C'è questa cosa che la gente ha paura del buio. Alcune persone solo da piccole, altre anche da grandi, magari con motivi diversi. A me sembra più congruo aver paura della luce. Perché al buio in fondo si può immaginare che ci siano anche tante cose belline che ci circondano, non è che debba assolutamente uscire dall'armadio il re degli inferi di molto arrabbiato con noi (così, senza motivo, tra l'altro) o che ci si ritrovi un vampiro nel nostro letto (sveglio, nonostante il materasso comodo comodo). Ad esempio al buio potrebbe anche starci un tenerissimo cucciolo di rinoceronte nano che vuole venire a fare le fusa con la sua carica di simpatia (per dirne una delle tante possibili eh).
Quando invece si è alla luce, non c'è nulla da fare... insomma, quello vediamo, e quello c'è. Se al buio puoi aver paura di aver qualcuno dietro di te, alla luce non ti puoi sbagliare: sei proprio solo.
Personalmente io ho un po' paura della luce dietro le porte. Non tanta e in verità non è neanche proprio una paura, è più una sensazione di malessere circoscritta solo ad alcune porte. A una sola, se proprio vogliamo essere precisi precisi. Ecco, io penso che la luce in taluni casi non vada bene accesa, anche se c'è la porta di mezzo la si dovrebbe spegnere per far meno male. Più che altro è una questione che dagli infissi, da sopra e da sotto, la luce la si vede lo stesso, non è che si può far finta di nulla o nasconderla. Che senso ha avuto chiudere la porta se poi hai permesso alla luce di venire da me e dirmi tutto? Poi non so, forse anche il buio mi avrebbe raccontato le stesse cose... ma la luce, come dire... la sa più lunga del buio, è più brava a spiegarsi, ti rivela dettagli che forse il buio non conosce, ti fa pensare a soluzioni impreviste. In altre parole, ti illumina.
martedì 21 settembre 2010
venerdì 10 settembre 2010
Ah che bello tornare a casa
La cosa si fa sempre più ripetitiva, ma questo è quanto: sono tornato a casa. Casa... il posto in cui ufficialmente ho la residenza, diciamo. Ma queste sono giusto pignolerie, il punto è che basta Norvegia pure per quest'anno. Che è come dire basta salario spropositatamente alto in considerazione dello sbattimento fatto e questa cosa è abbastanza triste. Ed è anche come dire basta posto fighissimo ricco di mari, monti, cascate, laghi, lemming e sorbi per tornare in mezzo alla pianura, e pure questa cosa mi pare piuttosto triste. E come non pensare a tutte quelle persone che per più o meno tempo non vedrò... eh già, anche questa cosa è assai triste (a seconda delle persone, non era un tutte nel senso di tutte, era più nel senso di alcune).
Per non colmarmi il cuore di tristezza in una volta sola, ho fatto il viaggio di ritorno senza fretta. Quindi niente aeroplanini stavolta, ma il camper di Anna (e ne approfitto per ringraziare. Anna intendo. Ma anche il suo camper, via). Che così si sono visti anche dei posticini carucci che non avevo visto o se avevo visto non l'avevo fatto con cura e attenzione o comunque erano belli da rivedere un'altra volta. L'itinerario è stato Geiranger-Oslo-Göteborg-Lund-Trelleborg-Sassnitz-Dresda-Praga-Monacopiùomeno-San Bonifacio-Pioltello-Melegnano. Sì la stazione di Pioltello non l'avevo mai vista ma potrebbe anche non rientrare nei posticini carucci.
Dunque a tre anni di distanza sono tornato a Lund, sono stato molto felice ma al tempo stesso ci sono rimasto un po' male, perché quella che era casa mia la stavano ricostruendo e quindi non ho potuto rivedere la mia finestra. Ma questa non è la cosa peggiore... la cosa peggiore è che non c'è proprio più la mia finestra! Secondariamente, ho provato una forte delusione nel non trovare i pezzi d'ananas essiccato ricoperti di glassa di yogurt. Uno aspetta e assapora per tre anni questi momenti, sono cose che fanno riflettere. Magari non molto, ma fan riflettere.
Poi mentre ero lì mi dicevo anche ma guarda, conosco ormai solo una persona che vive qui, magari la incontro. E infatti l'ho incontrata perché i modi di dire non mentono sempre ma solo ogni tanto quindi il ma com'è piccolo il mondo funziona spesso.
Qualche ora dopo si è lasciata la Svezia e s'è andati a Dresda, nota per la passione dei dresdiani per il volare in mongolfiera. C'è gente che si diverte così e non c'è nulla di male eh, io non ho alcun pregiudizio su chi vuole farlo.
A Praga invece la gente si diverte in altro modo e ad esempio preferisce farsi la manicure o bere birra, poi non metto in dubbio che anche lì qualcuno possa avere un'inclinazione forzata o naturale verso le mongolfiere ma non si nota così tanto come a Dresda, anzi non si nota proprio.
Che dire poi della Baviera? Ecco, quello è un posto in cui non c'è passione per gli autogrill quantomeno nella zona di Monaco ma prima di arrivarci, non dopo perché lì ce n'è uno tipo a 5 km che se vai a far pipì (o anche solo per controllare se il personale è davvero friendly) ti ridanno indietro i soldi che hai speso per entrare nei bagni. Non è che te li ridanno davvero, te li ridanno se compri qualcosa. I bagni a pagamento li ho sempre trovati assurdi, poi non si lamentino se la gente va a inquinare nel parcheggio. Ah ecco, tra l'altro penso che il lavoro più remunerativo del mondo ce l'abbia una che fa la pulitrice dei cessi in Austria, che non ha un contratto regolare ma vive grazie alla mancia dei fruitori dei locali che pulisce. 50 cent a persona e solo nei cinque minuti che sono stato lì sono arrivati quattro pullman carichi carichi di vecchietti. Bella vita.
Per non colmarmi il cuore di tristezza in una volta sola, ho fatto il viaggio di ritorno senza fretta. Quindi niente aeroplanini stavolta, ma il camper di Anna (e ne approfitto per ringraziare. Anna intendo. Ma anche il suo camper, via). Che così si sono visti anche dei posticini carucci che non avevo visto o se avevo visto non l'avevo fatto con cura e attenzione o comunque erano belli da rivedere un'altra volta. L'itinerario è stato Geiranger-Oslo-Göteborg-Lund-Trelleborg-Sassnitz-Dresda-Praga-Monacopiùomeno-San Bonifacio-Pioltello-Melegnano. Sì la stazione di Pioltello non l'avevo mai vista ma potrebbe anche non rientrare nei posticini carucci.
Dunque a tre anni di distanza sono tornato a Lund, sono stato molto felice ma al tempo stesso ci sono rimasto un po' male, perché quella che era casa mia la stavano ricostruendo e quindi non ho potuto rivedere la mia finestra. Ma questa non è la cosa peggiore... la cosa peggiore è che non c'è proprio più la mia finestra! Secondariamente, ho provato una forte delusione nel non trovare i pezzi d'ananas essiccato ricoperti di glassa di yogurt. Uno aspetta e assapora per tre anni questi momenti, sono cose che fanno riflettere. Magari non molto, ma fan riflettere.
Poi mentre ero lì mi dicevo anche ma guarda, conosco ormai solo una persona che vive qui, magari la incontro. E infatti l'ho incontrata perché i modi di dire non mentono sempre ma solo ogni tanto quindi il ma com'è piccolo il mondo funziona spesso.
Qualche ora dopo si è lasciata la Svezia e s'è andati a Dresda, nota per la passione dei dresdiani per il volare in mongolfiera. C'è gente che si diverte così e non c'è nulla di male eh, io non ho alcun pregiudizio su chi vuole farlo.
A Praga invece la gente si diverte in altro modo e ad esempio preferisce farsi la manicure o bere birra, poi non metto in dubbio che anche lì qualcuno possa avere un'inclinazione forzata o naturale verso le mongolfiere ma non si nota così tanto come a Dresda, anzi non si nota proprio.
Che dire poi della Baviera? Ecco, quello è un posto in cui non c'è passione per gli autogrill quantomeno nella zona di Monaco ma prima di arrivarci, non dopo perché lì ce n'è uno tipo a 5 km che se vai a far pipì (o anche solo per controllare se il personale è davvero friendly) ti ridanno indietro i soldi che hai speso per entrare nei bagni. Non è che te li ridanno davvero, te li ridanno se compri qualcosa. I bagni a pagamento li ho sempre trovati assurdi, poi non si lamentino se la gente va a inquinare nel parcheggio. Ah ecco, tra l'altro penso che il lavoro più remunerativo del mondo ce l'abbia una che fa la pulitrice dei cessi in Austria, che non ha un contratto regolare ma vive grazie alla mancia dei fruitori dei locali che pulisce. 50 cent a persona e solo nei cinque minuti che sono stato lì sono arrivati quattro pullman carichi carichi di vecchietti. Bella vita.

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lunedì 19 luglio 2010
Raspberry gashes all over all over...
Quando sta dentro il bosco, l'animo tanto sensibile che aleggia in me non può che sentirsi in rara armonia con la natura e il mondo tutto e va a finire che si sorprende di cose che effettivamente quando uno ci pensa dice che sì sono proprio sorprendenti. Come ad esempio che sei lì che hai camminato un po' e hai quella voglia che quasi quasi si potrebbe anche mangiare qualcosa se solo ci fosse... e ci sono i mirtilli! Dico, non è stupendo che ci siano i mirtilli? La gente come al solito non ci pensa a queste cose, vede i mirtilli e si immagina che siano una cosa quasi dovuta, non che sia straordinario che una pianta che sta lì proprio accanto a lei produca delle palline non solo edibili ma anche tanto tanto buone. Ma queste sono le cose belle... poi uno va nel bosco e scopre anche le cose fastidiose, tipo che si ferma a fare le foto e arrivano le mosche in massa, come se fossero state lì in agguato giusto sapendo che stava per passare qualcuno. E allora si dice che sono una scocciatura, che disturbano, ci si chiede perché esistano eccetera. E come spesso accade mi viene da pensare come sarebbe se la mosca avesse dei sentimenti. Ci rimarrebbe male... insomma, il gatto lo sa che oltre che ad alcuni altri gatti piace anche agli uomini ad esempio, lo stesso vale per il cane, il criceto, l'impala, il varano e il bradipo. Ma la mosca... che estimatori può avere a parte i ragni che ne fanno più che altro una questione di gusto in senso papillare? Comunque si vede che lo sa che non piace. Se uno muove una mano verso un cane, magari quello scodinzola e sbava un po'. Sì lo so che se è cattivo morde, ma stiamo parlando di quelli buoni e paciaroni che si fanno accarezzare! La mosca no, vola via. Lo sa già che la si vuole solo schiacciare. Servirebbe un po' più di comprensione anche per questi animaletti fastidiosi e molesti. In fondo non è che han deciso loro di fare le mosche, magari si sarebbero trovate anche meglio ad essere macaoni.

