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martedì 3 gennaio 2023

Vol XVI

I know it's over
And it never really began
But in my heart it was so real


  1. Heilung - Asja
  2. The Smiths - I know it's over
  3. Las Taradas - La preferida
  4. heklAa - Yamuna
  5. Ólafur Arnalds - Happiness does not wait
  6. Hurry, Eskimo - Sent forever
  7. Amalunga - Nothing
  8. No Clear Mind - Saint John
  9. Meanwhile, Back in Communist Russia - Blindspot/Invisible bend
  10. Rainbow Kitten Surprise - It's called: freefall
  11. Baiuca - Morriña
  12. Tongo - Machirulo escóndete
  13. Sara Hebe - Tuve que quemar
  14. Kumbia Queers - La despedida
  15. Bomba Estéreo - Flower power
  16. La Rappresentante di Lista - Questo corpo
  17. Brutus - All along
  18. Dengue Dengue Dengue! - Pua
  19. Hardcore Tamburo - Gute nacht
Durata: 79 minuti e 42 secondi...

martedì 4 gennaio 2022

Vol XV

Esconder cento e noventa e nove vezes a desilusão, depois amar

  1. Indignu - Duzentas promessas para um mundo melhor
  2. Ehma - L'arrivée
  3. Heilung - Svanrand
  4. Le Wanski - Tarte à la myrtille
  5. Kid Francescoli - Moon
  6. Kinks - Phenomenal cat
  7. Sleepmakeswaves - One day you will teach me to let go of my fears
  8. Men at Work - Who could it be now
  9. I Vazzanikki - La droga no
  10. Fuimadane - Vita fram
  11. YĪN YĪN - The sacred valley of Cusco
  12. Arctic Rise - A hero's journey
  13. Osi and the Jupiter - Fjörgyn
  14. Ghinzu - The dragster-wave
  15. Non Somnia - The end of the world
  16. Sky Architects - Ignite
  17. La P'tite Fumée & Les Ramoneurs de Menhirs - Thunderbreizh
Durata: 78 minuti e 27 secondi...

martedì 8 novembre 2016

The starman

In un'epoca in cui definirmi bambino era più che accurato anche -e forse soprattutto- da un punto di vista prettamente anagrafico, capitò che ci fu una sera in cui arrivò un signore a passare del tempo in ciarle nella casa in cui stavo e in cui di tanto in tanto mi capita di stare pure nell'attualità. Quel signore parlava parlava parlava, snocciolava parole su parole inerenti ad argomenti che non ricordo io e probabilmente non ricordano neppure gli altri presenti. A un certo punto però mi parlò delle stelle, evidenziando come esse non fossero tutte uguali tra loro e come fossero diverse da quanto io bambino anagrafico -e non solo- mi aspettassi. Nane rosse. Nane bianche, quelle degeneri delle nane bianche! Nane nere, eventualmente, non certe, ipotetiche. Le stelle del resto rimangono là, lontane lontane lontane, possiamo anche pensare che dove c'è il buio ce ne fosse ipoteticamente una. O ce ne sia una spenta. Nera. Che sul nero visibile da qui, non risalta più di tanto. Quel signore disse tante cose sulle stelle. E anche sui pianeti, tipo che se uno non ci fa attenzione e vede un puntino luminoso in cielo pensa che è una stella e invece poi se si fosse informato per benino avrebbe saputo che sta guardando un pianeta. Poi volendo uno si può anche informare proprio bene e sapere addirittura quale pianeta sta visionando nella notte buia e profonda ricca di mostri trasparenti trapuntati piuminati stellati e solitari (perché la loro caratteristica principale è comunque la trasparenza e tra di loro non si vedono e allora sono convinti che nell'immensità forse infinita dell'universo sono soli, invece si sbagliano, perché noi, o almeno quelli di noi che passano più tempo del dovuto a guardare il cielo, li vediamo e possiamo capire che sono svariati). Dopo aver accumulato un po' di nozioni sulle stelle, apparivo interessato all'argomento. Qualcuno pensa che sia brutto non accontentarsi della bellezza e voler vedere cosa ci sia dietro. Ma poi qualcun altro, con cui sono abbastanza d'accordo, disse che un bel tramonto, anche quando pensiamo che sia il frutto di una grossa fusione nucleare, resta comunque un bel tramonto. 
Capitò in seguito che quel signore mi regalasse il suo telescopio, una cosa che a me bambino sembrava enorme e forse lo era veramente. Aveva un filtro verde scuro per guardare la luna. Un altro filtro scurissimo serviva per guardare il sole. Le luci della città non erano l'ideale per scrutare il cielo. Lui per motivi suoi non aveva più da usare il telescopio, non gli serviva più. Credo di aver deluso molto le sue aspettative, anche se lui non l'ha mai saputo io il suo telescopio l'ho lasciato inutilizzato sul balcone e dopo poco tempo ho assistito al suo smembramento. Ci possono stare tante cose su un balcone: i vasi, gli innaffiatoi, dei cestoni, i fagiolini da tagliare, le biglie, le partite di pallone e il torneo di calcetto in solitudine, la gatta, i panni stesi, la valigia che prende aria, le scarpe bagnate, l'ombrello ad asciugare, io che leggo i fumetti. Il telescopio no, e ora da tanti tanti tanti anni non c'è più. Non saprei dire dove sono finiti i suoi pezzi e probabilmente avendo l'occasione non saprei neppure rimontarlo. Ma tanto le luci della città non sono l'ideale per scrutare il cielo. Adesso è ancor peggio rispetto a quell'epoca in cui ero bambino e il signore mi parlò delle stelle. 
Anni dopo, in un'epoca in cui forse per definirmi anagraficamente sarebbe azzeccato utilizzare il termine inglese teenager, mi capitò di passare dalla casa del signore delle stelle. Ogni volta che mi capita di passare sulla via in cui stava casa sua, penso a lui. E penso al suo gatto. I gatti e i cani sono anch'essi cristalli. Per me un gatto o un cane che ero abituato a vedere nel 1988, non ha ragione di essere morto. Potrebbe essere che sia ancora lì in quel cortile dove stava nel 1988. Casa sua puzzava di piscio di gatto all'ingresso, perché lì c'era la lettiera. Poi in sala c'era un odore abbastanza pungente di fumo. Fumava molto il signore delle stelle. Eravamo a casa sua per portargli un piccolo regalo. In quell'occasione, scoprii l'esistenza di Charles Bukowski e della follia come concetto ordinario. 
Passarono molti anni. In alcuni di essi mi capitò di parlare col signore delle stelle per telefono, normalmente inventando scuse per dire che mia mamma non era reperibile anche se in realtà lo era. Non per scelta mia per fargli sgarbo, erano ordini dettati dall'alto. Mi succedeva anche di incrociare il signore delle stelle per strada e di salutarlo, senza molte altre parole. Anzi, col tempo le parole divennero sempre meno. E anche gli incroci, perché spesso quando vedo una persona che conosco la evito. Anzi ogni tanto esco con la voglia di incontrare qualcuno che conosco giusto per cambiare strada e poi riuscire a non farmi vedere. 
L'ultima volta che parlai con l'uomo delle stelle, fu perché mi chiese se avessi un euro. Non perché mi conoscesse e gli servisse quell'euro in modo impellente per fare qualcosa di importante, ma perché era divenuta sua abitudine chiedere soldi ai passanti. Per comprarsi le brioche, il bicchiere di vino bianco all'osteria della stazione o le sigarette. 
La sanità mentale è un'imperfezione e negli anni l'uomo delle stelle aveva fatto un po' di passettini verso la perfezione. Ormai non lo si vedeva più in giro, pare che fosse finito in una sorta di comunità, non mi sono mai informato più di tanto. 
Arrivò anche l'ultima volta in cui lo vidi, magro, molto magro, rasato di barba e di capelli, sguardo vuoto e giacca pesante in un giorno caldo. E così l'ultima volta che lo vidi, pensai come fosse possibile che non avesse caldo. 
Questo post l'avrei voluto scrivere qualche mese fa, in estate, in occasione del suo funerale. Ma poi la mia pigrizia mi ha ostacolato. Ma ho ripensato a lui in queste sere, in questo paesino che non ci riesce molto bene ad assomigliare a una città, in cui le ore di buio sono più di quelle di luce, dove i lampioni ultimamente non si accendono e dunque quando il cielo è terso si vedono benissimo le stelle. 
Ciao Ennio.

