nuova estate.
-Casa temporanea trasformata in residenza estiva semipermanente, di settimana in settimana, di mese in mese, di stagione in stagione se fosse stato possibile. 
-La neve non voleva andarsene, incollata alle vette per settimane. Le piccole cascate ammorbidivano la terra, il fango induriva le scarpe, la neve bruciava la pelle.
-La trasferta durava un giorno di più, da solo in un paese che di notte è popolato dal nessuno. Tour improvvisi in terre sconosciute, con navi cinque stelle. Si raccontavano storie sconosciute al narratore, si vedevano orsi polari di un tempo che fu e che per loro non sarebbe forse mai più tornato.
-Le prime zecche della stagione, le rane, le storie di mele che non possono essere più coltivate, il vento, gli uccelli, le pecore. 
-Il primo tour in francese, gli appunti scritti in fretta, parole che scorrevano più nella mente che tra le labbra, turisti soddisfatti non si sa come, non si sa perché. Il primo tour in francese e in italiano, turisti italiani stupiti della mia nazionalità.
-Hallon giocava coi topi e se li mangiava con avidità, non una goccia di sangue, non un osso avanzato. Durga è rimasta solo pochi giorni, colei che difficilmente si poteva avvicinare si è allontanata e non è più tornata proprio mentre ero andato a prenderle i croccantini. Skelly che aveva fame. Come me. Skelly che aveva paura ad attraversare il ponte. Come me.
-Un ragno esplodeva sullo stipite della finestra, un altro moriva perché aveva deciso di dormire nel posto sbagliato, il terzo in quattro anni in una manica dell'accappatoio. Altri soffocavano nel giallo brillante del detersivo. I più fortunati venivano portati in salvo in un giorno di sole e di pulizie.
-Un passo, due passi, tre passi, quattro passi, cinque passi, millecentotrentatre passi da casa al reparto banane del supermercato. 
-Le partite a carte e in ogni mazzo c'erano tre jolly, qualcosa di troppo. 
-C'era un punto isolato e lontano dal mondo, raggiunto di corsa senza pensare a nulla, raggiunto pianissimo raccogliendo fiori, bagnandosi di sudore o a volte anche di pioggia, ma il sole poi arrivava sempre.
-Ho fatto un bagno nel fiordo, nelle sue acque scure in quiete. Un passo dopo l'altro verso l'abisso. Immergendomi lentamente, a occhi aperti e con la pelle pronta per vedere il buio ed ascoltare il freddo. Per un attimo la voglia era di farsi inghiottire dall'acqua dolce e incatenare dalle alghe, al riparo da tutto.
-La montagna è stata amica e insegnante, soprattutto per metafore. Non importa quanto sia evidente il sentiero, ci vuole poco per perderlo. Se vuoi raggiungere la cima, impara a camminare anche da solo, perché non sempre ci sarà qualcuno che troverà abbastanza tempo o voglia per accompagnarti. 
-Come ai tempi in cui ci si scambiava le figurine (cosa in cui sono sempre stato pessimo), ci si scambiava fantasmi con demoni. 
-Inizio settembre, ultimi giorni di lavoro e primi saluti, gente che se ne va, appartamenti che si svuotano, luci che si spengono, porte che si chiudono, mani che si aprono, pullman che partono, messaggi che arrivano. 
-Ho visto la prima aurora boreale. Nasi all'insù per vedere una luce fioca fare movimenti rapidi, disegnare forme diverse, fermarsi e ripartire. Naso all'insù orientato verso un mondo parallelo inesistente.
-Prima metà di settembre, Geiranger, sole. Ore di viaggio, riposo, ore di viaggio, riposo. Gotemburgo, Trelleburgo, Amburgo, Bamberga, San Bonifacio. Montagne, mare, multe, pirati a St Pauli, birra, birre, treni in ritardo, coincidenze perse, cioccolata fondente che inganna l'attesa. Treno pomeridiano, lacrime di qualcuno che chissà da dove arriva, sorrisi di sua figlia, commenti razzisti vomitati da gente che dovrebbe stare sotto i treni invece che sopra, arrivo. Fine di una vecchia estate.