lunedì 28 giugno 2010
martedì 15 giugno 2010
E viene già dal cieeeeel...
La neve!!! Ebbene sì, ha nevicato mentre stavo sul Dalsnibba e... ho goduto non poco! Lassù al freddo, tra le nuvole, la visuale prossima allo zero e i fiocchetti che cadevano con una certa insistenza. Mi sono ritrovato con una sensazione di felicità piuttosto inconsueta, nel senso che non era la solita felicità random che quando arriva arriva, era un po' più felice del solito 'sta felicità. E probabilmente i miei turisti si chiedevano ma che caz c'ha da essere così allegra la guida proprio mo' che siamo qui e non si vede nulla? C'ha che è contenta di essere qui a far la guida, semplicemente... perché la Norvegia è quel che volevo per questa estate, lo sapevo già a inizio febbraio ma ora d'improvviso sono svanite tutte le (minuscole) perplessità che mi portavo dietro dal 15 marzo. E sì, è bastata semplicemente una giornata di tempo pessimo.
lunedì 24 maggio 2010
Siam più qui che a Vaux
Sono tornato a Stryn. Ho la stessa camera dell'anno scorso e di due anni fa, ora in più ho una poltrona e un tavolino, manca un armadio che farebbe comodo, è tornato il lenzuolo di Garfield a sostituire quello coi cavalli, si continua a vedere solo un angolo di mare ed il sole non entra mai con quell'arroganza che insomma chi ti ha chiesto di entrare in quel modo?
Le montagne non sono cadute, le nuvole stan sempre in cielo, ha già piovuto due volte in due giorni (o anche tre ma non lo so se è successo mentre dormivo tra Arlene e Odie) e il fiordo rimane sempre lì come a dire guarda che sono tranquillo, si sforza anche di mostrarsi sempre quieto ma per me sotto sotto gli succedono delle cose inimmaginabili e solo al pensiero che può essere così lo stimo e lo ammiro.
Le montagne non sono cadute, le nuvole stan sempre in cielo, ha già piovuto due volte in due giorni (o anche tre ma non lo so se è successo mentre dormivo tra Arlene e Odie) e il fiordo rimane sempre lì come a dire guarda che sono tranquillo, si sforza anche di mostrarsi sempre quieto ma per me sotto sotto gli succedono delle cose inimmaginabili e solo al pensiero che può essere così lo stimo e lo ammiro.
martedì 18 maggio 2010
La caduta dei bottoni
Sono andato all'IKEA nuova. L'IKEA è un posto che ha il suo fascino, ci sono tante cose carucce da vedere poi io ho la passione dei frigoriferi quindi tutte le cucine sono fonte di potenziale soddisfazione. Però la cosa che mi piace di più è il magazzino self service, con quell'odore di legno di mobile nuovo. Se fosse per me, quando si va all'IKEA passerei la maggior parte del tempo tra gli scaffali Billy smontati. Invece ci sono passato giusto perché quel corridoio sta lì prima delle casse. Capisco che ci sia molta gente che non provi alcun entusiasmo per gli scaffali Billy smontati, quindi non insisto neanche.
L'altro reparto che ha un suo perché è quello dove ci sono le candele, anche se quelle all'anguria non le si trova più e per me erano le migliori.
Comunque nel titolo si diceva dei bottoni e se mi fermo a parlare dell'IKEA, delle candele e degli scaffali Billy smontati non si capisce il nesso, che effettivamente non c'è perché mentre scrivevo il titolo pensavo ad altro (poi mi son distratto), tipo che a mia nonna non andava molto l'idea di insegnarmi a cucire, anzi non voleva proprio perché era una cosa da femmine e quindi io potevo anche non saperlo fare. Tanto nella vita trovi sempre una femmina che ti attacca i bottoni secondo lei. E che ti lava i piatti, quindi lei era anche contraria al fatto che io lavassi i piatti. Ora, quello non è che è diventato il mio hobby favorito ma quando stavo in montagna le giornate erano luuuunghe e lavare i piatti poteva costituire un discreto diversivo, soprattutto chi lavava i piatti non doveva asciugarli e a me l'asciugatura non è mai piaciuta molto. Ma si era qui per dire dei bottoni, non dei piatti... insomma mia nonna non voleva insegnarmi a cucire e alla fine non me l'ha mica insegnato, ho dovuto fare da solo.
L'altro reparto che ha un suo perché è quello dove ci sono le candele, anche se quelle all'anguria non le si trova più e per me erano le migliori.
Comunque nel titolo si diceva dei bottoni e se mi fermo a parlare dell'IKEA, delle candele e degli scaffali Billy smontati non si capisce il nesso, che effettivamente non c'è perché mentre scrivevo il titolo pensavo ad altro (poi mi son distratto), tipo che a mia nonna non andava molto l'idea di insegnarmi a cucire, anzi non voleva proprio perché era una cosa da femmine e quindi io potevo anche non saperlo fare. Tanto nella vita trovi sempre una femmina che ti attacca i bottoni secondo lei. E che ti lava i piatti, quindi lei era anche contraria al fatto che io lavassi i piatti. Ora, quello non è che è diventato il mio hobby favorito ma quando stavo in montagna le giornate erano luuuunghe e lavare i piatti poteva costituire un discreto diversivo, soprattutto chi lavava i piatti non doveva asciugarli e a me l'asciugatura non è mai piaciuta molto. Ma si era qui per dire dei bottoni, non dei piatti... insomma mia nonna non voleva insegnarmi a cucire e alla fine non me l'ha mica insegnato, ho dovuto fare da solo.

venerdì 7 maggio 2010
Words are very unnecessary
Di tanto in tanto mi capita pure di leggere romanzi. I libri non li compro, preferisco prenderli in biblioteca e non tanto per una questione economica. Un po' anche perché non mi fido delle recensioni, ma neanche questo è il motivo principale. Andare in biblioteca di per sé è già una cosa caruccia. Lo scaffale che conosco meglio è quello delle letterature germaniche e nordiche (chi l'avrebbe mai detto eh!). Mi piace scegliere i libri, è una sorta di rituale breve ma intenso, in genere ne prendo tre per volta (nell'ultima occasione sono arrivato a quattro... mentre la bibliotecaria stava già segnando i prestiti, ho visto la guida alla Norvegia nuova nuova -del 2010- della The rough guide. Facciamo finta di informarci che tra un po' si torna là a lavorare).
Affinchè un libro venga da me selezionato, deve avere alcune caratteristiche (non per forza queste si devono presentare congiuntamente):
1-fondamentalmente non deve aver più di 200 pagine perché mi scoccia pensare che ci posso mettere più di un giorno a leggerlo (e non è che mi posso leggere 400 pagine di fila... se riuscissi a concentrarmi così tanto starei ancora studiando all'università!)
2-non deve essere stato estremamente consultato: mettiamo che un libro è stato preso dalla biblioteca nel 2000, se l'han preso in prestito solo tre persone allora la cosa si fa interessante. Anzi, quando trovo un libro che magari non è preso in prestito da cinque o sei anni, mi dico che allora è proprio il caso di leggerlo
3-una pagina deve avere qualcosa di particolare, tipo un moscerino spiaccicato, una sottolineatura a matita, uno strappeto. Così poi quando passerò di lì leggendo, ho un buon motivo per fare una pausa e pensare a come mai quella pagina è così. Ad esempio un paio di settimane fa ho letto "Il venditore di fontane" e su ben due pagine non contigue c'erano chiari segni di pneumatico da bici
4-il titolo deve dire qualcosa... ma questo è un trucchetto che molti scrittori usano apposta. Ci sono dei libri che in realtà hanno solo un bel titolo. Al più magari un bell'incipit, come "Memorie del sottosuolo", o una bella pagina iniziale, tipo "Jerusalem". Ecco, adesso mi tocca divagare un attimino... questo libro che poi è diventato un capolavoro della letteratura scandinava, inizia così: c'è uno che si chiede una cosa tipo quanto sarebbe bello se si riuscisse a essere felici all'ombra di un albero in una giornata di sole con una leggera brezza. Insomma, già che pronti via tiri fuori questa perla, c'era poi davvero tutto 'sto bisogno di scrivere altre 450 pagine? E soprattutto, già che si era nel campo col sole l'albero la brezza e insomma che vuoi di più dalla vita, era proprio necessario andare a Gerusalemme?
5-anche la copertina deve avere un suo perché. Gente disegnata male con una camicia gialla a fiori di pessimo gusto mi piace, ad esempio. Forse perché quel pessimo gusto mi ricorda il mio
6-un periodo in cui è stato scritto che quel giorno che sono in biblioteca mi piace. Una volta può essere che devono essere libri recenti, un'altra devono essere più vecchi. Ultimamente più recenti però
7-e l'autore dove lo mettiamo? Andrà considerato anche lui! Gente che non ho mai sentito nominare va benissimo. Anche se poi scopri che non è 'sto granché. Ma è per quello che i libri li prendo in biblioteca. Così se è una storia che non funziona, io sto a casa mia e il libro torna a casa sua, normalmente senza rancore.
Magari poi è solo una mia impressione, ma ultimamente i libri che sto leggendo finiscono in modo triste o intrinsecamente infelice. A parte quello di Simon Tofield, dove non muore nessuno e alla fine sono contenti sia lui che il gatto. Saran mica le parole a rendere la vita difficile?
Affinchè un libro venga da me selezionato, deve avere alcune caratteristiche (non per forza queste si devono presentare congiuntamente):
1-fondamentalmente non deve aver più di 200 pagine perché mi scoccia pensare che ci posso mettere più di un giorno a leggerlo (e non è che mi posso leggere 400 pagine di fila... se riuscissi a concentrarmi così tanto starei ancora studiando all'università!)
2-non deve essere stato estremamente consultato: mettiamo che un libro è stato preso dalla biblioteca nel 2000, se l'han preso in prestito solo tre persone allora la cosa si fa interessante. Anzi, quando trovo un libro che magari non è preso in prestito da cinque o sei anni, mi dico che allora è proprio il caso di leggerlo
3-una pagina deve avere qualcosa di particolare, tipo un moscerino spiaccicato, una sottolineatura a matita, uno strappeto. Così poi quando passerò di lì leggendo, ho un buon motivo per fare una pausa e pensare a come mai quella pagina è così. Ad esempio un paio di settimane fa ho letto "Il venditore di fontane" e su ben due pagine non contigue c'erano chiari segni di pneumatico da bici
4-il titolo deve dire qualcosa... ma questo è un trucchetto che molti scrittori usano apposta. Ci sono dei libri che in realtà hanno solo un bel titolo. Al più magari un bell'incipit, come "Memorie del sottosuolo", o una bella pagina iniziale, tipo "Jerusalem". Ecco, adesso mi tocca divagare un attimino... questo libro che poi è diventato un capolavoro della letteratura scandinava, inizia così: c'è uno che si chiede una cosa tipo quanto sarebbe bello se si riuscisse a essere felici all'ombra di un albero in una giornata di sole con una leggera brezza. Insomma, già che pronti via tiri fuori questa perla, c'era poi davvero tutto 'sto bisogno di scrivere altre 450 pagine? E soprattutto, già che si era nel campo col sole l'albero la brezza e insomma che vuoi di più dalla vita, era proprio necessario andare a Gerusalemme?