venerdì 11 marzo 2016

Och tåget rullade en gång till

Dopo l'uno, senza sorprese si presentò il due. Il problema sul quando stare altrove fu mitigato da eventi sportivi in cui si rividero diversi ex compagni di viaggio in quel mondo della pallavolo che ancora fa sentire la sua assenza quando sempre più raramente mi capita di metter piede in una palestra. L'ultima volta, proprio in quel palazzo, dopo un'entrata trionfale accompagnata da insulti di un'intera tifoseria, ci fu l'unico trofeo. Dopo anni, ci fu una stretta di mano e un ringraziamento a chi mi portò la coppa sotto gli occhi. All'uscita pioveva, sia dentro che fuori. 
Una mattina mi ritrovai alla stazione dei bus in quel posto dove circa vent'anni prima avevo visto chissà quanti concerti, attaccato alle casse, con le botte fisse sulle creste del bacino, tra l'odore di birra e di marijuana. Invece ero a tanti anni e qualche centinaio di metri di distanza da tutto ciò, con una valigia rossa e un adesivo polacco in attesa. All'arrivo fu Nizza, troppo italiana, tra topi, l'uomo nero e un carnevale che non mi fece divertire. Un passaggio sulle montagne, un altro di ritorno verso il confine, un monastero lasciato vuoto, il freddo al pensiero di dio, la rabbia al pensiero che un pezzo di carta basti a stabilire chi siamo e dove possiamo andare. Venne il tempo di andare a Marsiglia, di cambiare i programmi e di starci solo due giorni, tra il distruttore di Roma e l'aiutante dei siriani. Poi Montpellier. In stazione un tossico rovinò l'entrata in scena. Un giorno piovve forte, fortissimo. Un solo giorno. I gatti miagolavano alle cinque di mattina. Io ero già sveglio, a volte in contemplazione di una madonna dipinta che il tempo aveva velocemente scrostato, rendendola inesistente. A tratti sembrava ci fosse troppo tempo, un'abbondanza da lasciare vuota, non avevo nulla da aggiungere, il mio stupore era fuori luogo e del resto neppure io appartenevo a quel posto. Persi a briscola e non fu un caso. Ci fu da partire e stavolta ero io che lasciavo. C'è sempre un paio d'occhi che se ne va prima dell'altro. A Nîmes passai quel giorno che tre volte su quattro non esiste, incontrando la solitudine. Era davvero in forma e decise di restare.

martedì 29 dicembre 2015

Dieciscatti 2015 light blue edition

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-Una gatta che miagola dietro una porta chiusa, sta nevicando forte ed è mattino presto. Molto presto, tipo le 6,15. Apro la porta. La gatta mi guarda e mi attende, sprofondata nella neve. Io sono in pigiama e infradito. Lascio le infradito, faccio un passo in avanti, la neve mi arriva fino a oltre le caviglie, ce ne saranno venti centimetri. La gatta non mi attende più.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-C'è un gatto. Ma è un altro gatto, lontanissimo da quello di prima. Sta sdraiato in fondo al giardino. Lo guardo. Mi guarda. Sono lì fermo ad aspettare e allora arriva. Mi fa felice la sua voglia di vedermi. Mi fa triste il suo bisogno di vedermi. Andiamo insieme ad accarezzare le betulle, che non si esprimono quasi mai sulle loro necessità affettive.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-Tra le luci di una città mai vista prima, saliamo verso il cielo. Io e una persona mai vista prima. Saliamo solo di pochi metri e a scatti. A tratti ci guarda, minaccioso ma immobile nella sua posa forse troppo stereotipata, un tirannosauro. Poco oltre l'acqua scorre, con una veemenza limitata dal ghiaccio. Qualche settimana dopo, mi capiterà di pensare che siano le sette di sera quando invece sono quasi le dieci.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-Guardo verso l'esterno, ci sono solo due piccole linee di luce. Non danno fastidio, anzi sono quasi da considerarsi un lusso. Non c'è spazio per le ombre, ma non occorre vedere tutto il tempo quel che si sa già che c'è. Non fa freddo quando ci si sveglia. Ma è presto, troppo presto. Fa male aspettare che arrivi un'ora prestabilita. Sono notti da Chopin.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-Io l'aurora boreale non l'avevo mai vista prima di quel giorno. Me la immaginavo diversa. Ma è solo settembre e siamo a sud, è già tanto che si veda. Una luce bianca che non danza, ma a modo suo pare armoniosa. Non ha la pesantezza di chi non sa ballare. Leggera pulsa e se ne va, poi torna, si fa più intensa, si allontana. Torna. E non c'è più.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-Uno scoglio quasi sulla spiaggia. Con la bassa marea forse l'acqua non lo coinvolge. Ma in quel momento lui sta lì in mezzo e le onde si spezzano. Alcune sono tenaci e gli girano intorno, si incontrano di nuovo per poi ritornare da dove sono venute. Altre sono deboli. Due gocce che fino a un attimo prima erano legate d'un tratto si infrangono sulla pietra e non hanno una spinta sufficiente per rivedersi alle sue spalle. Perse forse per sempre.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-Il sentiero è coperto di foglie, del resto l'autunno avanza e non ci sarebbe da stupirsi se dovesse iniziare a piovere violentemente. Non importa, bagnarsi è una delle opzioni contemplate. Sono in competizione con chiunque sia davanti a me. L'ultima volta che ero salito in montagna era stato oltre due mesi prima, era ancora estate però a tratti aveva piovuto. Era stata una salita violenta. come questa. La meta non la conosco. Non so il dislivello. Non so quanta strada ci sia da fare. Basta fare un passo dopo l'altro per vedere dove si arriva. Se si fa tardi, si può tornare indietro senza essere arrivati. Può essere una di quelle occasioni in cui l'importante non è la meta, ma l'essenza del viaggio stesso. In alcune zone il vento è tanto forte da spezzare i rami, alcuni cadono non lontano da me. Sul sentiero ci sono anche alcuni tronchi, forse caduti di recente.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-C'è un posto sotto cui non non ho identificato esattamente cosa potesse scorrere, circondato da cadute fatali. Da lì normalmente non si vede nessuno, ma si vedono molte cose. Erba, acqua, fili, silenzio, parole, corde, fiori, lamponi. Quasi sempre il sole. Mai altre stelle.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-Nelle vetrine ci sono animali esposti da quasi un secolo. Faccio fatica a capire se la luce si accende o si spegne, se la porta si apre o si chiude. Ma è il contrario di quel che è stato fino a quel momento. Un muro tra due mondi c'è sempre stato, ma in qualche modo il fluire di uno nell'altro era possibile. Ora è arrivato il periodo dell'aridità e tutto, ma proprio tutto, si fa deserto. Nei rari spazi in cui resiste poca acqua, ci sono sabbie mobili. Dietro la porta ora c'è una parete compatta e sigillata. Nulla entra e nulla esce. Si deve scegliere in che mondo stare, a quale appartenere. In basso si nota un corvo imperiale, a differenza delle rondini nere penso che nasconda qualcosa di più che una minima intenzione simbolica.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-Sono in ritardo. Il sole è quasi sparito, ma non importa. Il giorno è adatto per andare sott'acqua. I sassi, le alghe, il freddo. Inciampo più volte ma non cado, faccio un piccolo salto e di colpo l'aria non c'è più. Salto, c'è ancora per un istante. Poi di nuovo tutto si fa liquido. Apro gli occhi, così anche i miei si bagnano di acqua salata. Anche se in quel punto il sale non si sente per niente. Potrei vedere di nuovo com'è la situazione là fuori. Torno sotto e decido di fare una piccola visita alla morte, apro la bocca e respiro acqua. Diminuisce l'intensità della luce. Per il momento però non posso ancora farle molta compagnia, non è carino quando fuori c'è gente che aspetta.