Ma cosa si prova quando non si ha niente, nemmeno dei ricordi cui aggrapparsi, quando è notte fonda?

venerdì 1 maggio 2015

Così che tu possa sentir per me quasi una solitudine

Pensando ai miei gusti climatici, tutto ciò aveva avuto un sapore inverosimile, non avrei potuto immaginare una beffa del genere: eravamo nati in un deserto infuocato per morire tra i ghiacci e le nebbie in una danza di neve. Morire danzando è stato qualcosa di estremamente grottesco. Insopportabile. 
Dopo tutto questo tempo, stanno svanendo le parole scritte dietro a foto e disegni colorati, tra altri anni lasceranno il posto a qualche nuova eco di pensieri che forse non sono neppure mai esistiti. E un giorno, anche l'eco finirà o sarà semplicemente una flebile percezione, leggerissima e sfuocata, come quella di terremoti lontani che sento nei nervi ma non nella pelle. Tutto il resto l'ho chiuso in cristalli, che rimangono semi-sepolti in quel deserto in fiamme che ogni tanto sembra destinato a sopirsi per sempre sotto le montagne di neve, dove ogni baluginio sembra morire nella nebbia e nella notte, fin quando ciclicamente tutto si scioglie al ritorno della luce. Quei cristalli hanno sempre avuto punte acuminate, ma una pelle callosa e ispessita diventerà una protezione sufficiente per non sentire più alcun dolore quando ci si passerà sopra. E proprio per questo quel giorno diventerà inutile maneggiarli. 
Hai paura del buio? No, ho paura della luce, perché al buio puoi far finta che esista tutto ciò che vuoi, la luce invece non finge, devi intrappolarla bene, chiudere ogni spiraglio. La luce ha il potere: se la fai uscire, vedo chi non c'è. Allora le palpebre erano state un'arma efficace, serrande abbassate sul mondo: ci si poteva addirittura raccontare cosa si vedeva con gli occhi chiusi. Dieci scatti. Api e bolle di sapone. 
Ho imparato una nuova lingua per poterti non parlare più. Proprio ora ne sto apprendendo un'altra, così che nella testa ho sempre più parole, ma sempre meno me ne restano nella bocca e sulle dita.

lunedì 9 marzo 2015

A ciascuno era affidato il compito di vegliare sulla solitudine dell'altro

Circa due anni e mezzo fa (settembre 2012) mi era capitato di fare una riflessione sui calzini e sul destino che inevitabilmente li lega a coppie. La stessa cosa naturalmente è valida anche per i guanti, a meno che non si tratti di guanti da forno, ad esempio. Ieri è successo il brutto: un guanto è andato perduto. Non lo ritroverò mai più. Il suo gemellino è ora solo. Questa notte l'ho fatto dormire sul cuscino accanto al mio, ora sento i suoi occhi che non ha su di me. Le sue dita mi indicano, tutte e cinque insieme. Mi accusa. Una parte vagamente razionale mi avvisa che i guanti probabilmente non hanno la capacità di serbare rancore, ma nonostante ciò mi sembra di avergli fatto uno sgarbo -seppur ovviamente involontario- imperdonabile. Non riuscirò mai più a ricucire il rapporto che c'era prima tra me e lui. Non ricordo neppure quanti anni avevano passato insieme... ed ora si trova solo. Mi spiace veramente molto. Intanto fuori nevica. Domani se farà freddo mi metterò le mani in tasca.