5-anche la copertina deve avere un suo perché. Gente disegnata male con una camicia gialla a fiori di pessimo gusto mi piace, ad esempio. Forse perché quel pessimo gusto mi ricorda il mio
6-un periodo in cui è stato scritto che quel giorno che sono in biblioteca mi piace. Una volta può essere che devono essere libri recenti, un'altra devono essere più vecchi. Ultimamente più recenti però
7-e l'autore dove lo mettiamo? Andrà considerato anche lui! Gente che non ho mai sentito nominare va benissimo. Anche se poi scopri che non è 'sto granché. Ma è per quello che i libri li prendo in biblioteca. Così se è una storia che non funziona, io sto a casa mia e il libro torna a casa sua, normalmente senza rancore.
Magari poi è solo una mia impressione, ma ultimamente i libri che sto leggendo finiscono in modo triste o intrinsecamente infelice. A parte quello di Simon Tofield, dove non muore nessuno e alla fine sono contenti sia lui che il gatto. Saran mica le parole a rendere la vita difficile?
lunedì 26 aprile 2010
25 aprile 2010
Le vent souffle sur les tombes
La liberté reviendra
On nous oubliera
Nous rentrerons dans l'ombre.
La liberté reviendra
On nous oubliera
Nous rentrerons dans l'ombre.
undefined
venerdì 23 aprile 2010
Ready for excellence? Aber auch nein
Dunque si era rimasti che ero stato preso per il corso dopo le selezioni eccetera. Ecco, il corso nel frattempo l'ho iniziato, portato avanti e pure terminato e tanto che c'ero sono anche tornato a casa dopo una vacanzina che potevo anche non fare ma tanto non avevo fretta di tornare a casa e allora l'ho fatta.
Il corso è stato fichissimo e divertentissimo... no, scherzo, se anche non l'avessi fatto era uguale, però mi sono divertito lo stesso un bel po', nel senso che al corso no ma oltre sì, diciamo quindi un divertimento fuoricorso. Se non altro sono stati selezionati dei tipi simpatici come compagni d'avventura. Cioè non proprio tutti ma alcuni sì e quelli che finiscono nell'insieme nominato alcuni sì li porterò con prudente stima e acerbo affetto nel mio cuore. Gli altri non si meritano manco quello.
Allora, 'sto master chiamato Ready for excellence costituivasi di varie fasi: all'inizio fu il compass, detto anche lavaggio del cervello per entrare in ottica aziendale. Dopo le prime otto ore, avevo una gran voglia di andare a Berlino. Anche dopo le seconde otto, ma un po' di meno. Ho dovuto però andare dal parrucchiere a spuntare i capelli di altri 20 centimetri, perché al giorno d'oggi le brave persone le distinguono per la barba rasata di fresco e per un taglio deciso della chioma. E pensare che c'è chi per essere migliore i capelli se li fa anche trapiantare.
Comunque il regolamento Costa prevedeva sto taglio e io che in fondo sono una persona che esegue gli ordini, mi sono adeguato pur non capendo. Fondamentalmente, la prima settimana si può riassumere così. A seguire, test sui danni provocati dall'alcol, dalla droga e dagli stracci unti delle sale macchine se non fai le cose per benino.
Ah, al termine della prima giornata mi sono chiesto perché non mandare la conferma di lavoro in Norvegia e mi sono risposto perché forse ho voglia di fare una cazzata e allora la inviai perché dentro di me sapevo che non avevo voglia di fare una cazzata.
Seconda settimana: abbiamo iniziato a parlare di come fare le cosine per bene (non mi ricordo cosa, ma doveva essere qualcosa di utile... forse è in quel periodo che si è anche detto cosa dovrebbe fare una guida turistica). Nel contempo si è iniziato il corso di tedesco base per tour escort: guten Morgen, wie geht es Ihnen? Wie kann ich Ihnen helfen? Ach so, hundert acht Euro ingesamt und Mittagessen ist nicht inbegriffen. In ordnung Herr Rottwailer, ich wünche Ihnen einen schönen Ausflug nach Borocunbede. Tchüss.
Il corso è stato fichissimo e divertentissimo... no, scherzo, se anche non l'avessi fatto era uguale, però mi sono divertito lo stesso un bel po', nel senso che al corso no ma oltre sì, diciamo quindi un divertimento fuoricorso. Se non altro sono stati selezionati dei tipi simpatici come compagni d'avventura. Cioè non proprio tutti ma alcuni sì e quelli che finiscono nell'insieme nominato alcuni sì li porterò con prudente stima e acerbo affetto nel mio cuore. Gli altri non si meritano manco quello.
Allora, 'sto master chiamato Ready for excellence costituivasi di varie fasi: all'inizio fu il compass, detto anche lavaggio del cervello per entrare in ottica aziendale. Dopo le prime otto ore, avevo una gran voglia di andare a Berlino. Anche dopo le seconde otto, ma un po' di meno. Ho dovuto però andare dal parrucchiere a spuntare i capelli di altri 20 centimetri, perché al giorno d'oggi le brave persone le distinguono per la barba rasata di fresco e per un taglio deciso della chioma. E pensare che c'è chi per essere migliore i capelli se li fa anche trapiantare.
Comunque il regolamento Costa prevedeva sto taglio e io che in fondo sono una persona che esegue gli ordini, mi sono adeguato pur non capendo. Fondamentalmente, la prima settimana si può riassumere così. A seguire, test sui danni provocati dall'alcol, dalla droga e dagli stracci unti delle sale macchine se non fai le cose per benino.
Ah, al termine della prima giornata mi sono chiesto perché non mandare la conferma di lavoro in Norvegia e mi sono risposto perché forse ho voglia di fare una cazzata e allora la inviai perché dentro di me sapevo che non avevo voglia di fare una cazzata.
Seconda settimana: abbiamo iniziato a parlare di come fare le cosine per bene (non mi ricordo cosa, ma doveva essere qualcosa di utile... forse è in quel periodo che si è anche detto cosa dovrebbe fare una guida turistica). Nel contempo si è iniziato il corso di tedesco base per tour escort: guten Morgen, wie geht es Ihnen? Wie kann ich Ihnen helfen? Ach so, hundert acht Euro ingesamt und Mittagessen ist nicht inbegriffen. In ordnung Herr Rottwailer, ich wünche Ihnen einen schönen Ausflug nach Borocunbede. Tchüss.
---Inizio intermezzo utilitaristico---
Le cinque cose più utili imparate durante il corso
1-il segreto dello sgamuffo
2-l'apertura della birra tramite forchetta
3-ciao in hindi si dice namaste
4-a Taranto il controllore c'è sempre
5-"a volte" a volte è una risposta giusta
###Fine intermezzo utilitaristico###
Le cinque cose più utili imparate durante il corso
1-il segreto dello sgamuffo
2-l'apertura della birra tramite forchetta
3-ciao in hindi si dice namaste
4-a Taranto il controllore c'è sempre
5-"a volte" a volte è una risposta giusta
###Fine intermezzo utilitaristico###
Successivamente si è imparato come cercare di non rendere i soldi al cliente che si lamenta (giusto: la prossima volta si faccia le vacanze a Bergeggi così non avrà da lamentarsi che il tour non è stato di suo gradimento). Abbiamo anche visto un monte di documenti che fosse sempre così in ogniddove l'utilizzo della carta, l'Amazzonia sarebbe già completamente spianata.
Pausa Napoli per visita alla Costa Europa: saltata causa incidente della medesima in quel di Sharm el Sheik.
La settimana finale del corso s'è tenuta a Taranto per fare il corso antincendio e di sopravvivenza in mare, tipo bevi poco e risparmia le energie che se coi moderni mezzi non ti beccano sei proprio sfortunato, ma tanto tanto. Insomma, qualcuno se ne accorgerà se un bestione con 4000 persone a bordo da un momento all'altro non c'è più no?
Ma a proposito degli incendi, mi vorrei vantare un attimo delle mie prestazioni in quanto spegnitore di fuochi con l'estintore. Fine del vanto.
Poi si è tornati a Civitavecchia, giornata di prova coi turisti ma a me han dato il caccavella tour quindi ovviamente è andato tutto bene. Descrizione del tour assegnatomi: Roma in libertà, sei ore in cui fanno quel che vogliono. Ci manca che vengano a crearti un problema quando possono decidere in completa autonomia come passare la giornata.
Fine della prova pratica, inizio della prova scritta il giorno seguente. Esame passato con un voto basso ma pur sempre oltre la soglia minima. Quindi tuttapposto? Ahah, suspence. O suspance, non ricordo.
Pausa Napoli per visita alla Costa Europa: saltata causa incidente della medesima in quel di Sharm el Sheik.
La settimana finale del corso s'è tenuta a Taranto per fare il corso antincendio e di sopravvivenza in mare, tipo bevi poco e risparmia le energie che se coi moderni mezzi non ti beccano sei proprio sfortunato, ma tanto tanto. Insomma, qualcuno se ne accorgerà se un bestione con 4000 persone a bordo da un momento all'altro non c'è più no?
Ma a proposito degli incendi, mi vorrei vantare un attimo delle mie prestazioni in quanto spegnitore di fuochi con l'estintore. Fine del vanto.
Poi si è tornati a Civitavecchia, giornata di prova coi turisti ma a me han dato il caccavella tour quindi ovviamente è andato tutto bene. Descrizione del tour assegnatomi: Roma in libertà, sei ore in cui fanno quel che vogliono. Ci manca che vengano a crearti un problema quando possono decidere in completa autonomia come passare la giornata.
Fine della prova pratica, inizio della prova scritta il giorno seguente. Esame passato con un voto basso ma pur sempre oltre la soglia minima. Quindi tuttapposto? Ahah, suspence. O suspance, non ricordo.
---Inizio intermezzo ripetitivo---
Le tre parole chiave
1-Eh
2-Sgamuffo
3-Dispatch
Le tre frasi chiave
1-Ma anche no
2-E se poi te ne penti?
3-Ma che davero?
###Fine intermezzo ripetitivo###
Ai fini del superamento del corso oltre all'esame necessitavasi della valutazione della tutor, che doveva essere superiore a punti 60. Causa atteggiamento troppo critico e non in linea con le linee guida della compagnia, mi sono ritrovato un 56, che secondo me è in realtà più causa del fatto che volevo fare un altro lavoro quest'estate ma questa è un'opinione mia che magari si dissocia da eventi realmente accaduti. Ma anche no. Le tre parole chiave
1-Eh
2-Sgamuffo
3-Dispatch
Le tre frasi chiave
1-Ma anche no
2-E se poi te ne penti?
3-Ma che davero?