mercoledì 16 settembre 2015

Stand by me

-Metà maggio, Malpensa, grandine. Voli annullati, voli rimandati, voli dirottati temporaneamente su Nizza, attese lunghe, parole crociate non fatte, cioccolata fondente che inganna l'attesa. Bus notturno, amici che passano accanto senza essere visti, mattino, arrivo. Inizio di una nuova estate.
-Casa temporanea trasformata in residenza estiva semipermanente, di settimana in settimana, di mese in mese, di stagione in stagione se fosse stato possibile. 
-La neve non voleva andarsene, incollata alle vette per settimane. Le piccole cascate ammorbidivano la terra, il fango induriva le scarpe, la neve bruciava la pelle.
-La trasferta durava un giorno di più, da solo in un paese che di notte è popolato dal nessuno. Tour improvvisi in terre sconosciute, con navi cinque stelle. Si raccontavano storie sconosciute al narratore, si vedevano orsi polari di un tempo che fu e che per loro non sarebbe forse mai più tornato.
-Le prime zecche della stagione, le rane, le storie di mele che non possono essere più coltivate, il vento, gli uccelli, le pecore. 
-Il primo tour in francese, gli appunti scritti in fretta, parole che scorrevano più nella mente che tra le labbra, turisti soddisfatti non si sa come, non si sa perché. Il primo tour in francese e in italiano, turisti italiani stupiti della mia nazionalità.
-Hallon giocava coi topi e se li mangiava con avidità, non una goccia di sangue, non un osso avanzato. Durga è rimasta solo pochi giorni, colei che difficilmente si poteva avvicinare si è allontanata e non è più tornata proprio mentre ero andato a prenderle i croccantini. Skelly che aveva fame. Come me. Skelly che aveva paura ad attraversare il ponte. Come me.
-Un ragno esplodeva sullo stipite della finestra, un altro moriva perché aveva deciso di dormire nel posto sbagliato, il terzo in quattro anni in una manica dell'accappatoio. Altri soffocavano nel giallo brillante del detersivo. I più fortunati venivano portati in salvo in un giorno di sole e di pulizie.
-Un passo, due passi, tre passi, quattro passi, cinque passi, millecentotrentatre passi da casa al reparto banane del supermercato. 
-Le partite a carte e in ogni mazzo c'erano tre jolly, qualcosa di troppo. 
-C'era un punto isolato e lontano dal mondo, raggiunto di corsa senza pensare a nulla, raggiunto pianissimo raccogliendo fiori, bagnandosi di sudore o a volte anche di pioggia, ma il sole poi arrivava sempre.
-Ho fatto un bagno nel fiordo, nelle sue acque scure in quiete. Un passo dopo l'altro verso l'abisso. Immergendomi lentamente, a occhi aperti e con la pelle pronta per vedere il buio ed ascoltare il freddo. Per un attimo la voglia era di farsi inghiottire dall'acqua dolce e incatenare dalle alghe, al riparo da tutto.
-La montagna è stata amica e insegnante, soprattutto per metafore. Non importa quanto sia evidente il sentiero, ci vuole poco per perderlo. Se vuoi raggiungere la cima, impara a camminare anche da solo, perché non sempre ci sarà qualcuno che troverà abbastanza tempo o voglia per accompagnarti. 
-Come ai tempi in cui ci si scambiava le figurine (cosa in cui sono sempre stato pessimo), ci si scambiava fantasmi con demoni. 
-Inizio settembre, ultimi giorni di lavoro e primi saluti, gente che se ne va, appartamenti che si svuotano, luci che si spengono, porte che si chiudono, mani che si aprono, pullman che partono, messaggi che arrivano. 
-Ho visto la prima aurora boreale. Nasi all'insù per vedere una luce fioca fare movimenti rapidi, disegnare forme diverse, fermarsi e ripartire. Naso all'insù orientato verso un mondo parallelo inesistente.
-Prima metà di settembre, Geiranger, sole. Ore di viaggio, riposo, ore di viaggio, riposo. Gotemburgo, Trelleburgo, Amburgo, Bamberga, San Bonifacio. Montagne, mare, multe, pirati a St Pauli, birra, birre, treni in ritardo, coincidenze perse, cioccolata fondente che inganna l'attesa. Treno pomeridiano, lacrime di qualcuno che chissà da dove arriva, sorrisi di sua figlia, commenti razzisti vomitati da gente che dovrebbe stare sotto i treni invece che sopra, arrivo. Fine di una vecchia estate.

Ma cosa si prova quando non si ha niente, nemmeno dei ricordi cui aggrapparsi, quando è notte fonda?

venerdì 13 febbraio 2015

E poi ascolterò uno che suona il sax mentre passo accanto ai grattacieli

Un mese fa è successo che sono arrivato in Canada. A Montréal. Quasi causa dialogo iperlungo col poliziotto di frontiera perdevo la coincidenza e mi fermavo a Toronto, ma alla fine ce l'ho fatta. La domanda tipica che mi han fatto in molti (poliziotto di frontiera incluso) e che qualcuno ancora mi fa è perché abbia deciso di svernare qui. Bah, mi sembrava una bella scelta per svariate ragioni: un posto in cui non conosco nessuno, che non ho mai visto, dove ci sono temperature più basse che a Novosibirsk e di media ci sono tre turisti a settimana in questo periodo. Perfetto. E infatti la cosa che più mi ha colpito è la tranquillità dei parchi innevati, dove -nei giorni più freddi- non si incontrano manco gli scoiattoli.
Comunque, ho festeggiato il primo mese canadese e ho reputato l'occasione degna di una classifica di più e meno. In realtà la coincidenza era ieri, ma poi non avevo voglia di scrivere e sono andato a vedere le scimmiette al bioparco. 
Dunque, alcune cose belle di Montréal:
+c'è il latte al cioccolato fondente e quello alla vaniglia è buono assai
+fa freddo, ma di quel freddo che si formano i cristalli di ghiaccio sulla barba, come agli sciatori di fondo
+ho trovato una casa con la gatta inclusa (ma l'avevo cercata già dall'Italia con questo requisito)
+sto imparando del francese... una lingua che però continua a non piacermi
+in mezzo alla città c'è un parco con le foreste
+anche ai lati della città ci sono dei parchi con le foreste
+ci sono strade lunghissime, va bene camminare anche un'ora e poi decidere di tornare indietro e non ci si perde
+tutto sommato non costa eccessivamente viverci
+ho un letto matrimoniale
+ci sono ancora le lucine di Natale che a me piacciono tanto
Alcune cose brutte di Montréal:
-la vendita di aragoste vive, che lo fanno ovunque anche in Italia ma queste ogni volta che passo mi guardano con quegli occhietti tipo Pizzicottino con Homer Simpson
-la metro, troppa gente che la prende e un numero sorprendente di guasti
-il ghiaccio sulle strade
-la gente che non sa usare le scale (questo potrebbe meritare un post a parte)
-la gente che non sa usare i marciapiedi
-le temperature eccessivamente alte nei luoghi chiusi... capisco che possa stare sul culo l'inverno, ma prima o poi arriverà anche qui la primavera, si potrebbe aspettare senza problemi
-devo alzarmi e aprire una porta che dà direttamente sul gelo alle 6 e mezza di mattino per far uscire la gatta (sì, lei avrebbe pure più motivi di me di lamentarsi, ma gli ordini che mi sono stati impartiti sono questi)
-la mozzarella e la scamorza costano assai
-i testimoni di Geova mi hanno importunato pure qui

martedì 19 agosto 2014

Ho cercato un po' di ghiaccio, ho trovato solo fiori

 Sulle quantità d'animali.