venerdì 2 agosto 2013

Coffee break

Nell'estate del 2003 di questi tempi avevo già fatto le valigie ed ero grosso modo in Norvegia, per la prima volta in vita mia. Dev'essere stato quello il periodo in cui vidi Geiranger per la prima volta. Quando ci tornai tre anni dopo, non mi ricordavo affatto di quel fiordo: pare che nel 2003 stessi dormendo e poi era pure assai nuvoloso, quindi non c'era molto da vedere. E a parte questo, quando viaggio se possibile dormo tutto il tempo.
Nell'estate del 2003 di questi tempi ero in Norvegia per la prima volta in vita mia ma in realtà stavo andando in Svezia. Stavo per fare un anno di Erasmus, quella cosa che uno va a studiare all'estero per arricchire il proprio bagaglio culturale, avere una formazione più ampia, poter approfondire aspetti della cultura e della storia di un altro paese e tante altre cacate del genere. Voglio dire... come se a me potesse importare veramente qualcosa di fare due esami di archeologia vichinga per sapere qualcosa in più sulle monete arabe trovate in Scandinavia.
Comunque 'sta cosa dell'Erasmus era una fissa che avevo da prima di cominciare l'università, forse è stato uno dei motivi principali per cui alla fine ho deciso di perdere del tempo in studi inutili. E non è che mi possa vantare di essere stato scelto per particolare bravura: quando ci furono le selezioni eravamo tipo in tre a voler andare a Lund e gli altri due non erano neanche studenti di lingue. Per perdere il posto avrei proprio dovuto essere in competizione per il premio re degli scarsi.
Fatto sta che comunque nell'estate del 2003 di questi tempi ero in Norvegia per la prima volta in vita mia per andare in Svezia a fare l'Erasmus, perché per merito mio o demerito altrui alla fine avevano scelto me. Non era la prima volta che andavo in Svezia. La prima volta avevo 17 anni. O forse ancora ne avevo 16... boh, comunque era l'estate in cui prima ne avevo 16 ma poi anche 17. Minicrociera tra Helsinki e Stoccolma, visita di Stoccolma in giornata e ritorno a casa con la stessa minicrociera (di cui ricordo soprattutto il Salmari, Rhonda, una cena a buffet inclusa e un Claudio che pensava che tutti gli asciugamani in cabina fossero suoi).
Visto che era l'estate del 2003 quella in cui di questi tempi ero in Norvegia per la prima volta in vita mia anche se in realtà stavo per andare in Svezia a fare l'Erasmus, tra un paio di settimane saranno 10 anni giusti giusti che me ne sono andato a Lund. A settembre ci sarà anche la reunion per celebrare l'evento. A Berlino. Sì, si è deciso che è poco importante tornare nel posto giusto, l'unica cosa importante è ritrovarsi e far festa come una volta, tutti insieme. In un posto più economico, così che ci si potrà devastare senza l'ansia di spendere troppo. Ci saranno Livio, Angela, Alex, Marko e molti altri. Stanno scrivendo un sacco di messaggi anche su facebook, stanno organizzando tutto per benino (tipo che hanno riservato un ostello per l'occasione, in modo da non perdersi neanche un attimo di festa andando in un altro ostello a dormire). Insomma, uno sbatti di quelli che io non avrei mai fatto. Quasi ogni giorno vedo che c'è qualcuno in più che comunica con entusiasmo il suo esserci o con moltissima tristezza e poco velato disappunto la sua impossibilità a partecipare, vuoi perché vive in Australia, vuoi perché gli è appena nato un figlio, vuoi perché ha un lavoro e non può prendersi ferie in quel periodo. Io non ho ancora risposto, all'inizio avevo buttato lì un "forse vengo" quando ancora non era ben chiaro chi fosse interessato alla cosa, ma in realtà già ora so che non ci andrò. E non mi dispiacerà neppure non vedere Livio, Angela, Alex, Marko e molti altri. Niente di personale con loro, è che non li conosco. Su 40000 studenti che c'erano, mica li potevo conoscere tutti.
L'anniversario mi dà occasione però di chiudere a modo, con un bell'elenco di quelli di cui si potrebbe anche fare a meno, ma in fondo neanche respirare è necessario per alcune persone, che invece si ostinano a farlo. 