###Fine intermezzo ripetitivo###

Solo me ne vo per la città
In questo periodo vado in giro per il mio paese più del solito. Se ne scoprono sempre delle belle. Per dirne una... ho sperimentato che è estremamente difficile fare il giro di Melegnano passeggiando esclusivamente sui bordi dei marciapiedi. Non perché questi siano consunti... beh, alcuni sì ma ci si starebbe su lo stesso... è che ci parcheggiano su. E poi ci sono tutti questi pali & paletti per impedire di parcheggiarci su. Insomma, uno esce con l'idea di fare l'equilibrista sui bordi, ma il suo sogno viene spezzato al terzo isolato in cui passa. Già che uno esce con questo intento poi è meglio farlo la sera... quindi preferisco quando fa buio che ci sono meno persone in giro. In realtà mi fa anche un enorme piacere uscire, stare in giro un'ora e mezza o due e non vedere nessuno di conosciuto. Non so perché... però nel frattempo penso anche che qui ci sono quasi nato, definitivamente vissuto per anni e anni. Ma è come un guscio che ha perso quel che c'era dentro... dove sono quelli che sono cresciuti con me? Ma soprattutto... chi erano? E chi sono adesso?
---Inizio intermezzo preferenziale---
I miei cinque posti preferiti quando flanöreggio###Fine intermezzo preferenziale###
I miei cinque posti preferiti quando flanöreggio
- la stazione
- il parco
- la piscina
- Via Giardino
- dove ci sono i conigli
Quando esco, per evitare di farmi i fatti altrui, che è una cosa a cui tendo -no, qui devo fare un inciso: non mi faccio i fatti altrui veri, ma inventati, tipo che passa uno e io mi convinco che sta andando ad esempio in banca perché ha l'imbianchino da pagare e si è scordato di prelevare il giorno prima- ascolto musica. Che poi è quasi sempre la stessa... io carico il lettore mp3 con un monte di canzoni, ma i tre quarti o più poi li salto. Ci sono comunque tre diverse playlist: la prima che è la tristissima, la seconda che è l'incazzusa, la terza che è la chissenefotte. La chissenefotte consiste nel fregarsene della canzone selezionata random e ascoltarla anche se non se ne ha voglia. L'incazzusa comprende invece roba tipo Slayer, Rotting Christ, Soulfly e un po' di punkettoni drogati. La tristissima ha dentro robe che di loro magari non sono neanche tristi ma che di mio lo sono.
Talvolta, a sorpresa, non c'è musica, preferisco ascoltare la strada e gli appartamenti. E passarci magari verso la sera quando là va di moda cenare. Così che si sentono i bicchieri, le posate, i piatti, i titoli del tg dai televisori degli anziani mezzi sordi. Questo dà da pensare, perché conosco le case e le loro vite senza neppure sapere chi ci abita davvero lì dentro. Vedo le lenzuola rosa e i maglioni pesanti appesi ad asciugare, il cane fuori sul balcone... so pure i loro gusti, ma non so che faccia abbiano. A volte tutto ciò mi inquieta. A volte invece no.
Talvolta, a sorpresa, non c'è musica, preferisco ascoltare la strada e gli appartamenti. E passarci magari verso la sera quando là va di moda cenare. Così che si sentono i bicchieri, le posate, i piatti, i titoli del tg dai televisori degli anziani mezzi sordi. Questo dà da pensare, perché conosco le case e le loro vite senza neppure sapere chi ci abita davvero lì dentro. Vedo le lenzuola rosa e i maglioni pesanti appesi ad asciugare, il cane fuori sul balcone... so pure i loro gusti, ma non so che faccia abbiano. A volte tutto ciò mi inquieta. A volte invece no.
venerdì 9 aprile 2010
DY1877
La primavera non è una stagione proprio bella bella bella per vari motivi. Riassumendo però li si può racchiudere in due punti: inizia a fare mooolto caldo e arrivano le allergie. Questi elementi combinati insieme portano un po' di tristezza nel mio cuore e abbondante acqua nel mio naso. Lo starnutire causa polline vario non è comunque la sofferenza peggiore e neanche lo è l'occhio che si infiamma e prude. Ciò che non sopporto è quel fastidio al palato che non passa neanche dopo aver succhiato le caramelle Ricola alle erbe aromatiche che hanno solo negli orti svizzeri perché nel resto del mondo sono estinte. I pollini già di loro iniziativa girano abbastanza nell'aria (giustamente eh, altrimenti come fanno a impollinare), poi qualcuno pensa bene di dar loro un passaggio falciando i prati. Ecco, il grooming non riguarda solo gli umani, gli umanoidi e le scimmie spulcianti, ma anche i giardini. Perché se uno spicchio di prato tra seimila metri quadri di cemento presenta l'erba alta, non sta bene. Non è curato, la gente passa di lì e pensa "con un prato messo così, chissà che barbonerie avvengono in quella casa". E allora giù di tagliaerba... che già 'sti poveri fili d'erba me li immagino che crescono depressi, così come le margherite, che si sviluppano anche con un po' di cautela, zitte per non dare troppo nell'occhio... che lo sanno, ci sono quelle leggende che circolano anche tra i fiori, sui loro antenati e su come perirono inermi sul campo a migliaia la primavera precedente. Erano lì, durante una giornata di sole, a godersi l'arrivo della bella stagione, nati da pochi giorni magari. Era da mesi e mesi che il giardino era color terra. E appena si colorò un po', che successe? Arrivò il giardiniere che tagliò via tutto. Una strage. La margherita è un fiore psicologicamente fragile, se cresce in città. Poi anche se vive in un prato adibito a pascolo rischia molto di essere travolta da una pecora di passaggio, mangiata da una capretta o cacata da una mucca, ma questa è la dura legge della natura. Ok, anche l'essere falciata fa parte della dura legge della natura, che ha fatto sì che la razza umana a un certo punto sentisse il fortissimo bisogno di avere un giardino bello e ordinato. Ma secondo me è più frustrante finire tritato che non mangiato dalla capra. Comunque l'uomo ha proprio questa tendenza di importunare qualsiasi cosa esistente viva o non viva che sia: lancia i sassi in acqua, perfora le montagne, drena le paludi, schiaccia le zanzare, avvelena i topi, dà fuoco agli alberi e poi va beh ci sono milioni di esempi ma il succo è questo: anche per i vegetali a volte è un mondo difìcile.
Ma tutto 'sto parlare di un argomento tanto affascinante quanto poco sentito dalla popolazione mondiale, perché? Solo per dire una cosa che non c'entra una beata fava, ossia che però la primavera, pur non essendo una stagione proprio bella bella bella per vari motivi, ha anche un lato positivo: arriva in un momento dell'anno che poi viene maggio, che significa che si torna in Norvegia. Precisamente il 21, alle ore 16.10 in caso non si faccia ritardo.
Ma tutto 'sto parlare di un argomento tanto affascinante quanto poco sentito dalla popolazione mondiale, perché? Solo per dire una cosa che non c'entra una beata fava, ossia che però la primavera, pur non essendo una stagione proprio bella bella bella per vari motivi, ha anche un lato positivo: arriva in un momento dell'anno che poi viene maggio, che significa che si torna in Norvegia. Precisamente il 21, alle ore 16.10 in caso non si faccia ritardo.

lunedì 8 febbraio 2010
Via dalla nebbia
Sì, parto un'altra volta. A sto giro, si va a Civitavecchia (partenza stasera da Genova, con il caro ICN...) a fare un corso di formazione, perché magia delle magie sono riuscito non solo a ottenere un colloquio, ma anche a superarlo. Il mio abaco mi dice che dovrei guadagnare 744 euro in cinque settimane. Guadagnare... considerando che già sono andato due volte laggiù a fare prima lo scritto e poi l'orale, che dovrò prendere casa e che non ho ben capito se mi toccano pure le spese di trasferimento per la parte del corso che si terrà a Taranto, diciamo piuttosto che sarà un contributo alle spese. 3 euro all'ora. Meglio che niente comunque e qui non avevo altro da fare, quindi va bene così.
Comunque dicevo che ho superato il colloquio... ma non è che bisognasse essere supereroi eh. Io mi ritengo vagamente intelligente in certi campi, piuttosto scemo in altri, decisamente pirla in altri ancora. Epperò c'è gente che proprio non ce la fa... insomma, alla prima selezione eravamo in centoepiù, ne sarebbero passati sessanta. Test a risposta multipla, roba facile, devi giusto sbagliare la compilazione del foglio risposte per fare un disastro. E infatti c'era chi faceva crocette invece di cerchietti o annerimenti invece di crocette. Dopo pedanti ripetizioni sul come compilare il tutto. Così già dopo la prima delle tre prove mi ero convinto che almeno all'orale ci sarei arrivato.
Il secondo turno eliminatorio vedeva cinquantacinque partecipanti al via (cinque erano rimasti a casa a dormire forse), i primi venti avrebbero ottenuto il pass per 'sto corso. Ah, che è un corso per fare il tour escort eccellente sulle navi della Costa. La mia prova è stata facile facile, praticamente mi han chiesto parla in svedese senza che tanto lo capiamo, cosa fai in caso di ritardo grosso spiegacelo colla penna che fa da microfono, fai finta che io sono la moglie di un morto in tour e mi devi comunicare la vedovanza, ahora hablamos en español tienes que vender una excursión a una señora española, ok now in English tell me a place you visited last year not Norway. La parte più difficile era comunicare la vedovanza, che spesso è brutta anche quando sei a casa ma soprattutto quando sei via anche se poi così la signora può essere giustificata se dice che vacanze di merda.
Comunque dicevo che ho superato il colloquio... ma non è che bisognasse essere supereroi eh. Io mi ritengo vagamente intelligente in certi campi, piuttosto scemo in altri, decisamente pirla in altri ancora. Epperò c'è gente che proprio non ce la fa... insomma, alla prima selezione eravamo in centoepiù, ne sarebbero passati sessanta. Test a risposta multipla, roba facile, devi giusto sbagliare la compilazione del foglio risposte per fare un disastro. E infatti c'era chi faceva crocette invece di cerchietti o annerimenti invece di crocette. Dopo pedanti ripetizioni sul come compilare il tutto. Così già dopo la prima delle tre prove mi ero convinto che almeno all'orale ci sarei arrivato.