Ronzii in loop, di tafani, di vespe, di moscerini, di insetti sconosciuti. Zecche no, neanche una. Ragni un po' sì, ma con moderazione. Nessuno ancora rinvenuto post-doccia nella manica dell'accappatoio, nell'eventualità si spezzerà una sgradita tradizione biennale. Che pare poco ma in realtà già l'annualità era d'eccesso. Due in giornata singola, in camera doppia, colti da morte per trauma a poche ore di distanza l'un dall'altro. Intanto Alfonso ingrassa mangiando mosche e un po' (tanto) sono orgoglioso di non scappare quando lo vedo. Opilionidi a sprazzi e spruzzati sul muro. Ovini, caprini e bovini in quantità normale, mucche da tenda più numerose del solito.
Avvistamenti di ermellini, toporagni, ricci piccoli e lemming, di cui svariati bidimensionali in connubio con l'asfalto.
I vermi niente, un paio se li sono mangiati le lumache. Che continuano ad attraversare le strade. 
Gatti: un rosso affettuoso con moderazione, un grigio da farsi male alle tibie, un bianconero da compleanno che di tanto in tanto presenzia sui divani e succhia dita.

Del clima.

Un'estate calda come non se ne vedevano da anni. Un maggio che pareva giugno, un giugno che pareva luglio e un luglio che pareva il luglio classico da un'altra parte più a sud, tipo Trezzano sul Naviglio ma con più mare e meno pianura. E forse anche un pochettino meno umidità nell'aria.
Avrei voluto stare per un po' sott'acqua, ma o fa troppo freddo o fa troppo caldo da quelle parti.
Ieri d'improvviso ho visto l'autunno. Giallo.

Quello che ho.

Ho una lavatrice e finora ha anche funzionato. Solo due magliette azzurrite e poi ricandidate al bianco.
Ho una camera grossa, troppo grossa per starci da solo. Condivisa ora con palla da beach volley. Più dura di quanto sembri. A proposito... infortuni muscolari registrati: tre (di cui uno parzialmente in corso), ma praticando sport nazionalpopolare chiamato giuoco del calcio. Incazzature pallavolistiche: quattro (di cui quattro in corso se ci ripenso: la pallavolo è una delle poche cose serie della vita e mi stupisce che la gente comune la possa prendere in modo estremamente superficiale).
Ho delle belle tende scure. Ancora non mi capacito di come possano tenere tende bianche alle finestre esposte al sole con tutte le ore di luce che ci sono d'estate. 
Ho due balconi, di cui uno pericolante, pericoloso stenderci i panni. Per tale motivo, parte della camera grossa, troppo grossa è stata adibita a stenditoio. Con temperature nella norma, innalzamenti improvvisi serali se s'ha fretta di far asciugare il pantalone o la camicia bianca, la cravatta blu (questa per dovere di sincerità manca). 
Ho molta vitamina C in seguito a molti succhi d'arancia, di quelli fatti per benino. 
Ho un paio di dubbi che prima non avevo, ma ho pure un paio di convinzioni in più.

mercoledì 28 settembre 2011

Dieciscatti

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-Io che un tempo t'avevo dato un sogno da dipingere, ma tu non sai neanche disegnare e volevi incaricarti di dipingere i sogni degli altri. Non sapresti neanche fare un bozzetto dei tuoi, ti ci vorrebbe l'eternità. Per sempre per sempre... che neanche te lo puoi immaginare cosa voglia dire per sempre, come se potessi davvero far passare una notte semieterna di tre trilioni di generazioni ed essere ancora lì ad aspettare... quando non valeva davvero la pena di essere così pazienti. Se dici per sempre, mi stai mentendo. Piangi e vuoi che il mondo intero pianga con te... ma al mondo intero non gliene frega nulla della tua tristezza, neanche al mondo parziale. Forse a una, due o poche più persone. Di te e dei tuoi pianti, di te che non sapresti neanche disegnarla, una lacrima.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-La gente che parla del mare e lo descrive senza usare le parole opportune, vede le onde e pensa che sia tutto normale, che non ci sia niente sotto, non ci mette dentro la testa forse per la paura di affogare o per non vedere i mostri, che nessuno li vede mai. Il mare da sopra è come se fosse piatto non si sa nemmeno dove sta il fondale. Non si sa come quando tu vedi me e non sai cosa c'è dentro, come quando io vedo te e non so cosa c'è dentro. Ma io per un attimo l'ho saputo perché in quell'attimo c'ero dentro di te e ho messo la testa nel tuo mare, tu invece non l'hai saputo cosa c'è dentro, nell'attimo in cui c'eri dentro anche tu non hai capito, non hai fatto attenzione, non hai messo la testa nel mio mare, ma quando tu entri dentro di me devi sempre fare attenzione, non puoi improvvisare e potevi dire vaniglia, verde o anche un semplice bel suono e invece hai guardato solo le apparenze e m'hai detto "che bravo".

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-L'inutilità dei nomi, perché Mathilda forse si chiamava in un altro modo ma non gliel'ho chiesto e mai glielo chiederò, sarà difficile incontrarsi un'altra volta ma rimarrà il cristallo di un ricordo che sarà per sempre bello, quando non ci si rivede una seconda volta non si rischia di fare una cattiva impressione dopo quella iniziale, neanche se stai parlando di una gatta.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-Ci sono lucertole, lucertole ovunque ma non le posso defenestrare, sono più grosse delle finestre, non riescono a passare. Se tolgo gli infissi potrebbero passarci a filo, appena appena. Ma perché la gente non vuole quattro, cinque, sei lucertole giganti in casa questo rimane un mistero. Che d'estate mangiano le zanzare e d'inverno se non c'è di meglio mangiano te.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-Ho visto te che te ne sei andata e stavolta non ritorni davvero, ma almeno vuoi chiuderle le porte quando te ne vai? No perché già lasci sempre accesa la luce, ma almeno le porte chiudile. O mi va bene anche il contrario se ti è più facile da ricordare: spegni la luce e lascia aperte le porte. Chiudi la luce e spegni le porte, se ti va. Ma la luce aperta e la porta accesa non si può fare, perché altrimenti vuol dire che ce l'hai proprio con me e non mi merito un'attenzione negativa, giuro che mi accontento di tutto quel che mi hai lasciato. Di tutti i lamponi che ho rivisto, e sono tanti, non ce n'è stato più nessuno che sapesse di elastico e non credo ne troverò altri facilmente. Mi manchi e mi manco anch'io quando non ascolto la tua voce.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-C'era una limaccia bianca il suo sangue era marrone strisciava poco convinta con un legno infilato quasi al centro del suo corpo. Perché la gente quando vuole è molto cattiva con la limaccia, ci puoi buttare su del sale per farla sciogliere, ma te lo immagini come può essere morire sottosale? Perché un uomo qualunque in croce fa notizia e passa alla storia come figlio di dio, mentre una limaccia impalata me la ricordavo solo io, col suo sangue marrone. Strisciava poco convinta, ma con un ramo infilato nella schiena io non saprei neanche fare quello.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-Uno che per qualche motivo si deve conoscere e allora ha in mente che bisogna fare domande, tipo "a casa tutto bene? com'è andata quest'estate? e ora quando riparti? tuo nonno come sta?". Ma io nonni non ne ho più
uno da tanto e uno da meno ma comunque abbastanza tempo e a te cosa importava di gente che non sai neppure come si chiamava? Che poi se ti chiedo qual è il mio nome non sai neppure la risposta, io non mi sono mai permesso di chiederti come stavano i tuoi morti, o come stavi tu quando avevi voglia di morire e i tuoi morti li invidiavi anche.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-Un tempo c'era una finestra, proprio lì davanti a me. Ci potevo vedere il vuoto, se stavo basso basso era solo cielo. Come si faceva un tempo a vivere così? Io vedevo il cielo e avevo tutto il tempo per pensare. Io mi permettevo il lusso di avere il tutto il tempo per pensare e non avere pensieri. Avevo una finestra e c'era pure la tenda, ma non serviva. Anche ora ho una finestra, che però mi sta di lato. Ha una tenda, serve. Serve perché il colore è cambiato, a me piace anche il viola ma non è spontaneo di notte.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-Quei libri che ti  parlano della Turchia che io non ho mai letto. E anche lei che mi parla della Turchia, quanto dev'essere bella Smirne. Io non lo so e non mi interessa saperlo, di mio a Smirne per il momento non ci vado e non vado neanche da lei, nè andremo un giorno insieme a Smirne. Non fa per me e non fa per lei con me, forse fa per lei con un altro o per lei anche da sola. Se vuole fuggire un'altra volta da me o da se stessa sa che può anche andare là. A me per fuggire da lei può bastare stare qua.