###Inizio finale rimembrativo###

I primi dieci ricordi dell'anno Erasmus:
  1. i pomeriggi passati al bar con Sofia
  2. le cene sociali della domenica
  3. le partite di ping pong in sala
  4. l'odore di glicine lungo la strada per andare in biblioteca
  5. le feste interrotte dall'arrivo della polizia
  6. i 27 punti in una gara con il LUGI Lund persa comunque con disonore
  7. i fiori che mi regalò Camilla
  8. le libellule
  9. il campeggio in casa causa pioggia
  10. i cd della biblioteca
---Fine finale rimembrativo---

domenica 4 novembre 2012

Pacco posta visita partenza

L'altro giorno sono andato in stazione. Ho sbirciato nella sala d'aspetto che stanno rifacendo: niente sedie in legno,  han cambiato tutto e sembrerà la sala d'aspetto di tante altre stazioni. Ma soprattutto fuori hanno messo delle panchine nuove. In metallo, con le stanghe cilindriche piccine che così se piove si asciugano più velocemente. Sono uguali a quelle che ci sono in tante altre stazioni. Prima invece avevamo quelle coi sassolini. Quelle coi sassolini rimanevano bagnate anche tutto il giorno dopo il temporale, anche col sole, le goccioline rimanevano impigliate in qualche angolino e non se ne andavano via così facilmente. E poi dopo circa cinque minuti che ci si stava seduti, si poteva riconoscere ogni singolo sassolino sotto il proprio culo. Anzi, quasi dentro...  si trattava di sassolini abbastanza invadenti e per aumentare la scomodità alcuni erano anche discretamente appuntiti. Per me in stazione ci sono sempre state le panchine coi sassolini, non me ne ricordo altre, da quando da bambino mio nonno mi portava a vedere i treni merci e si contavano i vagoni a quando la sera andavo a veder passare l'ultimo Milano-Piacenza, pensando a come mai le persone stavano andando a Piacenza a quell'ora. Quando andavo con mio nonno c'era anche la fontana con i pesci nell'acqua, poi è rimasta la fontana con l'acqua stagnante senza pesci, ora c'è la fontana e nemmeno l'acqua stagnante, così la gente non la guarda più. Se ci fossero ancora i pesci, andrei in stazione più spesso forse. Tanto tempo dopo la sparizione dei pesci, è sparito anche il Milano-Piacenza: qualche anno fa han deciso di farlo passare da un'altra parte e qui ci hanno messo il Saronno-Lodi, l'ultimo adesso arriva più tardi e così quando mi capita vado a veder passare il penultimo perché non ho voglia di uscire dopo mezzanotte solo per pensare come mai le persone stanno andando a Lodi a quell'ora, anche perché è tutta un'altra cosa: Lodi non è una meta tanto esotica quanto Piacenza.

domenica 22 gennaio 2012

Per esempio, Monica

Ci sono nomi che hanno origine greca o latina o pure diversa che uno non sa cosa vogliono dire, va beh. E allora li dà al proprio figlio (o figlia) anche se hanno un significato tristissimo, tipo Biagio (ossia balbuziente). Ci sono invece altri nomi che uno sa pure cosa vogliono dire e non mi capacito perché li dà lo stesso al proprio figlio (o figlia). Tipo Soledad.  
Comunque... siamo nel 2012 da oltre 20 giorni e ancora qui non si è parlato di buoni propositi! Per prima cosa, mi bullerei un attimino del fatto che gli obiettivi per il 2011 li ho in gran parte centrati, in quanto:

-sono arrivato a 31 anni
-senza prendere l'encefalite da zecca né prima né dopo (e non avevo zecche sui polpacci a farmi compagnia durante). Ma è stato facile, non ho incontrato zecche, forse saranno affogate sotto la pioggia costante dell'estate scorsa
-non sono diventato proprio tollerante con chi scombina le bustine da zucchero in mia presenza ma non ho neanche fatto stragi
-ho ricominciato a studiare qualcosa. Non mi sono sbattuto molto, ma ho ricominciato, che è meglio di niente
-il segreto della felicità non l'ho trovato. Uno su cinque ci sta di non prenderlo proprio