Il secondo turno eliminatorio vedeva cinquantacinque partecipanti al via (cinque erano rimasti a casa a dormire forse), i primi venti avrebbero ottenuto il pass per 'sto corso. Ah, che è un corso per fare il tour escort eccellente sulle navi della Costa. La mia prova è stata facile facile, praticamente mi han chiesto parla in svedese senza che tanto lo capiamo, cosa fai in caso di ritardo grosso spiegacelo colla penna che fa da microfono, fai finta che io sono la moglie di un morto in tour e mi devi comunicare la vedovanza, ahora hablamos en español tienes que vender una excursión a una señora española, ok now in English tell me a place you visited last year not Norway. La parte più difficile era comunicare la vedovanza, che spesso è brutta anche quando sei a casa ma soprattutto quando sei via anche se poi così la signora può essere giustificata se dice che vacanze di merda.
domenica 31 gennaio 2010
Chi deve fare un lungo viaggio in treno in Italia e non vuole/può spendere un milione di euro per arrivare da Milano a Roma in 20 minuti, ma è disposto a metterci 12 ore pur di pagare meno di 60 euro, ha un grosso amico: l'intercity notturno, chiamato anche ICN. Prendere questo tipo di convoglio è un'esperienza che va oltre il comune viaggiare. Ogni volta la sorpresa è assicurata. A me è successo di dover andare a Civitavecchia martedì scorso e pur aspettandomi ormai di tutto, non avevo immaginato ad esempio che mi potesse capitare di condividere lo scompartimento con due nigeriani e un sudanese con un grosso desiderio di ascoltare musica africana a tutto volume. Fino all'una e trentacinque circa. Non che poi la loro sete di ritmo si fosse placata, piuttosto gli agenti della Polfer sono stati abbastanza convincenti. Devo dire che però i miei tre compagni d'avventura erano molto gentili e cordiali: whisky e birra erano a disposizione ogni volta che volevo.
Al ritorno invece i sei posti erano tutti occupati, nessuno parlava eppure non si riusciva a dormire. Sarà stato per il calorifero tarato su una temperatura che avrebbe fatto sentire a casa gli abitanti della Death Valley? O il fatto di aver avuto seduto accanto un boiler truccato da donna che strabordava anche nel mio spazio vitale? Oppure c'entrava qualcosa il simpatico Briciola, carlino che rantolava ai miei piedi e aveva quel bell'aroma pungente di cane che non viene lavato da due anni?
Comunque chi viaggia con l'Intercity Notturno si basa anche su alcune sicurezze. Ci sono delle cose o delle situazioni che non mancano mai mai mai, eccone un piccolo elenco...
1-IL PASSEGGERO TIPO
Essendo un viaggiatore che utilizza un ICN, è abbastanza povero. Quindi un immigrato, uno studente, un disoccupato o un vecchio che è andato a trovare il nipotino. Attenzione però: su ogni vagone c'è anche almeno una madre con figlio appena nato da mostrare ai genitori. Il figlio appena nato piange a intervalli regolari che coincidono con i momenti di sonno di tutti gli altri ospiti della carrozza.
Il passeggero tipo è dotato di un grande bagaglio, normalmente un borsone un po' sfatto del peso di 50-60 kg che ha preso un po' la forma dell'apposito vano portabagagli, ideato in realtà per portare borse della grandezza di un Invicta Jolly.
Nei treni in questione non c'è la carrozza ristorante, quindi ogni viaggiatore si porta scorte di cibo e bevande da terra. Ovviamente cose economiche, quindi al primo posto nella lista dei consumi troviamo gli hamburger del McDonald, che vengono sbranati in un minuto ma la loro essenza è destinata ad aleggiare nell'aria per almeno metà del viaggio. Aprendo il posacenere di un qualsiasi scompartimento vi si noterà la presenza di almeno una fettina di cetriolino in salamoia. Non di rado accanto al cetriolino si può trovare anche una pozza di salsa da kebab, altro spuntino molto amato dal passeggero tipo.
Per quanto riguarda le bevande, al primo posto c'è l'acqua in bottigliette da mezzo litro, seguono i superalcolici e completa il podio la Coca Cola (che spesso accompagna l'hamburger). Il passeggero medio adora trangugiare il suo bicchiere maxi di coca, ma ancor di più emettere boati che si sentono dalla carrozza 3 alla carrozza 9.
A proposito di rumori notturni, è ormai provato che non esiste scompartimento in cui non ci sia almeno una persona che russi in modo alquanto molesto, possibilmente a bocca spalancata.
2-IL POSTO A SEDERE
Si può salire sul treno con quaranta minuti d'anticipo dalla città da cui partirà per affrontare il lungo tragitto, ma è matematico che il proprio posto a sedere sarà già occupato da un'altra persona. Il 70% delle volte si tratta di uno straniero che non capisce una parola d'italiano, il 27% è costituito da un italiano di cui non si capisce una parola e infine nel 3% dei casi si incontra una persona che occupa il posto sbagliato appositamente, col chiaro intento di buttarla in rissa per passare così le lunghe ore di viaggio.
Quasi sempre chi è seduto al nostro posto ci dirà che quello è il suo posto. Dopo aver mostrato all'abusivo il nostro biglietto che dice chiaramente posto 54 vagone 6, egli ci mostrerà seccatissimo il suo. Che dice posto 54 vagone 7. In una ventina di minuti probabilmente si riuscirà a fargli capire che il posto giusto è semplicemente nella carrozza successiva.
Chi occupa il nostro posto a volte semplicemente vuole evitare il suo posto, ossia lo scomodissimo sedile centrale. Una volta beccato, spera di trovare un pollo che gli dica "non si preoccupi, possiamo stare così".
Il rissoso appartiene a una categoria a parte e appena gli rivolgi la parola parte col suo torpiloquio. La frase tipica è "sono salito prima io, il posto è mio, cazzi tuoi". Inutile sperare di fargli capire il concetto di prenotazione, spesso occorre pazientare e attendere l'arrivo del controllore (e più avanti vedremo che l'attesa magari non sarà proprio corta). Al suo arrivo, il controllore si prenderà gli insulti al posto tuo.
Si diceva poco più in alto della scomodità del sedile centrale. Infatti verso il centro convergono le gambe di tutti i passeggeri, quindi non è possibile distendere le proprie. Nel caso vi vendessero uno dei due posti lato corridoio, il pericolo vero è uno solo: avere un compagno di viaggio che sarebbe il perfetto testimonial di quanto Uliveto e Rocchetta siano diuretiche.
Il posto preferibile dunque è quello accanto al finestrino... dovessero assegnarvi quello, l'unico rischio è quello di trovarsi di fronte un giocatore di pallacanestro alto almeno un metro e novantotto.
Nel caso sia andata bene con il posto e si riesca a trovare una posizione comoda, non è detto che non insorga qualche problema: tipo aver accanto la coppietta che amoreggia fino alle 4 o una coppia di amici che non sa cosa sia il silenzio e quindi conversa di tutto per tutta la notte, rimembrando i tempi dell'istituto serale quando si era bocciati per quattro volte di fila per finire a parlare di quanto sia forte Quaresma, elencando pure tutti i seggiolini che il portoghese ha divelto a colpi di trivela.
3-IL BAGNO
Il bagno è uno dei posti più misteriosi di un treno notturno. Se ne trova uno funzionante ogni 4-5 carrozze. Funzionante significa che non ha la porta sigillata. Ovviamente la porta può essere a sua volta funzionante o rotta. Nel primo caso, ci sarà una fila lunghissima e appena ti volterai, qualcuno ti soffierà il posto. Nel secondo caso, il gabinetto pare un luogo adatto a un eremita: non si scorge anima viva. L'anima viva però si scorgerà non appena ci si è, come dire, messi all'opera. Inutile fischiettare o canticchiare per far capire che il bagno è occupato.
4-IL CONTROLLORE
Trattasi di un uomo chiaramente vittima di grande insonnia. Si presume abbia anche una notevole capacità nel campo della statistica: infatti egli passa a chiedere i biglietti una sola volta, qualsiasi sia il tragitto, conoscendo evidentemente il momento esatto in cui tuuuutti i passeggeri sono presenti sul treno. Tale momento generalmente corrisponde alle tre di notte.
Attorno al controllore sono sorte tantissime leggende, alcuni dicono che appaia giusto per il controllo dei biglietti e poi sparisca nel nulla fino al viaggio successivo.
5-LA STAZIONE
Non dimentichiamoci che in fondo il viaggio inizia e finisce proprio qui. Il viaggiatore notturno spesso deve prendere il proprio ICN in orari non proprio confortevoli, ad esempio se partendo da Livorno dobbiamo essere a Napoli la mattina per le otto e mezza dovremo farci trovare pronti al binario alle 2.40. Il problema principale è uno: dove passare l'attesa? Eh sì, per evitare che i barboni e i drogati vadano a dormire al caldo, in un orario variabile compreso tra le 20 (nelle stazioni più piccole) e le 23 tutte le sale di attesa vengono chiuse. Così ci tocca aspettare fuori al freddo o andare in un McDonald. Alcuni si comprano gli hamburger lì proprio per questo motivo. Altri invece fanno finta di essere lì ad aspettare un amico e poi se ne vanno poco prima che parta il loro treno, fingendo pure di essere scocciati perché l'amico non si è fatto vedere. Del resto, l'hanno aspettato dalle 23 alle 3!
Al ritorno invece i sei posti erano tutti occupati, nessuno parlava eppure non si riusciva a dormire. Sarà stato per il calorifero tarato su una temperatura che avrebbe fatto sentire a casa gli abitanti della Death Valley? O il fatto di aver avuto seduto accanto un boiler truccato da donna che strabordava anche nel mio spazio vitale? Oppure c'entrava qualcosa il simpatico Briciola, carlino che rantolava ai miei piedi e aveva quel bell'aroma pungente di cane che non viene lavato da due anni?
Comunque chi viaggia con l'Intercity Notturno si basa anche su alcune sicurezze. Ci sono delle cose o delle situazioni che non mancano mai mai mai, eccone un piccolo elenco...
1-IL PASSEGGERO TIPO
Essendo un viaggiatore che utilizza un ICN, è abbastanza povero. Quindi un immigrato, uno studente, un disoccupato o un vecchio che è andato a trovare il nipotino. Attenzione però: su ogni vagone c'è anche almeno una madre con figlio appena nato da mostrare ai genitori. Il figlio appena nato piange a intervalli regolari che coincidono con i momenti di sonno di tutti gli altri ospiti della carrozza.
Il passeggero tipo è dotato di un grande bagaglio, normalmente un borsone un po' sfatto del peso di 50-60 kg che ha preso un po' la forma dell'apposito vano portabagagli, ideato in realtà per portare borse della grandezza di un Invicta Jolly.
Nei treni in questione non c'è la carrozza ristorante, quindi ogni viaggiatore si porta scorte di cibo e bevande da terra. Ovviamente cose economiche, quindi al primo posto nella lista dei consumi troviamo gli hamburger del McDonald, che vengono sbranati in un minuto ma la loro essenza è destinata ad aleggiare nell'aria per almeno metà del viaggio. Aprendo il posacenere di un qualsiasi scompartimento vi si noterà la presenza di almeno una fettina di cetriolino in salamoia. Non di rado accanto al cetriolino si può trovare anche una pozza di salsa da kebab, altro spuntino molto amato dal passeggero tipo.
Per quanto riguarda le bevande, al primo posto c'è l'acqua in bottigliette da mezzo litro, seguono i superalcolici e completa il podio la Coca Cola (che spesso accompagna l'hamburger). Il passeggero medio adora trangugiare il suo bicchiere maxi di coca, ma ancor di più emettere boati che si sentono dalla carrozza 3 alla carrozza 9.