+Chiudi gli occhi. Riaprili. Cosa hai visto?
-Un'ape. O una vespa, non le so distinguere. Era grande, la più grossa che abbia mai visto. Non volava, camminava e basta. Sarà stata lunga circa cinque centimetri. Andava da una parte all'altra del muretto. Però non avevo gli occhi chiusi, avevo gli occhi aperti. L'ho vista davvero. Ogni tanto mi succede di vedere anche la realtà.
 

mercoledì 13 aprile 2011

5, 4, 3, 1, blastoff!

Come si va spesso si torna e io -che un po' sono abitudinario- sono tornato. L'altro giorno, di domenica. Così, per non fare che una settimana mi cominciasse da una parte e finisse da un'altra. Quindi basta Berlino, basta tedesco, basta tedeschi. Si torna a casa e ci si resta. Per poco eh. Anzi, forse per molto poco, ancora non lo so. La prossima meta naturalmente è la Norvegia (forse sono troppo abitudinario?), la partenza sarà a maggio, resta da stabilire se all'inizio o alla fine. Ma c'è tempo...
---Inizio intermezzo vantaggioso---

Cinque cose per cui vale la pena stare a casa piuttosto che a Berlino

1- si ha la propria gatta
2- si ha un letto (ok, anche a Berlino ce ne sono, volendo)
3- su youtube si vedono molti più video
4- guardando i Simpson, Marge parla come una persona normale e non come un'ubriacona
5- non s'ha da pagare l'affitto

###Fine intermezzo vantaggioso###
Tra le varie tragedie che solitamente angustiano le partenze, per quanto riguarda la specificità berlinese mi colpì l'otite emorragica, che mi costrinse dunque a fare il viaggio in autobus con i disguidi che raccontai due post precedenti a questo (sì, in Germania non ho scritto praticamente nulla a parte che dei criceti. Avevo di meglio da fare). Proprio fresca di giornata, la notizia del rimborso totale del suddetto viaggio. Per un po' in realtà mi ero proprio dimenticato che da bravo spaccamaroni era mio dovere lametarmi oltremodo per l'ingiustizia subìta, quindi l'email per il rimborso la inviai tipo un mese dopo il viaggio. Pensando di fare la mia bella figura e di ricevere una risposta tipo "oh ciccio, guarda che sono scaduti i termini!". Invece i termini non erano scaduti ma chi mi rispose pensava mi stessi prendendo giuoco di lui, non sapendo dell'inconveniente. Quando gli riscrissi per spiegare per benino l'accaduto (ma non troppo per benino, perché altrimenti sarebbe uscita un'email troppo lunga e Benedetta dice che le email lunghe la gente dell'ufficio reclami non ha voglia di leggerle) risultai più convincente e ricevetti una proposta di rimborso parziale che a me andava pure bene perché insomma a Berlino c'ero anche arrivato e con solo due ore di ritardo non è che si dovevano disturbare. Invece poi settimana scorsa mi scrissero che per alleviare il mio dispiacere* mi avrebbero restituito il 100%. Gentili. Così stamattina sono andato a ritirare l'assegno. Quindi il viaggio mi era costato 55 euro d'aereo, 95 di autobus, 5 di prevendita, 18.5 di treno per Verona. Ora i 95 di autobus mi sono tornati in tasca, quindi è un po' come se avessi volato mettendoci però venti ore. 
 
---Inizio finale dizionariesco---

I cinque termini tedeschi più utilizzati in questi due mesi:

1- selbverständlich
2- vielleicht
3- natürlich
4- die Katze
5- warum?

###Fine finale dizionariesco###

 
*Davvero, mi hanno scritto così: "Le abbiamo rimborsato eccezionalmente il biglietto per intero sperando di poter alleviare il suo dispiacere per i disagi da lei riscontrati". Non pensavo di essere tanto bravo nel suscitare pena & compassione con due semplici email. Però la loro speranza non è stata vana: il mio dispiacere ora è molto più diluito. 

lunedì 14 febbraio 2011

Waka waka (this time for Germany)

Si sta quasi per concludere la mia prima settimana berlinese. Già, non ho più scritto niente ma sono arrivato, non senza complicazioni...
Il viaggio è durato più del previsto e quasi quasi ha rischiato di saltare, non a causa mia ma a causa di un autobus perso non si sa dove. Dunque, così si sarebbe dovuto procedere: ore 15.05, partenza dallo spiazzo antistante la stazione di Milano Rogoredo, soste a Bergamo e a Brescia prima di arrivare a Verona e cambiare vettore, con soste a Trento, Bolzano, Monaco, Norimberga e arrivo a Berlino verso le 7.30. Questo sulla carta. Nella realtà le cose non han funzionato proprio bene bene... l'arrivo mio a Rogoredo è stato piuttosto puntuale, alle 14.50 già stavo lì (e ci sarei arrivato pure prima se non avessi perso il biglietto per il viaggio... pezzo di carta di non trascurabile importanza che era finito non si sa come esattamente sul fondo della valigia), alle 15 si è presentato un pullman della Eurolines che però non era il mio, in quanto se ne andava verso Firenze. Ok, doveva essere lì alle 14.50 quindi perché aspettarsi che il mio fosse in anticipo? Quindi ricominciava l'attesa. Nel frattempo, giusto per essere sicuro di trovarmi nel posto giusto (il piazzale antistante la stazione è solo quello, ma non si sa mai), mi preoccupavo di chiedere a un signore bagagliodotato se stesse aspettando pure lui il bus per Verona. Sì. Bene.
Il minutaggio del ritardo, al contrario della mia pazienza, aumentava e dell'autobus nessuna traccia. In compenso arrivavano due giovani figuri che chiedevano informazioni su un mezzo che sarebbe dovuto andare a Verona. Ok, adesso eravamo in quattro. Non pretendevamo di cambiare il mondo, ma che arrivasse il pullman sì. Il sole stava alto in cielo ma ciononostante un'ombra calava sul mio volto... 15.40, forse era il caso di cercare di contattare qualcuno dell'agenzia. Così ho chiamato un numero trovato per caso e dopo aver parlato un paio di minuti col Walter, sono stato messo in attesa. Tsamina mina eh eh waka waka eh eh tsamina mina zangalewa this time for Africa... una, due, tre, quattro volte. Forse era un pregiudizio infondato... ma sentire Waka waka come musica d'attesa faceva scemare la mia idea di serietà di quell'agenzia. Comunque il gentil Walter dopo non proprio pochi minuti mi diceva di riagganciare che si sarebbe fatto sentire lui. Va bene... ma magari in tempi stretti eh, che Milano-Verona non è la tratta più lunga del mondo ma non la si fa neanche in dieci minuti. Alla fine insomma di 'sto vettore da Milano non se ne sapeva più nulla, forse inabissato nel naviglio pavese, forse in un semplice fosso. Comunque s'aveva da prendere il treno. Fatto. O almeno, fatto io e i due giovani figuri di prima: due brasiliani in vacanza. L'omino tedesco da quel momento sarebbe svanito nel nulla. E chi se ne frega, anche. Comunque fine della parte drammatica del viaggio: unica cosa c'era anche un morto a Desenzano quindi col treno si è arrivati in ritardo ma non di tanto e alle 19.15 si è partiti da Verona. Poi beh un pullman che fa Napoli-nord della Polonia non si può pretendere che arrivi a destinazione puntualissimo, quindi a Berlino ci sono arrivato con un paio d'ore di ritardo e ho perso metà della prima lezione. Ma siccome si partiva da zero, non mi sono perso nulla di irrecuperabile.
Il corso sta andando bene, anche se non riesco a farmi una ragione sul perché il maschile all'accusativo cambi forma e il neutro no, in generale non ho mai capito perché le lingue tendano ad evolversi complicando le cose ma mi adeguo, del resto ognuno di noi tende a complicarsi la vita prima o poi quindi la complicanza deve essere insita nei geni umani.
Poi oooooooh non ho più l'otite! O almeno così mi ha detto l'otorina che mi ha visitato descrivendomi ogni cosa che stava facendo e anche dei frangenti della sua vita (mi spiace che non sia riuscita a studiare con profitto francese, ad esempio). Questo significa che ora posso anche darmi liberamente all'alcol ma ormai sono diventato schiavo del latte alla vaniglia e non so se riuscirò a perdere questo vizio.
Ultima cosa: la casa. Sì, ho un tetto sopra la testa. Al momento non che faccia molta differenza tra lo stare per strada visto che tempo 24 ore che ero qui si è rotta la caldaia, ma si sta bene. Ho un mazzo di chiavi mio, oggi è tornata anche l'acqua calda, ho una lavatrice in casa e c'è pure una gatta nera che ogni tanto passa a fuseggiare. Tutto a posto.