Poi c'era quell'altro grosso che dicevo un anno fa, che però non era proprio un buon proposito perché non sapevo neanche come catalogarlo... quello comunque è successo che non c'ho più pensato, anche perché non avevo da concentrarmi molto in quanto si basava su due sole possibili opzioni escludenti (che chiameremo A e B). Insomma, A avrebbe dovuto di suo far sparire B e/o viceversa. Non so come, però, io non ho seguito né l'opzione A né l'opzione B e *puff!* è apparsa dal nulla l'opzione C. Inaspettata. A e B erano come quando hai davanti un'oliva e puoi decidere solo se A mangiarla o B non mangiarla. C non esiste, puoi cambiare idea da B a A (nel fatto specifico dell'oliva è più difficile -una volta mangiatala- cambiare da A a B). Insomma, questa opzione C è come se fosse il quarto lato di un triangolo. O il quinto di un quadrilatero. O il sesto di un pentagono. O il settimo... beh, chiaro il concetto, no? Quindi mi sono ritrovato con un'opzione sorprendente che alla fine non me ne faccio niente ma se per quello anche di A e B non ci facevo nulla, ma almeno quelle avevano una struttura logica. Invece trovarsi davanti a 'sta C è come andare al mare e non trovarci né l'acqua né la sabbia né i fondali né le stelle marine né i cavallini marucci né lo squalo né il signore che vende la noce di cocco fresca.  
Per i buoni propositi targati 2012, non m'è venuto in mente quasi niente. Ed è per questo che non ne avevo ancora parlato. Ci ho pensato e anche per benino eh, ma niente. Quasi. Va beh, potrei buttare lì che ci tengo ad arrivare ai 32 anni, non mi sembra tanto prioritario come era invece l'anno scorso arrivare a 31 ma vista la scarsità di idee lo tengo buono. Tra le cose che ho davvero da fare, però, c'è quella di rammendare finalmente tutti i calzini bucati. E farmene una ragione che alcuni di loro sono irrimediabilmente lisi. Io coi calzini però c'ho un rapporto troppo sentimentale che mi fa venire tristezza quando sono da buttare via. Quel giorno non sarà facile. 
Un altro proposito potrebbe essere leggere più libri dell'anno scorso (non uno sbattimento eccessivo, devo solo arrivare a 15 e sono a 3 al momento quindi è fattibile... sì, mi piace e lo metto). 
Volevo arrivare a cinque ma quelli che mancano nel caso li aggiungo un'altra volta (non intendo passare il sabato sera qui a pensarci), quindi ricapitolando...

COSE DA FARE NEL 2012
-compiere 32 anni 
-rammendare tuuuutti i calzini bucati e buttare quelli irrecuperabili
-leggere almeno 15 libri

...e anche per quest'anno ci abbiamo pensato e siamo a posto così. 

sabato 24 dicembre 2011

Viale Ortles

Quando sono quasi le nove di sera le luci disponibili sono solo quelle elettriche, in questo periodo cariche delle intermittenze natalizie presenti a balconi, finestre e cancelli, mentre i fari si susseguono senza sosta in entrambe le direzioni. Parchi racchiusi da inferriate e cemento ci rammentano quanto è stato fatto per la nostra sicurezza: è per il nostro bene che dopo una certa ora nessuno può passare sotto gli alberi seminudi là dentro. Fuori donne semianziane con un taglio fresco festivo corrono a casa, signore similimpellicciate fanno gli ultimi acquisti per far la loro bella figura il giorno di massimo splendore del consumismo, signori incravattati di ritorno dalla loro noiosa giornata d'ufficio imprecano per una precedenza negata, prostitute multicolori instivalate ma infreddolite aspettano di iniziare il loro, di lavoro. Alcune ammiccano, non importa che tu sia pedone, ciclista, autista. Altre fumano, altre telefonano, altre ancora scambiano poche parole con la propria dirimpettaia, una guarda davanti a sé, nel nulla, forse interpretandolo come metafora del futuro. Quella dopo la rotonda s'accosta a una BMW. L'uomo all'interno è quasi più grigio della carrozzeria della sua auto, dalla giacca ai capelli. Sulle scale di un edificio pubblico ridono e scherzano sudamericani in gruppo, tra bottiglie vuote di Corona e cartoni pieni di pessimo vino rosso. Io passo accanto a tutto ciò e ripenso insistentemente a una panchina vuota e gelata che ho rivisto una manciata di minuti prima dopo tanti anni. Era un tempo in cui potevo tremare anche senza avere freddo. 