A proposito di rumori notturni, è ormai provato che non esiste scompartimento in cui non ci sia almeno una persona che russi in modo alquanto molesto, possibilmente a bocca spalancata.
2-IL POSTO A SEDERE
Si può salire sul treno con quaranta minuti d'anticipo dalla città da cui partirà per affrontare il lungo tragitto, ma è matematico che il proprio posto a sedere sarà già occupato da un'altra persona. Il 70% delle volte si tratta di uno straniero che non capisce una parola d'italiano, il 27% è costituito da un italiano di cui non si capisce una parola e infine nel 3% dei casi si incontra una persona che occupa il posto sbagliato appositamente, col chiaro intento di buttarla in rissa per passare così le lunghe ore di viaggio.
Quasi sempre chi è seduto al nostro posto ci dirà che quello è il suo posto. Dopo aver mostrato all'abusivo il nostro biglietto che dice chiaramente posto 54 vagone 6, egli ci mostrerà seccatissimo il suo. Che dice posto 54 vagone 7. In una ventina di minuti probabilmente si riuscirà a fargli capire che il posto giusto è semplicemente nella carrozza successiva.
Chi occupa il nostro posto a volte semplicemente vuole evitare il suo posto, ossia lo scomodissimo sedile centrale. Una volta beccato, spera di trovare un pollo che gli dica "non si preoccupi, possiamo stare così".
Il rissoso appartiene a una categoria a parte e appena gli rivolgi la parola parte col suo torpiloquio. La frase tipica è "sono salito prima io, il posto è mio, cazzi tuoi". Inutile sperare di fargli capire il concetto di prenotazione, spesso occorre pazientare e attendere l'arrivo del controllore (e più avanti vedremo che l'attesa magari non sarà proprio corta). Al suo arrivo, il controllore si prenderà gli insulti al posto tuo.
Si diceva poco più in alto della scomodità del sedile centrale. Infatti verso il centro convergono le gambe di tutti i passeggeri, quindi non è possibile distendere le proprie. Nel caso vi vendessero uno dei due posti lato corridoio, il pericolo vero è uno solo: avere un compagno di viaggio che sarebbe il perfetto testimonial di quanto Uliveto e Rocchetta siano diuretiche.
Il posto preferibile dunque è quello accanto al finestrino... dovessero assegnarvi quello, l'unico rischio è quello di trovarsi di fronte un giocatore di pallacanestro alto almeno un metro e novantotto.
Nel caso sia andata bene con il posto e si riesca a trovare una posizione comoda, non è detto che non insorga qualche problema: tipo aver accanto la coppietta che amoreggia fino alle 4 o una coppia di amici che non sa cosa sia il silenzio e quindi conversa di tutto per tutta la notte, rimembrando i tempi dell'istituto serale quando si era bocciati per quattro volte di fila per finire a parlare di quanto sia forte Quaresma, elencando pure tutti i seggiolini che il portoghese ha divelto a colpi di trivela.
3-IL BAGNO
Il bagno è uno dei posti più misteriosi di un treno notturno. Se ne trova uno funzionante ogni 4-5 carrozze. Funzionante significa che non ha la porta sigillata. Ovviamente la porta può essere a sua volta funzionante o rotta. Nel primo caso, ci sarà una fila lunghissima e appena ti volterai, qualcuno ti soffierà il posto. Nel secondo caso, il gabinetto pare un luogo adatto a un eremita: non si scorge anima viva. L'anima viva però si scorgerà non appena ci si è, come dire, messi all'opera. Inutile fischiettare o canticchiare per far capire che il bagno è occupato.
4-IL CONTROLLORE
Trattasi di un uomo chiaramente vittima di grande insonnia. Si presume abbia anche una notevole capacità nel campo della statistica: infatti egli passa a chiedere i biglietti una sola volta, qualsiasi sia il tragitto, conoscendo evidentemente il momento esatto in cui tuuuutti i passeggeri sono presenti sul treno. Tale momento generalmente corrisponde alle tre di notte.
Attorno al controllore sono sorte tantissime leggende, alcuni dicono che appaia giusto per il controllo dei biglietti e poi sparisca nel nulla fino al viaggio successivo.
5-LA STAZIONE
Non dimentichiamoci che in fondo il viaggio inizia e finisce proprio qui. Il viaggiatore notturno spesso deve prendere il proprio ICN in orari non proprio confortevoli, ad esempio se partendo da Livorno dobbiamo essere a Napoli la mattina per le otto e mezza dovremo farci trovare pronti al binario alle 2.40. Il problema principale è uno: dove passare l'attesa? Eh sì, per evitare che i barboni e i drogati vadano a dormire al caldo, in un orario variabile compreso tra le 20 (nelle stazioni più piccole) e le 23 tutte le sale di attesa vengono chiuse. Così ci tocca aspettare fuori al freddo o andare in un McDonald. Alcuni si comprano gli hamburger lì proprio per questo motivo. Altri invece fanno finta di essere lì ad aspettare un amico e poi se ne vanno poco prima che parta il loro treno, fingendo pure di essere scocciati perché l'amico non si è fatto vedere. Del resto, l'hanno aspettato dalle 23 alle 3!
martedì 26 gennaio 2010
Da bambino disegnavo soli neri ed auto in fiamme
C'è stato un certo periodo della mia vita in cui ero bambino elementare, nel senso scolastico ma un po' pure in senso chimico, anche se non ricordo di essere stato soggetto a studi atomici.
Prima di quel periodo sono stato bambino ancor più piccolo modello 3-6 anni, di quelli che vanno all'asilo.
L'asilo che frequentavo era sito vicino alla casa della nonna, che se voleva poteva andare alla finestra del bagno e vedermi. Se ero in giardino però, perché se ero nell'aula invece c'era troppo cemento di mezzo. Io stavo nell'aula gialla, che era accanto all'aula rossa e aveva le pareti dello stesso colore di tutte le altre aule.
Non mi piaceva andare all'asilo, però ricordo che c'erano dei momenti belli: ad esempio quando si facevano gli omini col pongo (i miei erano tutti calciatori fortissimi tranne uno che aveva preferito darsi al salto con l'asta) e quando si usciva in cortile a giocare (ovvio che si usciva a giocare, non è che all'asilo si facesse altro, a parte dormire dopo pranzo e fare i lavoretti per la festa della mamma, la festa del papà, Natale e Pasqua). Il mio migliore amico dell'asilo era un albero, nella fattispecie un salice, che resinava molto e io avevo sempre le mani collose. Sul salice c'erano tantissimi insettini, come nel resto del cortile, d'altra parte era un prato, mica un campo di cemento asettico. Una volta in una buca ho trovato una specie di bruco che era fatto come una fila di palline alternate rosa e nere. Comunque tornando sull'albero, quando c'erano le foglie io guardavo gli altri senza che mi vedessero così giocavo a fare l'uomo invisibile che però non faceva niente di spettacolare, perché se mi spostavo poi mi vedevano.
Nel 1986 hanno segato il salice perché han chiuso l'asilo e io ho pianto.
Prima di quel periodo sono stato bambino ancor più piccolo modello 3-6 anni, di quelli che vanno all'asilo.
L'asilo che frequentavo era sito vicino alla casa della nonna, che se voleva poteva andare alla finestra del bagno e vedermi. Se ero in giardino però, perché se ero nell'aula invece c'era troppo cemento di mezzo. Io stavo nell'aula gialla, che era accanto all'aula rossa e aveva le pareti dello stesso colore di tutte le altre aule.
Non mi piaceva andare all'asilo, però ricordo che c'erano dei momenti belli: ad esempio quando si facevano gli omini col pongo (i miei erano tutti calciatori fortissimi tranne uno che aveva preferito darsi al salto con l'asta) e quando si usciva in cortile a giocare (ovvio che si usciva a giocare, non è che all'asilo si facesse altro, a parte dormire dopo pranzo e fare i lavoretti per la festa della mamma, la festa del papà, Natale e Pasqua). Il mio migliore amico dell'asilo era un albero, nella fattispecie un salice, che resinava molto e io avevo sempre le mani collose. Sul salice c'erano tantissimi insettini, come nel resto del cortile, d'altra parte era un prato, mica un campo di cemento asettico. Una volta in una buca ho trovato una specie di bruco che era fatto come una fila di palline alternate rosa e nere. Comunque tornando sull'albero, quando c'erano le foglie io guardavo gli altri senza che mi vedessero così giocavo a fare l'uomo invisibile che però non faceva niente di spettacolare, perché se mi spostavo poi mi vedevano.
Nel 1986 hanno segato il salice perché han chiuso l'asilo e io ho pianto.
---Inizio intermezzo bambinesco---
Alcuni dei bambini più rappresentativi dell'asilo###Fine intermezzo bambinesco###
Alcuni dei bambini più rappresentativi dell'asilo
- Giorgio, che era detto Giorgino, perché anche se avevamo solo 4 o 5 anni lui era visibilmente più piccolo
- Riccardo, che portava gli occhiali e sotto una lente quasi sempre un cerotto
- Monica, che è stata la prima bambina che ho baciato
- Andrea, che aveva la faccia da cartolaio vecchio e cattivo ed era già un po' gobbo
- Alessandro, che era il figlio del direttore e da allora ho scoperto che il figlio del padrone è raccomandato
- Guido, che era quello con cui litigavo quotidianamente
- Francesca, che sono sicuro mi ha rubato la palla verde e poi quando me la sono ripresa si è messa a piangere e le maestre han detto che era sua e non mia
- Alberto, che quando si è allagato il bagno era convinto di poter asciugare tutto il pavimento usando il suo grembiulino
- La bambina bionda con gli occhi azzurri, che aveva seeeempre il ciuccio... sicuramente era traumatizzata
Dicevo che non mi piaceva andare all'asilo. Un monte di persone che piangevano... e poi era molto più bello stare a casa: si mangiava meglio, si dormiva di più e si giocava col Lego (anzi, all'epoca si usava ancora il Duplo che si era troppo giovani) tutto il pomeriggio. Se poi c'era bel tempo andavo col nonno al parco a giocare con la sabbia e le formine. O a vedere i cani cattivi che abbaiavano per difendere le zucche e i pomodori piantati negli orti abusivi.
E invece mi toccava essere un bambino socievole e andare insieme a tutti gli altri bambini.
All'asilo oltre che giocare col pongo e fare l'uomo invisibile disegnavo anche: i vulcani che eruttavano sulle case, il sole nero, le auto in fiamme che cadevano dai vulcani che eruttavano sulle case, il diluvio universale, la notte senza stelle e il prato coi fiorellini. Nonostante questo soggetto a tema floreale qualcuno si era preoccupato e allora non andava bene che c'era troppo fuoco nei miei disegni e bisognava andare dallo psicologo e chiedere un aiuto sociale altrimenti diventavo depresso e poi insomma tutto questo nero non era da bambino sano perché si dovevano usare di più il blu o il verde o il rosa o il rosso, ma quest'ultimo non per fare il sangue o le fiamme. Però il mio dottore non era d'accordo, perché metti che poi mi insospettivo del fatto che io avevo dei maestri che gli altri non avevano e mi sentivo strano... e allora ho fatto la scuola come tutti gli altri, tutto questo è finito nel dimenticatoio fino all'altro giorno e quando me l'han detto ci sono rimasto male anche se erano passati 24 anni.