martedì 4 gennaio 2011

Basta star bene per non stare male?

Ah, gennaio! Mese di inizi, di pensieri, di idee, di propositi. Un mese che non mi piace perché da sempre mi angoscia e mi inquieta, anche quando parto con qualcosa da fare. Figurarsi se parto senza nulla da fare.
Ho ricevuto un po' di auguri, affinché questo 2011 sia meglio di quella schifezzuola dell'anno che abbiamo appena lasciato... mah, se anche fosse mediamente uguale non sarebbe malaccio, a me il 2010 è piaciuto. Avevo cinque propositi da realizzare e me ne bastavano quattro per essere contento. E ho centrato l'obiettivo: ho evitato la suina, ho compiuto trent'anni, ho mangiato più verdura e ho imparato qualcosina di tedesco che rispetto al nulla lo considero valido. Poi non sono diventato ricchissimo ma poteva andare peggio. Che altro? Ah sì, mi dovevo innamorare forte in contemporanea all'arricchimento. Magari forte forte no, ma un pochino mi sono innamorato. Mi pare.
Il 2009 era stato positivo al 66%, il 2010 anche un po' di più, non so quantificare bene ma a occhio si arriva al 70%. Ho lavorato abbastanza, ho conosciuto gente che valeva la pena conoscere, ho preso i certificati per lavorare in nave (e magari un giorno mi serviranno davvero), potrò vantarmi per sempre di essere stato professore di inglese, ho fatto un periodo che mi sembrava di essere tornato ai tempi dell'Erasmus, ne ho fatto un altro con zero pensieri, ho visto il cielo contaminato di Taranto e quello un po' meno contaminato della Norvegia, ho disegnato gatti neri su tovaglie gialle, ho passato un mese a Civitavecchia e una notte a Praga... non male.
Di male c'è stato che ho conosciuto anche gente che non valeva la pena conoscere, che qualcuno non mi ha voluto dare un lavoro perché non conforme agli standard della compagnia (anche se devo dire che se fosse stata quella la vera motivazione, ne sarei stato orgoglioso), che qualcun altro mi ha dato una lacrima invece che un sorriso anche se avrei preferito il contrario. C'è stato anche che qualcuno non s'è fatto molto gli affari propri e che ho detto ciao ciao (addio?) alla mia irrisoria carriera da pallavolista. E c'è stato che pensavo di aver qualcosa e invece non era vero ma soprattutto che quel che avevo veramente d'un tratto non l'avevo più. *Puff!*
Ma dunque dovrei avere dei buoni propositi pure quest'anno. Uno grosso grosso ce l'ho, ma non so se metterlo tra le cose che dovrei fare o tra quelle che non dovrei fare assolutamente. Ma quasi quasi lo lascio lì senza specificare così sia che lo faccia sia che non lo faccia il proposito viene raggiunto.
Per il resto, punto principalmente a:

  1. compiere 31 anni
  2. non prendere l'encefalite da zecca
  3. essere più tollerante con chi scombina le bustine di zucchero in mia presenza (questa è difficile, ma prometto di impegnarmi)
  4. rimettermi a studiare qualcosa
  5. trovare il segreto della felicità al di fuori dell'amaro benedettino
...e vada come vada, cercherò di dare un contributo a quel che mi succederà.

martedì 30 novembre 2010

L'ora di religione

L'altro giorno mi stavo dedicando a uno dei miei hobby preferiti, ossia svuotare armadi e cassetti. A questo giro non c'era neanche la gatta a rovistare tra gli scarti perché stava dormendo altrove e stavo proprio solo. Dunque ogni volta che eseguo tale pratica, non è che butto via tutto quello che non serve, altrimenti al giro successivo non ci sarebbe niente pronto a stupirmi. E così lascio anche dei quaderni, delle buste e delle scatole chiuse per non rovinarmi possibili sorprese future. Stavolta ho ritrovato però dei temi di quando ero in età scolare di quelle che si va alle elementari, verso la quarta o la quinta mi sa, quando ancora sapevo scrivere in corsivo. Cioè, non sapevo scrivere in corsivo, ma mi obbligavano, poi finalmente ho potuto iniziare a scrivere come mi pareva e infatti da allora non ho più scritto in corsivo ma questo non è pertinente con quel che stavo dicendo prima. Mi sono abbastanza divertito a rileggere alcune mie composizioni e all'epoca sicuramente non avevo una grande cognizione del tempo, dato che pensavo di poter fare il giro turistico completo della Spagna in due giorni, aggiungendo al limite una mezza giornata se proprio avessi dovuto fare ritardo. Roba che neanche i giapponesi più veloci... 
Oltre a non avere 'sta cognizione però ero assai riflessivo e ponderante, come mi han dimostrato alcuni temi religiosi legati alla Pasqua. A dirla tutta su alcune cose avevo poco da dire... tipo "Descrivi il significato della Pasqua di resurrezione". Ecco, quello non era uscito molto lungo, erano una decina di righe e quasi tutte fuoritema. Nel senso che avevo detto che Gesù veniva messo in croce e poi dopo tre giorni che l'avevano tirato giù era salito in cielo per magia e poi mi ero lanciato in un'invettiva contro il consumismo sfrenato dei giorni nostri, domandandomi retoricamente "ma a che serve comprare più di un uovo di cioccolato?". Era più una sorta di attacco in difesa dell'ambiente e mi tocca pure dire che io l'avevo detto... perché già vent'anni fa scrivevo"non troveranno lo spazio per buttare via tutta la spazzatura". Sviscerando nel finale anche il mio lato punk: "che fare, se si va avanti così non c'è futuro!" (non posso incolpare i Sex Pistols di avermi copiato). L'altro tema si intitolava "Descrivi i tuoi sentimenti per la resurrezione di Gesù" o qualcosa di simile. Già allora la maestra deve aver capito che non avevo un gran futuro (e neanche un gran presente) da credente: ero dell'opinione che Gesù in fondo se lo meritava anche di risorgere, viste le cattiverie subìte dai centurioni, anche se ancora non riuscivo a spiegarmi chi gliel'aveva fatto fare di soffrire così tanto visto che il popolo manco se lo filava e preferiva un ladruncolo qualsiasi a lui. Il concetto che fosse un ordine arrivato dall'alto o mi era un attimo sfuggito o mi sembrava piuttosto assurdo, non saprei.

giovedì 30 settembre 2010

Il parente che gli altri non san chi è

Un numero moderatamente alto di anni fa nel giardino dove abitavano i miei nonni materni c'erano moltissimi gatti, ma proprio tanti tanti, alcuni sani, altri un po' meno, altri ancora a volte passavano che avevano perso un pezzo tipo un'occhio o una zampa. Una volta dei gattini piccini piccini erano anche rimasti bloccati sotto un tombino (all'epoca i tombini di quel cortile erano a grate, non chiusi chiusi come adesso. E c'era l'asfalto, non le piastrelline a sedici lati che ci sono adesso). Comunque, oggi per la prima volta ho realizzato che anche il più longevo di quei gatti ormai sarà morto da molto tempo. Così mi sono intristito. Poi ho visto che c'erano due gatti dei nostri tempi che si stavano rotolando sotto il sole ma siccome stavo a un funerale non mi sono  sentito proprio felice del tutto. Però un pochino sì.