giovedì 24 novembre 2011

Migrazioni

Un bel giorno uno entra in Splinder e si ritrova la notizia che il 31 gennaio là chiudono tutto. Così, come se nulla fosse. Manco in internet si è esenti dallo sfratto. Quindi m'è toccato cercare una nuova casa per 'sto blog, dopo una rapida ricerchina con gùgol ho scoperto che il passaggio che avrebbe richiesto meno sbattimenti era quello su iobloggo (che non avevo mai sentito nominare). In realtà avevo provato a spostare tutto su wordpress, ma era necessario un plugin che non ho capito dove andava installato e soprattutto non avevo voglia di pensarci troppo, quindi chi lascia la strada difficile per quella semplice fa meno fatica e va bene così. Che poi la cosa non è stata proprio sbattimento-esente perché la prima volta che ho provato a importare l'archivio mi ha copiato solo 9 post, poi per un po' non è riuscito a collegarsi a splinder (dove ci saranno migliaia di utenti nel panico che smanettano sul nulla per impallare ulteriormente una povera piattaforma agonizzante), poi a poco a poco si è deciso a copiare tutto quanto, anzi, pure qualcosa in più. Cioè, alla fine avevo più post qui che dall'altra parte. Ora anche, perché c'è questo che di là non ho scritto. Anche perché già che ero lì a fare 'sta cosa, ho detto e va beh, facciamo anche il reindirizzamento. Che lascia la libera iniziativa a chi visita il vecchio blog, che ora è costituito da una pagina bianca con un link a questa, così uno fa sempre in tempo a cambiare idea e non venire fin qui. Anche perché tanto il 75% dei visitatori è costituito da tossici che stanno cercando droga, quindi si risparmiano di leggere troppa roba inutilmente. 
Comunque il template e tutta quella roba lì è rimasta uguale, c'è quella roba che dice tagphotoalbum non supportato ma chi se ne fotte. 

giovedì 1 settembre 2011

Driiiiiin

Pare essere molto tardi, la sveglia suonerà presto e non ho così tanta voglia di pensare bene bene a quel che avevo in mente di scrivere. Però è anche l'ultima sera che sto a Stryn, da domani si finisce il lavoro e si torna ad essere dei disoccupati... valeva dunque la pena passare di qui e lasciare un segnetto immortale, anche se non c'entra nulla con i propositi che appunto avevo*. Sono diverse le cose che volevo scrivere in tutto questo tempo, poi uno si mette a fare l'uncinetto, a montare le mensole, a fare m'ama non m'ama e alla fine passano tutte le giornate a disposizione. Volevo scrivere un'autocelebrazione per i miei trent'anni, volevo scrivere di quelle porte che se la luce rimane accesa è meglio il buio, volevo scrivere delle zecche che in fondo sono obbligate ad appicicarcisi, volevo scrivere che bello che bello finalmente sono senza pensieri tristi, o più semplicemente senza pensieri, perché pensare fa male e allora chi ce lo fa fare. Poi le cose cambiano, arriva settembre, i pensieri ritornano, i trent'anni ormai sono compiuti da troppo tempo, solo la luce che rimane accesa dietro le porte continua a fare male e quindi può essere che la prossima volta si dica qualcosa di quello.

*=questo però va sicuramente sottolineato: il proposito principale del 2010, ossia compiere 30 anni, è stato raggiunto quasi senza problemi. Evvai!