Però la maestra di italiano pensava fossi un genio. Invece la professoressa del liceo no.
E invece mi toccava essere un bambino socievole e andare insieme a tutti gli altri bambini.
All'asilo oltre che giocare col pongo e fare l'uomo invisibile disegnavo anche: i vulcani che eruttavano sulle case, il sole nero, le auto in fiamme che cadevano dai vulcani che eruttavano sulle case, il diluvio universale, la notte senza stelle e il prato coi fiorellini. Nonostante questo soggetto a tema floreale qualcuno si era preoccupato e allora non andava bene che c'era troppo fuoco nei miei disegni e bisognava andare dallo psicologo e chiedere un aiuto sociale altrimenti diventavo depresso e poi insomma tutto questo nero non era da bambino sano perché si dovevano usare di più il blu o il verde o il rosa o il rosso, ma quest'ultimo non per fare il sangue o le fiamme. Però il mio dottore non era d'accordo, perché metti che poi mi insospettivo del fatto che io avevo dei maestri che gli altri non avevano e mi sentivo strano... e allora ho fatto la scuola come tutti gli altri, tutto questo è finito nel dimenticatoio fino all'altro giorno e quando me l'han detto ci sono rimasto male anche se erano passati 24 anni.
Però la maestra di italiano pensava fossi un genio. Invece la professoressa del liceo no.
venerdì 8 gennaio 2010
Tra dire, fare e baciare vince sempre il dire
Ma io direi che per fare un bel post inutile in cui si riassuma il 2009 e si facciano progetti per il 2010 non è ancora troppo tardi.
Dunque andiamo in ordine cronologico e partiamo dall'anno vecchio: onore al merito al 2009 che non è stato proprio brutto brutto brutto. Sì, poteva finire meglio, non capodannisticamente nè pallavolisticamente parlando, ma in generale, però è stato un anno buono almeno al 66%. Ho fatto delle cosine interessanti, magari poco utili ma interessanti. Me ne sono andato in Sud America ad esempio. Non era il sogno di una vita ma l'ho fatto comunque. In realtà ho preso per la prima volta seriamente in considerazione l'ipotesi di andare da quella parte del mondo tipo quattro mesi prima di partire, mica a metà degli anni novanta. E non so neanche perché ci sono andato, però è stato bellino. Comunque c'erano dei motivi ufficiali legati alla mia partenza, perché non è che sta bene dire "tra tre settimane ho deciso di partire e stare via per tre mesi, così senza un motivo. Ah, starò a un pochino più di 10mila km da qui": ci sono andato per imparare lo spagnolo e vedere come butta da quelle parti, ma quella era una copertura. I motivi veri si ignorano e se non si ignorano faccio finta di volerli ignorare. La domanda che mi sono posto più volte mentre ero là è stata la seguente: "cosa ci faccio qui?". E di tanto in tanto penso proprio che non lo sapessi davvero.
Poi sono tornato dal Perù, sono stato a casa quelle cinque settimane in cui non ho fatto nulla di particolare, solo cose routinarie tipo andare in manifestazione e bere birra come un balordo comunista qualsiasi e poi sono partito per la Norvegia. La Norvegia è tutt'altra cosa rispetto al Perù. No, lo so che è una cosa che sanno tutti, ma non in quel senso, nell'altro. Ossia nel senso che in Norvegia sapevo già di andarci, non è che è stato toh sorpresa ho preso il biglietto e vado lassù. Nella vita esistono cose che uno si aspetta e altre che uno non si aspetta. La Norvegia sta nel primo gruppo di cose, il Perù nel secondo.
In Norvegia ho fatto il mio bel lavoretto per tre mesi e un pochettino, ho messo subito a disposizione dell'agenzia il mio apprendimento della lingua spagnola (ero andato in Perù proprio per questo motivo, no?) e mi sono pure divertito (come ogni volta che sono in Norvegia, non è che le altre volte mi sono annoiato). E l'apprendimento l'ho messo a disposizione perché mi pagavano a tour e non con un fisso mensile, altrimenti col caz che l'avrei fatto.
Come una rondine a primavera poi sono tornato a casa anche se era settembre e da lì non è successo nulla di che, volevo andare a lavorare in Oman ma non mi han preso e neanche da altre parti tra Milano e Baku, a parte a Deggendorf quando sono venuti in trasferta a Rho. Ci sono due punti fermi nella mia vita lavorativa: la Betulla che mi chiede se d'estate posso andare in Norvegia a far la guida e il Ludovico che mi chiede se a dicembre posso andare all'Artigiano in Fiera a fare il varie cose insieme.
Poi già che il lavoro non mi ammazzava ho visto Perugia Berlino e Bressanone ed è stato bello assai.
Fine 2009, inizio 2010. Aspettative speranze delusioni alla fine arriva sempre un po' di tutto, molto più dire che fare e baciare comunque. Ma bisogna pure porsi degli obiettivi nella vita...
Per quest'anno dunque punto a:
Dunque andiamo in ordine cronologico e partiamo dall'anno vecchio: onore al merito al 2009 che non è stato proprio brutto brutto brutto. Sì, poteva finire meglio, non capodannisticamente nè pallavolisticamente parlando, ma in generale, però è stato un anno buono almeno al 66%. Ho fatto delle cosine interessanti, magari poco utili ma interessanti. Me ne sono andato in Sud America ad esempio. Non era il sogno di una vita ma l'ho fatto comunque. In realtà ho preso per la prima volta seriamente in considerazione l'ipotesi di andare da quella parte del mondo tipo quattro mesi prima di partire, mica a metà degli anni novanta. E non so neanche perché ci sono andato, però è stato bellino. Comunque c'erano dei motivi ufficiali legati alla mia partenza, perché non è che sta bene dire "tra tre settimane ho deciso di partire e stare via per tre mesi, così senza un motivo. Ah, starò a un pochino più di 10mila km da qui": ci sono andato per imparare lo spagnolo e vedere come butta da quelle parti, ma quella era una copertura. I motivi veri si ignorano e se non si ignorano faccio finta di volerli ignorare. La domanda che mi sono posto più volte mentre ero là è stata la seguente: "cosa ci faccio qui?". E di tanto in tanto penso proprio che non lo sapessi davvero.
Poi sono tornato dal Perù, sono stato a casa quelle cinque settimane in cui non ho fatto nulla di particolare, solo cose routinarie tipo andare in manifestazione e bere birra come un balordo comunista qualsiasi e poi sono partito per la Norvegia. La Norvegia è tutt'altra cosa rispetto al Perù. No, lo so che è una cosa che sanno tutti, ma non in quel senso, nell'altro. Ossia nel senso che in Norvegia sapevo già di andarci, non è che è stato toh sorpresa ho preso il biglietto e vado lassù. Nella vita esistono cose che uno si aspetta e altre che uno non si aspetta. La Norvegia sta nel primo gruppo di cose, il Perù nel secondo.
In Norvegia ho fatto il mio bel lavoretto per tre mesi e un pochettino, ho messo subito a disposizione dell'agenzia il mio apprendimento della lingua spagnola (ero andato in Perù proprio per questo motivo, no?) e mi sono pure divertito (come ogni volta che sono in Norvegia, non è che le altre volte mi sono annoiato). E l'apprendimento l'ho messo a disposizione perché mi pagavano a tour e non con un fisso mensile, altrimenti col caz che l'avrei fatto.
Come una rondine a primavera poi sono tornato a casa anche se era settembre e da lì non è successo nulla di che, volevo andare a lavorare in Oman ma non mi han preso e neanche da altre parti tra Milano e Baku, a parte a Deggendorf quando sono venuti in trasferta a Rho. Ci sono due punti fermi nella mia vita lavorativa: la Betulla che mi chiede se d'estate posso andare in Norvegia a far la guida e il Ludovico che mi chiede se a dicembre posso andare all'Artigiano in Fiera a fare il varie cose insieme.
Poi già che il lavoro non mi ammazzava ho visto Perugia Berlino e Bressanone ed è stato bello assai.
Fine 2009, inizio 2010. Aspettative speranze delusioni alla fine arriva sempre un po' di tutto, molto più dire che fare e baciare comunque. Ma bisogna pure porsi degli obiettivi nella vita...
Per quest'anno dunque punto a:
- compiere trent'anni
- non prendere l'influenza suina
- imparare la declinazione dei sostantivi in tedesco
- diventare ricchissimo e innamorarmi forte (sì, in contemporanea)
- mangiare più verdura
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mercoledì 30 dicembre 2009
A grande (o forse addirittura grandissima) richiesta: il mio cd del 2009!
Come già fatto nel 2007 e nel 2008, a dimostrazione che pure nel 2009 a fine anno (ma non solo, non lasciatevi trarre in inganno) non ho un caz da fare, ecco il cd con le canzoni più rappresentative o ossessionanti di questi dodici mesi che vanno a concludersi.
E anche stavolta non mancano delle canzoni che non è che siano delle vere e proprie perle, ma se ad esempio in Perù i gusti musicali di tutti i taxisti sono piuttosto distanti dai miei, che ci posso fare? Sono comunque rimasto entro certi limiti di decenza, quindi la Pausini se lo scorda di entrare nella compilation anche se al ristorante da Giovanni si sentiva la sua canzone trenta volte al giorno (non per colpa di Giovanni, ma della radio). Preferisco ricordare quel periodo con Wish you were here...
E anche stavolta non mancano delle canzoni che non è che siano delle vere e proprie perle, ma se ad esempio in Perù i gusti musicali di tutti i taxisti sono piuttosto distanti dai miei, che ci posso fare? Sono comunque rimasto entro certi limiti di decenza, quindi la Pausini se lo scorda di entrare nella compilation anche se al ristorante da Giovanni si sentiva la sua canzone trenta volte al giorno (non per colpa di Giovanni, ma della radio). Preferisco ricordare quel periodo con Wish you were here...
- Leo Ferré - Tu non dici mai niente
- Sepultura - Kaimatachi
- Mira Spinosa - Fa male
- Danilo Fatur - Autovelox
- Giorgio Canali - Questa no
- Amy McDonald - This is life
- Los Muertos de Cristo - Que se vayan
- Amon Amarth - Live for the kill
- Chumbawamba - Revolution
- Flux of Pink Indians - Tube disasters
- Braska - Alè alè Trentino
- Natalino Otto - In cerca di te
- Grip Inc. - Built to resist
- Figli dei Pullman - Inno dei Mastini
- Radiodervish - La falena e la candela
- Pink Floyd - Wish you were here
- Vincent Price - Goodbye so soon
- Nightwish - The phantom of the opera
- Kaliente - Basta de callar
- Caesars - Jerk it out

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mercoledì 16 dicembre 2009
Ho quattro fiori secchi nuovi
Quando sono nato io, mio nonno era già discretamente vecchio. Nel luglio del 1980 aveva già compiuto 70 anni. Dunque nel dicembre del 2009 non penso avesse grossi piani per il futuro, però ci teneva a compiere 100 anni. Invece per due mesi giusti giusti non gli è riuscito.