Lunedì ho iniziato a lavorare per tipo tre settimane. O forse due. Dipende quanto ci mette a riprendersi quello che sto sostituendo. Ma è una cosa divertente questo lavoro eh... cioè, no, non è divertente il lavoro quando lo faccio, è divertente che proprio io sia stato preso per farlo. Insomma: sono professore. Ma uno ci può credere a 'sta cosa?

lunedì 24 maggio 2010

Siam più qui che a Vaux

Sono tornato a Stryn. Ho la stessa camera dell'anno scorso e di due anni fa, ora in più ho una poltrona e un tavolino, manca un armadio che farebbe comodo, è tornato il lenzuolo di Garfield a sostituire quello coi cavalli, si continua a vedere solo un angolo di mare ed il sole non entra mai con quell'arroganza che insomma chi ti ha chiesto di entrare in quel modo? 
Le montagne non sono cadute, le nuvole stan sempre in cielo, ha già piovuto due volte in due giorni (o anche tre ma non lo so se è successo mentre dormivo tra Arlene e Odie) e il fiordo rimane sempre lì come a dire guarda che sono tranquillo, si sforza anche di mostrarsi sempre quieto ma per me sotto sotto gli succedono delle cose inimmaginabili e solo al pensiero che può essere così lo stimo e lo ammiro.

domenica 18 ottobre 2009

Alla conquista dello spazio viaggiando nel tempo

Svuotare alcuni armadi è un po' come fare un viaggio nel tempo. Un viaggio che preferisco fare da solo, per questo ho dedicato proprio gli ultimi giorni, in cui nessuno era in casa, per dedicarmi a questa attività. Voglio essere da solo quando guardo i miei ricordi. Concedo la presenza solo a una gatta che mi guarda distesa sul letto e ogni tanto si interessa a una briciola di carta o a un elastico. 
Non voglio nessuno intorno quando apro una scatola e mi meraviglio di cosa ci posso aver lasciato dentro, quando trovo l'ennesimo foglio di esercizi di matematica da stracciare o quando rivedo un pupazzetto di paperino che mi riporta indietro a un anno indefinito, ma sicuramente antecedente al 1986: mi ritrovo avvolto dall'odore di cloro della piscina, che tanto mi fa piangere quando sono io a dovermi immergere, sono seduto con mia mamma mentre aspetto su una panca (che all'epoca pareva davvero enorme) che mia sorella finisca la sua lezione. E questo è stato sicuramente il ricordo più vecchio uscito dall'armadio. 
Poi ne sono arrivati tanti altri, forse troppi: i quaderni delle superiori, alcuni risalenti addirittura alla prima, i raccoglitori con dentro ancora tutti gli appunti di storia e filosofia della quinta... un'interrogazione su cent'anni di guerre sembrava essere qualcosa di terribile, come si fa a ricordarsi tutto? E poi quel prof... basta una risposta sbagliata su venti e si arrabbia! A distanza di ormai quasi un decennio, sono convinto che l'università in confronto al liceo sia stata una passeggiata. Avevo tenuto tra gli ultimi l'esame di filosofia, mi terrorizzava. Invece un voto discreto, 27... chissà cosa avrebbe detto lo stesso prof di prima, a cui piaceva darmi 4 ma aveva un'aria ancor più soddisfatta se poteva elargire un bel 2. 
Altri raccoglitori, desolatamente vuoti... però quello nero era per inglese, quello blu per italiano e latino. Più in là le cartellette... fogli, fogli, fogli. Matematica, storia dell'arte e soprattutto un sacco di scarabocchi e di canzoni scritte a metà che non sapevo mai come continuavano... pure adesso non è che ho molta memoria per i testi. 
Un tempo disegnavo molto di più e mi ha stupito rivedere alcuni soggetti... adesso non credo sarei in grado di rifarli. 
Poi sono riemersi i sondaggi che facevo per passare le noiose ore di antologia in prima. Quante stupidate che si dicevano. Pare impossibile, ma forse erano più di adesso e ancor più stupide. Non mi han fatto ridere. Nelle stesse buste c'erano anche le lettere, di quelle che si iniziava una corrispondenza per migliorare l'inglese. Starà bene Nicola? Avrà realizzato il suo sogno di sciare sulle Alpi? E Maria... chissà perché non si è più fatta sentire. Forse perché non avevamo nulla in comune. 
I diari. Non ho mai avuto la mania di scriverci chissà che nè di appiccicarci di tutto. Sono pieni di disegni però, soprattutto quello di quinta. Palme, granchi, uccelli, isole deserte, sole. La pagina dopo, altre palme. Poi uccelli. Poi granchi e Arturo il paguro, che ai tempi era senza dubbio più popolare, almeno nella mia fantasia. 
Comunque nonostante il mio scarso impegno il liceo terminò e quindi ci fu da stipare da qualche parte pure la roba dell'università. In realtà molte cose sono poi finite in cantina e tante altre ormai sono da anni spazzatura, dopo l'allagamento della medesima. Libri di ungherese e di svedese, appunti di chissà quale materia... ma poi come scrivevo nel 2002? Già non ho una grafia gradevole ora, ma sicuramente sto migliorando.
I documenti dell'Erasmus, il compendio del corso SAS 151 sul femminismo in Scandinavia... mi sarebbe servito se avessi potuto fare la tesi che volevo io!
Ho ritrovato anche una macchina fotografica. Con dentro un rullino, era allo scatto 21. Quasi finito... neanche mi ricordavo che fino al 2004 la mia macchina fotografica era quella. All'epoca le digitali non costavano così poco.
E gli astucci? Ho fatto un po' fatica ad associare ogni astuccio alla sua epoca. In quinta usavo una scatola di legno che in origine conteneva un compasso. Non c'era dentro nulla di utile: cinque penne che non funzionavano, così come il pennarello nero, le tre mine erano mozziconi inservibili così come l'unica matita che non avesse una punta da rifare ogni tre secondi. La gomma era sparita, rimaneva solo il suo involucro di carta. Le uniche cose utili erano il temperino, la matita rossoblu e le lamette per graffiare via dal foglio da disegno la china. Tra le cose bizzarre, un dente di un mollettone e uno stuzzicadenti del segno zodiacale del Leone. Sei il re delle conquiste, non c'è nessuno che ti resiste. Dietro la spugna che foderava la scatola, tre bigini: fisica, geometria e trigonometria. Ricordando i voti di quel tempo, direi che mi sono serviti a poco. 
Poi setacciando le ultime cartellette sono stato anche in Irlanda e in Finlandia. Rispettivamente 1996 e 1997. Sembrava impossibile avere l'opportunità di andare così lontano e per così tanto tempo. Come cambiano le prospettive, infatti ora pare impossibile dover stare a casa.  
Da qualche ora, nel mio armadio c'è molto più spazio.

domenica 28 giugno 2009

Amor de mi vida

Oggi sono quattro anni di convivenza con Lilja...
...l'amore a forma di gatto!

domenica 14 giugno 2009

Uomo nero vs. camicie nere (o kaki)

E ormai sono già tot giorni che sono tornato a Stryn, tipo una ventina. Riassumendo...
1-Grandi novità: un bar aperto tutte le sere e anche quando i tour passano di qui la mattina alle nove (non a caso il proprietario non è un norvegese...), un nuovo supermercato (il Kiwi, aperto pure la domenica), il bowling è stato riaperto (e quest'anno pare pure che ogni tanto ci sia dentro gente) e soprattutto un contratto nuovo con pagamento a prestazione e non un fisso mensile. Che pare essere cosa buona e giusta, sicuramente il lavoro non manca.