venerdì 25 marzo 2011

L'illusione del criceto

Mi trovavo in un negozio di animali e stavo facendo alcune delle mie riflessioni sul loro mondo, di quelle che mi piacciono tanto. Tipo cosa sognano i criceti e cose del genere, per avere un inizio soft, anche se non è che la sfera dell'inconscio sia uno scherzo. Però, un criceto cosa potrebbe sognare? Quello che stava là sicuramente qualcosa di bello perché era visibilmente rilassato. Quello accanto a lui invece stava cercando una via di fuga, solo che in una gabbia con pareti di vetro il criceto si trova a disagio e fallisce subito la missione. Chissà se poi si trova più a disagio in una gabbia di metallo... nel senso che magari pensando di riuscire a scappare, quando poi si accorge che invece non può magari ci rimane anche più male. C'era pure una sorta di lucertola che stava cercando di capire come fare per scappare. E anche un serpente, mi sembrava. Perché può essere che lui stava solo provando piacere a strisciare intorno alla serratura della porticina. I ragni invece non lo so.
I ragni. Io ho molta paura dei ragni, un tempo no, tipo quando ero bambino di quelli piccoli piccoli mi ricordo che non mi davano noia. Poi quando sono diventato bambino di quelli un po' più grossi dev'essere successo qualcosa che ho rimosso. E ho iniziato a temere i ragni ma proprio che non è roba da "bleah un ragno che schifffff", no, è più roba da "aaaaaaaaaaaargh un ragnaiutoaiutoaiutoooooooo" e poi -se esiste la possibilità- scappare. Diceva Sofia (che non sto qui adesso a raccontarvi per benino chi è perché poi vado fuori tema) che lei aveva il terrore delle rane. Ma non è la stessa cosa... le rane si evitano più facilmente dei ragni. A meno che non si abbia uno stagno in giardino e allora sì ci sono grossi problemi. Ma tendenzialmente non è che uno va a farsi la doccia e si trova una rana che lo guarda dal soffitto. Mi pare molto più possibile che succeda con un ragno.
Comunque, mentre guardavo altri roditori che erano tipo i criceti ma con la coda (o se volete erano tipo topi ma con il pelo lungo), pensavo che tutti questi animali meritano in qualche modo rispetto, anche i ragni. Non è bello se io passo davanti a tutte le vetrinette facendo degli ooooh di stupore (a livello teorico, non pratico) e di meraviglia e degli aaaaah di panico (a livello teorico e magari anche pratico) quando vedo i ragni. Allora ci ho provato a passare davanti ai ragni con indifferenza, tanto stavano accanto alle rane e ai serpenti. Però niente... appena ho visto che da dietro la ciotola spuntavano due zampe oltremodo grandi per appartenere a un qualsiasi aracnide che non mi faccia paura (va beh, non avrebbero dovuto superare i due millimetri...), m'è presa l'ansia e ho guardato da un'altra parte. Questo per dire che i ragni non se la devono prendere sul personale se incrociando la loro vita con la mia si ritrovano spiaccicati sotto un libro o una ciabatta. So bene che nessuno lo penserebbe mai, ma ho anche io i miei problemi.

venerdì 31 dicembre 2010

Vol. IV

Come da consuetudine ormai quadriennale, ecco il mio riassunto in musica degli ultimi dodici mesi. Come al solito ho dovuto scartare qualche canzone... perché nonostante la moderna tecnologia, la regola dice che non si può andare oltre gli ottanta minuti del classico cd!  Su tutte, rimangono fuori Cold colours (Rotting Christ), Solace (Vanessa Mae)  e Twist (Ultrababyfat... una roba risbucata fuori a sorpresa dopo 13 anni, se non sbaglio). Volendo anche The partisan avrebbe avuto un suo perché (Leonard Cohen), così come Pane e rose (Casa del Vento).
Niente metallo a 'sto giro... e neanche troppe parole. In fondo, così tante volte se ne fa un uso spropositato...