L'ho visto mercoledì scorso l'ultima volta. Giacca e cravatta... credo che fossero almeno 12 anni che non lo vedevo con la cravatta. E con la giacca. Che infatti era della sua misura tanti anni fa, ora gli sta un bel po' larga.
Ecco, con lui che se ne è andato sono rimasto senza nonni. Ci parlavamo poco, per scelta tecnica più che per mancanza di argomenti, in realtà. Credo che avesse capito già da anni il valore del silenzio.
L'ho visto mercoledì scorso l'ultima volta. Giacca e cravatta... credo che fossero almeno 12 anni che non lo vedevo con la cravatta. E con la giacca. Che infatti era della sua misura tanti anni fa, ora gli sta un bel po' larga.
Ecco, con lui che se ne è andato sono rimasto senza nonni. Ci parlavamo poco, per scelta tecnica più che per mancanza di argomenti, in realtà. Credo che avesse capito già da anni il valore del silenzio.

sabato 28 novembre 2009
Berlino. E sullo sfondo le anguille
La scorsa settimana non avevo nulla da fare quando era venerdì pomeriggio (ma anche il giovedì poteva andare bene) e allora sono andato al supermercato. Là c'erano tante cosucce belline e tante anche bruttine, quelle più sconvolgenti però erano rappresentate dagli animali vivi che uno li prende e li ammazza poi in pentola. C'erano gli astici, i granchi, le aragoste, i capitoni e le anguille. Ecco, la gente passa di lì che magari ha già una mezza idea di quello che deve comprare, che so un chilo di carote, quattro mele, il sacchetto delle patate e le merendine per la colazione veloce della mattina, ma poi passa di lì, vede il capitone e gli viene una gran voglia di capitone e dice "mi dia quel capitone lì... no, quello che sta scodinzolando che pare più fresco... ecco, quello, bravo", così poi si toglie lo sfizio. Ma il capitone ci rimane male, magari non è che pensa che sta per fare una brutta fine, però ci arriva che dalla vaschetta del Carrefour non può scendere in profondità e andarsene sul fondo del mare a figliare insieme a tutte le altre anguille del mondo. Insomma, è un mondo difìcile anche quello del capitone, soprattutto nel periodo natalizio. Altro che tutti più buoni. "Più buoni un par de ciufoli", ti direbbe l'anguilla, se potesse parlare come fanno gli umani.
A proposito, qualche giorno fa ho letto che hanno inventato tipo una sedia elettrica per le aragoste. Che non deve essere bello morire così mentre ti cuociono e intanto uno passa e dice "mmm che profumino!!". Va beh, almeno non ti dicono "snif snif... che puzza di morto!!".
Comunque non mangiate il capitone, che è quasi a rischio estinzione e contiene pure un monte di grassi!
A proposito, qualche giorno fa ho letto che hanno inventato tipo una sedia elettrica per le aragoste. Che non deve essere bello morire così mentre ti cuociono e intanto uno passa e dice "mmm che profumino!!". Va beh, almeno non ti dicono "snif snif... che puzza di morto!!".
Comunque non mangiate il capitone, che è quasi a rischio estinzione e contiene pure un monte di grassi!
---Inizio intermezzo canzonistico---
5 canzoni che ho recuperato di recente che pensavo di non trovare...
1-Fa male, Mira Spinosa
2-Soyuz, Pravda
3-Tube disasters, Flux of Pink Indians
4-In cerca di te, Nella Colombo
5-Revolution, Chumbawamba
###Fine intermezzo canzonistico###
5 canzoni che ho recuperato di recente che pensavo di non trovare...
1-Fa male, Mira Spinosa
2-Soyuz, Pravda
3-Tube disasters, Flux of Pink Indians
4-In cerca di te, Nella Colombo
5-Revolution, Chumbawamba
###Fine intermezzo canzonistico###
Canzoni a parte, settimana scorsa ero a Berlino. Non è una città come tante, ci arrivi e la attraversi e vedi che non è come le altre. Forse solo perché lo sai che cos'era e cos'è diventata e allora ti sembra diversa, però è così. C'è della bella gente da quelle parti, molta bella gente. Ci sono i mezzi che viaggiano anche di notte, ci sono i bar aperti fino a tardi con i tavoli da ping pong, c'è gente disperata che alle 4 di mattina legge le proprie email in un internet cafè 50 centesimi/mezz'ora. C'è un monumento di 2771 lapidi per ricordare i morti, costato più di 20 milioni di euro e senza neanche un filo d'erba. Ci sono amici che si incontrano per caso, dopo anni. C'è un parcheggio pieno di Trabant, un tempo macchine economiche, adesso per un giro di una manciata di minuti ti costano più di un taxi. C'è la commercializzazione, c'è il capitalismo che finalmente permette a tutti di mangiare banane e tantissimi tipi di cetrioli in salamoia. C'è chi dipinge le proprie mani sui muri e c'è chi rivuole indietro quello vero, di muro. C'è una luce rossa in cima a una torre alta alta che di notte si vede anche da lontano, così che uno non si sente davvero perso neanche quando non sa che ci fa lì.
C'è un ponte molto bello sulla Sprea, da lì si vedono anche dei palloncini dipinti sul muro di un palazzo, intenti a volare. Sono sorridenti, anche se non raggiungeranno mai davvero il cielo.

C'è un ponte molto bello sulla Sprea, da lì si vedono anche dei palloncini dipinti sul muro di un palazzo, intenti a volare. Sono sorridenti, anche se non raggiungeranno mai davvero il cielo.

martedì 10 novembre 2009
Possiamo anche morire!
Anche a distanza di un po' di giorni, continuano le polemiche sul crocifisso. Se li togliessero sarei d'accordo però non era questa la cosa che volevo scrivere. Tanto che ero qui però l'ho scritta.
Ma andiamo al nocciolo: in me cresce smisuratamente un dubbio, ogni volta che sento qualche disputa sull'argomento. Già, perché io non ho capito una cosina. Mi sono sforzato eh, non è che non ci ho voluto pensare. Eppure, non l'ho capita. Insomma, riguarda quelli che dicono che Gesù deve proteggerci in tutte le aule (e non solo) d'Italia, che non si può levare perché rappresenta non solo le nostre radici ma soprattutto i valori in cui crediamo... ecco, quel che mi sfugge è questo: in che valori credono? Uno si aspetterebbe che tra tutti ci fosse qualcosa tipo la tolleranza o il rispetto. Io non ero un alunno modello a catechismo, ci andavo perché prima e dopo c'era il calciobalilla con tutte le palline che volevamo gratis e quell'altro tavolo che avevi tipo due manopolone di legno per non farti fare gol e con le stesse tiravi le lecche contro le manopolone del tuo avversario (e in quest'ultimo gioco di cui non so il nome ero anche forte). In verità un po' ci andavo anche perché ero obbligato. Ora però non divaghiamo, volevo dire che non ero attento e non facevo i compiti ma sono quasi sicuro che dicevano cose tipo il perdono e la tolleranza sono giusti e vanno rispettati anche gli altri. Non che se sei contro i miei valori allora puoi morire. Però Ignazio aveva un altro catechista che forse adottava un metodo diverso e gli insegnava che il crocifisso serve sia per contrastare i vampiri che quelli diversi da te, quindi più che rappresentare Gesù e le sue cosine fa capire agli altri chi comanda qui. Per esempio ho citato Ignazio, eh, poi c'è anche tanta altra gente che dice delle cose che non riesco a inquadrare, tipo che questi qui vengono dall'estero e vogliono imporre la loro cultura e il modo di pensare che hanno assorbito a casa loro e se non gli va bene possono tornare da dove sono venuti. Effettivamente nello specifico mi chiedo perché uno che ha la fortuna di nascere in Finlandia debba trasferirsi altrove, però penso anche che siano affari suoi.
E comunque le ragazze islamiche non devono mettersi il velo perché devono adeguarsi le leggi le facciamo noi e non loro e le moschee non vanno fatte perché prova ad andare a casa loro e vedi che non ci sono chiese e se dici che sei cristiano ti ammazzano. Non come qui che se sei musulmano ti vogliono tutti bene.
Detto questo, passiamo alle cose davvero importanti: CAMPIONI DEL MONDO!
Ma andiamo al nocciolo: in me cresce smisuratamente un dubbio, ogni volta che sento qualche disputa sull'argomento. Già, perché io non ho capito una cosina. Mi sono sforzato eh, non è che non ci ho voluto pensare. Eppure, non l'ho capita. Insomma, riguarda quelli che dicono che Gesù deve proteggerci in tutte le aule (e non solo) d'Italia, che non si può levare perché rappresenta non solo le nostre radici ma soprattutto i valori in cui crediamo... ecco, quel che mi sfugge è questo: in che valori credono? Uno si aspetterebbe che tra tutti ci fosse qualcosa tipo la tolleranza o il rispetto. Io non ero un alunno modello a catechismo, ci andavo perché prima e dopo c'era il calciobalilla con tutte le palline che volevamo gratis e quell'altro tavolo che avevi tipo due manopolone di legno per non farti fare gol e con le stesse tiravi le lecche contro le manopolone del tuo avversario (e in quest'ultimo gioco di cui non so il nome ero anche forte). In verità un po' ci andavo anche perché ero obbligato. Ora però non divaghiamo, volevo dire che non ero attento e non facevo i compiti ma sono quasi sicuro che dicevano cose tipo il perdono e la tolleranza sono giusti e vanno rispettati anche gli altri. Non che se sei contro i miei valori allora puoi morire. Però Ignazio aveva un altro catechista che forse adottava un metodo diverso e gli insegnava che il crocifisso serve sia per contrastare i vampiri che quelli diversi da te, quindi più che rappresentare Gesù e le sue cosine fa capire agli altri chi comanda qui. Per esempio ho citato Ignazio, eh, poi c'è anche tanta altra gente che dice delle cose che non riesco a inquadrare, tipo che questi qui vengono dall'estero e vogliono imporre la loro cultura e il modo di pensare che hanno assorbito a casa loro e se non gli va bene possono tornare da dove sono venuti. Effettivamente nello specifico mi chiedo perché uno che ha la fortuna di nascere in Finlandia debba trasferirsi altrove, però penso anche che siano affari suoi.
E comunque le ragazze islamiche non devono mettersi il velo perché devono adeguarsi le leggi le facciamo noi e non loro e le moschee non vanno fatte perché prova ad andare a casa loro e vedi che non ci sono chiese e se dici che sei cristiano ti ammazzano. Non come qui che se sei musulmano ti vogliono tutti bene.
Detto questo, passiamo alle cose davvero importanti: CAMPIONI DEL MONDO!

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