2-Grandi conferme: il Litago sjokolademelk è ancora in produzione, Oliver (il gatto dei vicini) abita ancora qui e sta bene, il fiordo non è sparito, si son rivisti molti volti noti.

3-Grandi assenze: la Marta che preferisce stare in Germania (e questo è grave), la Cetta che finalmente non ritorna (e questo è bene). Anche se il pericolo di un suo ritorno è stato alto... solo un imprevisto imprevedibile pare averla tenuta lontano da qui.

4-I tour van bene, finora non ho ancora litigato con nessuno e non mi hanno ancora mandato a lavorare in lande inesplorate.

Mi manca l'Italia. Spero che quando tornerò siano già operative le ronde nere (complimenti per il nome). Ora che ci sono loro e so che i marocchini -potenziali terroristi tutti quanti- non possono lavorare in metropolitana, mi sentirò moooolto più sicuro. Fanculo a tutti i fascisti e a quelli che ancora dicono che l'antifascismo è anacronistico.

sabato 25 aprile 2009

Riassumendo

E ieri era una settimana che son tornato a casa. Tempo di fare un riassuntino...

Le scoperte
1- i cani peruviani sono meno aggressivi di quelli italiani. Forse sono più rilassati, deve essere una discreta rottura di palle stare al guinzaglio ogni volta che ti portano in giro
2- in una gran parte del Perù non si può gettare la carta igienica nel water. E ho scoperto che funziona così pure in alcune zone del Portogallo. Spesso non sappiamo le fortune che abbiamo a vivere qui.
3- la lucuma è il miglior frutto tropicale che abbia mangiato. Peccato che non ne abbia una pianta in giardino. Spesso non sappiamo le sfortune che abbiamo a vivere qui.
4- a Cusco grandina più spesso che a Milano
5- anche a pioggia non è messa male

La scuola
1- strano ma vero, lì si ascolta più inglese che spagnolo. Colpa di questi giovani d'oggi che vanno a studiare all'estero e poi non sanno la lingua.
2- una settimana in una camera singola nell'appartamento messo a disposizione dalla scuola costa quanto tre settimane e un paio di giorni in un ostello economico
3- un gatto nero vive da quelle parti
4- potevano metterla su una strada meno in salita, che la prima settimana finivo il fiato 100 metri prima di arrivare. L'ultima settimana, quando mancavano 30 metri, perché sempre in salita stava, non è che se uno si abitua alla carenza di ossigeno poi la fa di corsa senza problemi
5- il 90% dei professori, secondo me, sarebbe a rischio scomunica

Il viaggio finale
1- pensiero comune di tutti i compagni d'avventura: ci sono automobili più resistenti della Hiunday H1
2- è anche vero che forse abbiamo esagerato un pochettino con gli sterrati. E su questo sono d'accordo soprattutto con il mio stomaco
3- il deserto di Paracas è la cosa che mi è piaciuta di più
4- il Machu Picchu è bello, niente da dire. Scenico, spettacolare, mozzafiato. Però è sorprendente che la gente si sorprenda che sia ancora lì quasi intero. Cioè... l'han tirato su tipo nel 1450 a 2400 metri d'altezza su una montagnetta, mica su un altopiano. Non è che quelli del 1700 sono tornati per costruirci su un'altra città, per dire. Il Colosseo che pure si conserva benino è stato aperto quei 14 secoli prima...
5- a Nazca se non si prende l'aeroplanino non si vede neanche una righina delle famose linee. Quindi io non ho visto neanche una righina. 

Le 5 cose peggiori
1- l'insistenza dei venditori ambulanti nei confronti dei "turisti" in centro a Cusco. Vendono bambole/quadri/zucche/pupazzettidadito/orecchini/marijuana/cocaina/cicche/caramelle. E poi ci sono i massaggi, 20 soles per un'ora. Proposti in serie... nel senso che ci sono anche 4-5 ragazze in fila, a un metro una dall'altra, e se dici di no alla prima le altre non colgono, e ti ripetono la stessa offerta. Insopportabili. Quasi quanto i ragazzi che vogliono a tutti i costi pulirti le scarpe. Se uno dice no è no. E se le mie scarpe sono sporche saranno cazzi miei... poi... parlano quelli che ce le hanno pulite, neh!
2- l'assenza dell'acqua in casa. Alzarsi la domenica alle 7.30 per farsi la doccia non è piacevole, neanche se poi si torna a dormire fino a mezzogiorno.
3- dover pagare 18 euro per uno zainetto dal peso di chilogrammi unovirgolatrè perché il tipo della Easyjet ha deciso che è così. "Non dipende da me, poi ti fermano prima dell'imbarco". Poi vai all'imbarco, e chi c'è? Lui. Comunque questo è successo a Madrid quindi sono andato fuori tema e non vale.
3giusto- l'agenzia che mi ha venduto il viaggio a Machu Picchu. Volevano mi pare 230 dollari. Per un viaggio che costa la metà. Sintesi della discussione avuta in agenzia:
-il pacchetto oramai è acquistato e lo devi pagare
+significa che mi state obbligando ad andare al Machu Picchu senza neanche avermi parlato insieme prima?
-noi l'abbiamo pagato e quindi dobbiamo venderlo
+e se ve lo facevano pagare 500 dollari dovevo comprarlo a quella cifra?
-si può pagare una multa di 130 dollari e siamo a posto
+eh sì è una bella idea pagare 130 dollari per NON vedere niente...
Così che alla fine siamo arrivati al compromesso -vantaggioso comunque soprattutto per loro- di 130 dollari. Incluso solo il viaggio in treno, che in realtà costa molto meno. Esclusa la guida. Che lì ogni volta che trovi delle rovine ti dicono che serve una guida, altrimenti vedi solo sassi. Va beh, gli altri tre comunque avevano la guida e mi sono accodato. Fortuna che non l'ho pagata... ci ha fatto partire alle 5.30 per poter andare sul Wayna Picchu e poi ci dice che possiamo passare di lì a far la fila alle 10. E allora che mi sono svegliato alle 5 a fare? Ecco il vero mistero del Machu Picchu.
4- i compagni di corso antipatici. Fortunatamente la socia che ha fatto 6 settimane con me era meglio... ma soprattutto quelle della prima settimana, stavano quasi al limite dell'intollerabile. Sì, che il limite mio è molto basso quindi non è che c'è da fare molto per farmi perdere la pazienza, ma non va bene lo stesso.
Comunque anche la brasiliana di qualche settimana dopo non è che fosse meglio... di lei ricorderò soprattutto la frase "se la gente pregasse di più il mondo andrebbe meglio"
5- la puntualità peruviana. Sconcertante. Di gran lunga peggiore della mia... lì ad andare bene si aspetta mezz'ora, ad andare male non arriva proprio quello che si sta aspettando

Le 5 cose migliori
1- Angela, la mia gatta bianca da trasferta. Che è fuggita. Non far stare in pensiero i tuoi amici dell'ostello, torna a casa!
2- beh, aver trovato un posto in cui sostare a un prezzo assai basso comida incluida è stato un colpo di culo notevole
3- anche il fatto di non aver sofferto di mal d'altitudine, neanche per un giorno
4- e come non citare il fatto di non aver avuto problemi gastrointestinali
5- essere arrivato in ritardo al matrimonio. A cerimonia conclusa. E pensare che con me c'erano tipo altre 20-25 persone che sono venute in Perù esclusivamente per assistere al suddetto. E tanto che si è in tema complimenti agli sposi, soprattutto per l'idea di escludere i bambini dai festeggiamenti. Mitico.