  1. Depeche Mode - Enjoy the silence
  2. System of a Down - Spiders
  3. Gary Jules - Mad world
  4. Pink Floyd - Comfortably numb
  5. Andrea Parodi - Armentos
  6. Apocalyptica - Ruska
  7. Notwist - Pick up the phone
  8. Baustelle - Le rane
  9. Sonic Youth - Kill yr. idols
  10. Giorgio Canali - Lezioni di poesia
  11. Dark Sanctuary - Les memoires blessees
  12. Yann Tiersen - Palestine
  13. Rammstein - Fruhling in Paris
  14. Tenhi - Etaisyyklien taa
  15. Journey - Any way you want it
  16. Celtic Frost - Winter (Requiem)
  17. Musica per Bambini - Cose da non fare al gatto
  18. Russian Circles - Malko
Durata: 77 minuti e 44 secondi...

sabato 30 ottobre 2010

Antiteticamente

Oggi sono tornato ad essere disoccupato. La cosa mi intristisce da un punto di vista economico ma mi colma il cuor di gioia da qualsiasi altro punto di vista... sì, in sostanza non mi è piaciuta molto questa esperienza lavorativa. O meglio: mi ha fatto proprio schifo e non vedevo l'ora di uscire per l'ultima volta da quella scuola. Perché che fosse frequentata da gente pessima già lo immaginavo, ma che fossero così tanto pessimi sti ragazzi non lo pensavo. In fondo io sono un ottimista, che ci posso fare.
Riassumendo...

Cose positive:
+ lo stipendio
+ il fatto di avere un lavoro, che non è mai male
+ aver qualcosa da fare
+ per sole 12 ore alla settimana

Cose negative:
- aver a che fare con quei ragazzi
- non poter usare mazze da baseball contro di loro
- neanche le mazze da golf
- e non poterli neanche mandare apertamente a farsi fottere

---Inizio intermezzo musicale---
  Sui giovani d'oggi ci scatarro su
Sui giovani d'oggi ci scatarro

###Fine intermezzo musicale###
In sostanza da questa esperienza non ho imparato proprio un tubone, in compenso ho avuto un climax ascendente di sentimenti negativi verso della gente che poteva rimanere a me sconosciuta... dopo una settimana di indifferenza siamo passati all'intolleranza e alla quinta settimana già si trattava di odio puro. Fortuna loro che il professore quello vero da lunedì torna in servizio.
Se non ho imparato nulla io figuriamoci 'sti detriti di umanità, che si fanno anche vanto della loro ignoranza. Ovviamente a me importa un po' una sega ma neanche intera del loro apprendimento, quindi se anche le loro conoscenze rimangono paragonabili a quelle dell'homo cugghiunis me ne farò una ragione.

martedì 21 settembre 2010

Fear of the light

C'è questa cosa che la gente ha paura del buio. Alcune persone solo da piccole, altre anche da grandi, magari con motivi diversi. A me sembra più congruo aver paura della luce. Perché al buio in fondo si può immaginare che ci siano anche tante cose belline che ci circondano, non è che debba assolutamente uscire dall'armadio il re degli inferi di molto arrabbiato con noi (così, senza motivo, tra l'altro) o che ci si ritrovi un vampiro nel nostro letto (sveglio, nonostante il materasso comodo comodo). Ad esempio al buio potrebbe anche starci un tenerissimo cucciolo di rinoceronte nano che vuole venire a fare le fusa con la sua carica di simpatia (per dirne una delle tante possibili eh).
Quando invece si è alla luce, non c'è nulla da fare... insomma, quello vediamo, e quello c'è. Se al buio puoi aver paura di aver qualcuno dietro di te, alla luce non ti puoi sbagliare: sei proprio solo.

Personalmente io ho un po' paura della luce dietro le porte. Non tanta e in verità non è neanche proprio una paura, è più una sensazione di malessere circoscritta solo ad alcune porte. A una sola, se proprio vogliamo essere precisi precisi. Ecco, io penso che la luce in taluni casi non vada bene accesa, anche se c'è la porta di mezzo la si dovrebbe spegnere per far meno male. Più che altro è una questione che dagli infissi, da sopra e da sotto, la luce la si vede lo stesso, non è che si può far finta di nulla o nasconderla. Che senso ha avuto chiudere la porta se poi hai permesso alla luce di venire da me e dirmi tutto? Poi non so, forse anche il buio mi avrebbe raccontato le stesse cose... ma la luce, come dire... la sa più lunga del buio, è più brava a spiegarsi, ti rivela dettagli che forse il buio non conosce, ti fa pensare a soluzioni impreviste. In altre parole, ti illumina.